CRISI DEGLI ACQUEDOTTI SOPRATTUTTO FACENDO RIFERIMENTO ALLA LORO ARRETRATEZZA

Impazza sui giornali una notizia come quella dell’articolo allegato : L’Enel cambia i contatori con i risparmi dei consumi.
In dettaglio le società di esercizio dell’energia elettrica italiana, le quali già 15 anni or sono avevano sostituito i vecchi con nuovi contatori automatici, ora impiegano i grandi importi di denaro che hanno derivato e contano di derivarne, per sostituire nuovamente tutto il parco contatori italiani mettendo in opera apparecchiature ancora più sofisticate ed atte a migliorare ulteriormente l’esercizio e l’economia dell’intero sistema elettrico.
Alcune delle particolarità della sensazionale operazione che sta per partire sono così spiegate nella stampa:
Posa in opera di contatore di seconda generazione che unisce le esigenze di tutelare il consumatore alla garanzia di servizi nuovi sempre più tecnologici, di facile uso onde partecipare in modo importante ed attivo al nuovo mercato dell’energia.
Quello che traspare è la motivazione che si fonda sul fatto incontrovertibile , che il nuovo grande investimento di denaro troverà piena giustificazione nel miglioramento, anche economico, dell’esercizio.
Non si può che inorridire dal confronto con quello che accade nel settore acquedotti. Lì sono in funzione contatori del tutto meccanici, vecchi sia come tipologia che come funzionamento dovendo essere letti da personale che gira di casa in casa. Sembra di essere tornati all’epoca in cui non esistevano le lavatrici ed il bucato doveva essere fatto con acqua riscaldata al fuoco e con la cenere. Ma l’aspetto di gran lunga peggiore è la constatazione del vuoto che la mancanza di contatori moderni e multifunzionali provoca nella conoscenza del funzionamento reale delle reti di distribuzione dell’acqua , così come sconosciuta è l’entità, l’origine e le caratteristiche delle perdite occulte al cui riguardo si sa soltanto che la percentuale di acqua potabile perduta in Italia assume valori incredibilmente elevati.
L’enel testimonia una realtà di una ovvietà addirittura disarmante e che è la seguente: la prima cosa da fare nella gestione di servizi importanti come quelli di cui si parla è la conoscenza del loro funzionamento. Si deve invece constatare come, per avere un’idea approssimata in campo acqua potabile. si devono eseguire calcoli complicatissimi basati su dati statistici che alla fine lasciano il tempo che trovano. Basterà precisare che si sono dovute scomodale le leggi sull’evoluzione di Darwin per poter stimare le condizioni di esercizio delle reti d’acqua che, proprio per la metodologia usata, non possono dare  che risultati molto approssimativi ed in pratica rendere imperituri  acquedotti che hanno perdite occulte che ammontano al 50% dell’acqua prodotta.

Un’altra metodologia molto usata a causa della citata non conoscenza del funzionamento effettivo degli acquedotti, è la distrettualizzazione che consiste nel suddividere la rete in tante piccole porzioni chiamate appunto distretti, riuscendo finalmente ad entrare nel vivo della realtà a prezzo di una grave mutilazione della rete medesima. I risultati che si ottengono in quel caso sono molto apprezzati perché ottenuti dal paragone con le reti preesistenti e piene di difetti colossali.  Ben diversa sarebbe la situazione di un acquedotto dotato di quelle apparecchiature che ne costituiscono l’ossatura essenziale e tra di esse la presenza di un parco contatori dotato delle più elementari possibilità come sono quelle di fornire in tempo reale i dati essenziali  e cioè portate, pressioni e qualità dell’acqua consegnata utente per utente e di converso area per area servita.

 

Gli antidiluviani contatori dell’acqua potabile ancora in uso

E’ lapalissiano che la prima cosa da ottenere con metodologie razionali ed automatiche i dati di  riguarda il fabbisogno dell’utenza ed in particolare e minuto per minuto e zona per zona, i valori reali di consumo, di pressione di rete nonché quelli  di perdita cioè i dati che solo la posa di misuratori multifunzione possono dare.
Non mi dilungo in questa sede nel descrivere modalità, funzioni e risultati della auspicata rivoluzione del metodo di misurazione delle caratteristiche dell’acqua distribuita agli utenti in quanto non farei che ripetere elementi triti e ritriti che del resto sono facilmente recuperabili ricercandoli in questa stessa pagina immettendo in alto a sinistra la parola contatori. Mi basta qui far rilevare l’assurdità di una situazione assolutamente insostenibile e per giunta mascherata da risultati fasulli.

SICCITA’ ECCEZIONALE – ACQUEDOTTI E AGRICOLTURA IN CRISI, MA NESSUNO ESAMINA LE POSSIBILI SOLUZIONI

 

I titoli della stampa e di tutti i media impazzano per trovare le parole che rendano al meglio la gravità della attuale situazione idrica però nessuno dà retta alle soluzioni che potrebbero contribuire efficacemente a lenire i disagi.

Da anni il sottoscritto propone innovazioni che, come minimo, dovrebbero essere esaminate, soppesate, criticate in vece nessuna nota nessun commento.

Invito i lettori a prendere visione dei seguenti articoli:

Profilo schematico di unpo sbarramento mobile di foce

LA BARRIERA MOBILE DI FOCE COME IMPORTANTE CONTRIBUTO ALLA RISOLUZIONE DELLA GRAVE CARENZA IDRICA CHE INCOMBE SEMPRE DI PIÙ ( https://goo.gl/iqMckT )

Veduta prospettica di un serbatoio/galleria per l’Isola d’Elba

ISOLA D’ELBA – UN GRANDE SERBATOIO DI ACCUMULO D’ACQUA POTABILE – RAZIONALITA’ E MANCANZE GRAVI (i/) ( https://goo.gl/zRPdHi   )

UNA MODALITA’ PARTICOLARE PER ACCUMULARE ACQUA NEL SOTTOSUOLO ( ( https://goo.gl/SfMvbS )

Condotta di adduzione di diametro maggiorato onde ricavarne un capace serbatoio di accumulo

LE INCONGRUENZE CHE MINANO ALLA BASE I SISTEMI ACQUEDOTTISTICI ITALIANI – I DANNI – LE CAUSE


In tutte le attività umane si verificano dei problemi anche di entità molto rilevante ai quali non si può assegnare delle cause precise. Un esempio eclatante è quello dei terremoti la cui ubicazione, tempo di manifestazione ed entità non sono affatto prevedibili e quindi alcuna colpa può essere posta a carico di alcuno, al massimo si potrebbero attribuirgli il non aver compiuto per tempo quei provvedimenti atti a lenirne le conseguenze mentre sulla loro origine nulla si può dire.

Esempio di rete magliata molto interconnessa

Non è così per gli acquedotti riguardo i quali accade di frequente assistere a disfunzioni gravi per la cui risoluzione si stanno sistematicamente prendendo dei provvedimenti poco efficaci, molto costosi e di grande impegno ma evitando paradossalmente di riconoscerne la vera natura e di evitare nella maniera più assoluta di ricorrere a risoluzioni semplici che hanno caratteristiche tanto evidenti da apparire ovvie essendo al tempo stesso atte a dare risultati eclatanti senza richiedere grandi impegni economici e di studio progettuale se commisurate ai risultati ottenibili.
Molto interessante anche mettere in risalto la serie di personaggi responsabili.

La categoria da mettere in testa alla lista è senza dubbio quella dei gestori degli acquedotti i quali mantengono per ogni utente dei contatori di misura dell’acqua consumata assolutamente obsoleti e fonte di mali gravi come gli elevati costi di esercizio che derivano dalla lettura manuale dei consumi, dalla fatturazione e soprattutto dalla mancata conoscenza del funzionamento effettivo della rete che obbliga alla utilizzazione di complicatissimi programmi di calcoli e ad aberranti modalità di gestione degli impianti. Il fenomeno è reso evidente nella sua completa assurdità quando si pensi che gli stessi gestori sono pronti ad attuare nella loro rete di distribuzione la pratica della distrettualizzazione per il semplice motivo che, non conoscendo affatto il comportamento delle loro reti, sono costretti a sezionarle in tante piccole parti chiamate appunto distretti in modo da poter finalmente tenere la rete stessa sotto controllo. In questo modo viene menomata una di quelle prerogative che può considerarsi come quella più vantaggiosa per l’economia, la bontà di risultati e la sicurezza di esercizio della rete stessa e che è data dalla notevole interconnessione tra condotte e condotte di cui godono la gran parte degli acquedotti.

E’ facilmente comprensibile che la sostituzione dei contatori obsoleti con moderni apparecchi multifunzione, come appare anche a prima vista necessario, offrirebbe vantaggi notevolissimi mentre la distrettualizzazione, ora moto diffusa, sta compiendo una vera mutilazione delle reti rendendone il funzionamento precario e costoso rispetto ad una soluzione razionale che, al contrario, promuove la massima interconnessione tra elemento ed elemento di rete.

I sorpassati contatori d’utenza che occorre sostituire con moderne apparecchiature multifunzione ad imitazione di quanto già fatto per il gas e l’energia elettrica

Immediatamente dopo la categoria dei gestori di cui si è detto, segue quella degli studiosi di acquedottistica che compiono veri e propri salti mortali per riuscire a determinare i dati di funzionamento delle reti mentre la sostituzione dei contatori, di cui si è già spiegato, darebbe la possibilità di conoscere i consumi istantanei utente per utente e da essi i consumi istantanei effettivi ai nodi rendendo molto più semplice le modalità di calibrazione e la esecuzione delle verifiche tramite modello matematico ma soprattutto raggiungere quella precisione di risultati finora impossibile da calcolare con gli sofisticati programmi in corso di utilizzazione.

La terza ed ultima categoria che si intende in questo articolo analizzare è quella dei legislatori i quali, invece di imporre la distrettualizzazione, dovrebbero costringere il gestore degli acquedotti e gli utenti stessi a sostituire i contatori per motivi determinanti come: la giusta contabilizzazione ai cittadini dell’acqua effettivamente consumata, evitare la deleteria distrettualizzazione che mutila le reti acquedottistiche, semplificare enormemente il lavoro delle università e dei molti studiosi che devono elaborare complicatissime procedure di calcolo di verifica degli acquedotti, evitare lo spreco di ingenti volumi idrici dispersi agli acquedotti con le perdite occulte.

Le spiegazioni di questa nota sono troppo semplicistiche per dare al lettore una idea della importanza dei temi trattati.

Maggiori delucidazioni possono essere lette dagli altri articoli del sito oppure trovando con motore di ricerca le parole: contatori degli acquedotti, la distrettualizzazione acquedotti, leggi sulla gestione degli acquedotti.

Ritengo necessario formulare ora la spiegazione di alcune delle cause cui si devono, a mio giudizio, le anomalie in argomento.

Quando mi chiedo : ma perché nessuno pensa minimamente alla sostituzione dei contatosi d’utenza? La mia risposta si riferisce ad una cattiva condotta di base di molti dei personaggi elencati ed in dettaglio io penso che se un gestore non attua affatto questa iniziativa lo si deve esclusivamente al fatto che la sua preoccupazione è tutta rivolta nella sistemazione del bilancio economico dell’azienda ottenuto non già con i buoni interventi citati ma invece riversando sull’utenza gli oneri che ne derivano e cioè preoccupandosi solo di aumentare le tariffe il cui valore è funzione diretta delle spese di esercizio anche quando dette spese non sono giustificate o riducibili. L’importante è solo la quadratura del cerchio tra spese e tariffe.

La seconda domanda, che riguarda il mancato intervento del legislatore, viene da me comprovata con la motivazione che il politico è è piuttosto preoccupato di perdere i voti delle migliaia di lavoratori che devono operare per far fronte alle stolte modalità di esercizio e che gli evita di intravvedere che anche negli acquedotti, come accade in una qualunque azienda produttiva, il solo modo per star bene tutti, compresi i lavoratori, è quello di rendere funzionale ed economica l’azienda stessa.

L’ultima categoria da esaminare riguarda gli gli studiosi di tecnica acquedottistica i quali giustificano l’ operato dichiarando che il loro compito specifico non è quello di entrare in merito alla costituzione di base degli acquedotti anche se è obsoleta. Essi devono soltanto porre rimedio alle inadeguatezze che vengono loro sottoposte e lo fanno utilizzando una tecnica sofisticatissima che spesso comprende anche la distrettualizzazione e che si dimostra atta a dare gli eclatanti risultati a tutti ben noti. Non resta che confermare la veridicità di questo assunto ma con un obbiezione. I risultati sono eclatanti perché derivano dal paragone tra una rete distrettualizzata e quella preesistente caratterizzata da magagne colossali. Se invece il paragone fosse fatto con una rete considerata come già razionalizzata prima di tutto nella sua costituzione di base, si giungerebbe senz’altro alle conclusioni opposte.

Un testo dal quale risulta chiara la conferma delle incongruenze esistenti in tutti i settori della moderna civiltà, potendo considerare compreso anche il settore acquedottistico

Non posso esimermi dal citare, come conclusione di questa breve nota, un libro che sta avendo molto successo per le grandi verità che và sostenendo.

Nassim Nicholas Taleb nel suo “Il cigno nero” dichiara a ragion veduta che  il risultato del lavoro degli esperti, specie quando si tratta di prevedere -e quindi di progettare-,  è noto ed infasto. L’autore, infatti, scrive de “Il problema degli esperti, ovvero la tragedia delle teste vuote in giacca e cravatta”. In parole molto povere ed al di là del fascino -superficiale- di teorie molto complesse i risultati latitano, per non dire che non ci sono, tanto che esperimenti concreti hanno dimostrato, confrontando il lavoro eseguito secondo i dettami degli esperti con quello fatto sulla base di indicazioni della gente comune -l’autore utilizza i pareri dei tassisti- emerge come questi ultimi si dimostrano alla prova dei fatti più capaci dei primi, che però sono più eleganti, convinti ed altisonanti: come non accorgersene pensando in primis ai nostri politici ed a ruota ai nostri teorici, giornalisti, dirigenti e via dicendo compresi, nello specifico, alcuni gestori degli acquedotti?

 

LA SOSTITUZIONE INTELLIGENTE DEI CONTATORI DI UTENZA DEGLI ACQUEDOTTI E’ UN’OPERAZIONE IMPORTANTISSIMA MA CHE TUTTORA NON ACCENNA A DECOLLARE

Si parla tanto di imminente crisi generale degli acquedotti ma si trascurano gli elementi essenziali per evitarla. Uno di quelli che pootrebbe contribuire in maniera determinante ad allontanare la crisi è un intervento assolutamente necessario anche per l’economia di gestione dei sistemi acquedottistici ed è la sostituzione dei contatori d’utenza.

Contatori in uso normale

Le motivazioni tecnico-economiche di tale operazione sono state più volte descritte in questo sito e per approfondire l’argomento sarà sufficiente che il lettore ne faccia ricerca sulla sinistra in alto di questa pagina digitando semplicemente la parola contatori.

 

Dove mi voglio dilungare in questa sede è sul controsenso rappresentato da un’operazione che presenta tutti gli aspetti positivi per essere eseguita nel più breve tempo ed invece nella realtà non si profila ancora alcun indizio che ne possa preludere l’attuazione.

Personalmente mi sono impegnato divulgare molti degli aspetti intuibili molto facilmente ma è su quelli particolari che vorrei qui soffermarmi

Il mancato intervento degli studiosi di tecnica acquedottistica, i quali per risolvere molti problemi tecnici degli acquedotti, sono costretti a ricorrere ad elaboratissime soluzioni con impiego di procedure matematiche molto complesse e dovute alla mancata conoscenza delle portate istantanee effettivamente consumate dagli utenti e da utilizzare come base per le estrapolazioni di progetto

Oltre al mancato intervento degli studiosi quello che mi impressiona è la tendenza dei costruttori di contatori i quali non riescono a rendersi conto che il lancio di contatori multifunzione, oltre che costituire un sicuro e notevole incremento della loro attività, metterebbe il primo costruttore in una sicura posizione di privilegio vista l’importanza di cui ho detto.

La stessa cosa può dirsi nei riguardi dei gestori degli acquedotti i quali non riescono a capire quale vantaggio deriverebbe ai lavori di sistemazione degli acquedotti, alla lettura ed alla fatturazione dei consumi ed infine alle progettazioni di opere di ampliamento o sistemazione degli acquedotti il cui costo alla fin fine va a gravare su di loro ogni qual volta hanno bisogno di interpellare gli stessi studiosi per risolvere i numerosi problemi del servizio idropotabile italiano.

La lettura manuale dei contatori d’utenza

Esiste un ulteriore pericolo ed è la possibilità che i nuovi contatori che inevitabilmente appariranno entro breve tempo siano limitati alla sola funzione di definire i consumi da fatturare e che tale determinazione segua le stesse orme dei contatori esistenti. Al contrario, come ho ampiamente dimostrato in precedenti articoli, la sostituzione di tutti i contatori deve essere un’occasione d non perdere per compiere un’azione studiata in dettagli, di munire l’intera rete acquedottistica di strumenti multifunzione atti a svolgere molteplici azioni oltre alla mera lettura dei consumi di un lungo periodo corrispondente a quello dellafatturazione dell’acqua consumata. E’ da rilevare in particolare la possibilità di leggere le portate istantanee e contemporanee di tutti gli utenti che costituirebbe un elemento fondamentale per tutti i calcoli di verifica della rete .

Alcuni danni potevano essere evitati da opere di prevenzione?

Mi sento in dovere di far rilevare come l’abitudine prima indicata e che langue nel trascurare gli elementi di base per fermarsi alla risoluzione dei problemi contingenti si riferisce alla gran parte delle attività importanti della moderna società procurando danni economici, di difettoso servizio e soprattutto provocando addirittura il decesso di cittadini che non hanno alcuna colpa da scontare. Alcune tragiche dimostrazioni risiedono ad esempio nella mancata sistemazione idraulica dei nostri territori dove gli interventi preventivi di sistemazioni delle gravi e ben note carenze vengono sostituiti da lavori improvvisati ed eseguiti soltanto dopo che le tragedie si sono verificate e dovendo sostenere spese ben maggiori di quelle di sistemazione reale di cui parlavo e soprattutto subendo la tragedia della morte di inermi cittadini

Esempi molto significativi sono quelli della mancata sistemazione delle reti di acquedotti italiani dove dilagano interventi che non solo sono rivolti soltanto alla risoluzione delle emergenze ma producono il grave risultato di perpetuare nel tempo dei gravi difetti di base della costituzione obsoleta degli acquedotti. Un caso veramente eclatante è quello della distrettualizzazione che dilaga ogni anno maggiormente ed i cui concetti possono essere così riepilogati. Considerato che il funzionamento reale degli acquedotti italiani è quasi totalmente sconosciuto mentre invece risulta l’elemento essenziale per capire a fondo i difetti e poter intervenire efficacemente nei rimedi, con la distrettualizzazione si suddividono i grandi acquedotti in tante piccole reti ognuna delle quali è munita di una sola alimentazione in modo da poter finalmente entrare in possesso degli elementi ignoti e poter provvedere alla regolazione di funzionamento. Nel mentre risulta chiaro che il frazionamento dalle reti in tante piccole parti è di per sé un danno enorme non si riesce a capire che la sostituzione dei contatori di utenza, tra gli altri vantaggi, ovvierebbe a questo inconveniente consentendo di cessare in quella saniosa mutilazione delle reti acquedo9ttistche italiane.

La conclusione di questa nota è chiara: sollecitare che tutti i  responsabili del servizio idropotabile si prestino alacremente per attuale quella opera da ritenersi utile ed essenziale che è la sostituzione intelligente dei contatori di utenza degli acquedotti.

SICCITA’ – L’ADIGE E LA RISALITA DEL CUNEO SALINO

I bacini artificiali di alta montagna sono chiamati a riservare per la prossima estate acqua accumulata

Avendo percepito dai numerosi articoli apparsi sulla stampa la sempre crescente preoccupazione per la siccità che ormai risulterebbe irrimediabile anche se si avessero nuove e consistenti piogge, faccio seguito al mio recente articolo “SICCITA’ IN ARRIVO – IN BREVE LA STORIA ED I RIMEDI”  dove erano in sunto segnalati alcuni rimedi atti a lenire i danni, per far rilevare il grande pericolo che sta correndo il fiume Adige e di conseguenza le numerose ed essenziali derivazioni d’acqua presenti lungo il fiume medesimo. Si tratta non tanto e non solo della bassa portata estiva che accuserà l’Adige ma sarà soprattutto il verificarsi subdolo e gravissimo della risalita del cuneo salino per chilometri e chilometri lungo l’asta, la quale rende inutilizzabile anche la poca acqua trasportata a mare dal fiume. La gravità di quanto sta per accadere e che molto probabilmente, oltre al Veneto, investirà anche altre regioni italiane, deve far riflettere e moderare i concetti di principio in base ai quali nelle decisioni importanti si mette in primo piano la salvaguardia dell’ambiente evitando perfino di introdurne la discussione di rimedi e di studi di fattibilità delle opere che si rendono necessarie per rimediare ad uno stato di cose tanto grave.

Nell’Adige, allo scopo di scongiurare il pericolo della dannosissima risalita del nucleo salino, si sono da tempo costruite delle barriere antisale ma esse, proprio per non apportare alcun danno all’ambiente ed al traffico acqueo, sono state limitate, nella loro altezza rispetto al fondo, al minimo livello che in sede di progettazione risultava sufficiente per per fermare il nucleo salino in oggetto. I cambiamenti climatici e le mutate condizioni del fiume hanno però denunciato la loro attuale inefficacia proprio ca causa della della loro altezza troppo esigua.

La dura prova che si dovrà tra poco superare con enormi difficoltà o per meglio dire che non potrà affatto essere superata non esistendo alcun mezzo per farlo, richiede assolutamente di riconsiderare le prescrizioni in atto prendendo in esame con tutte le verifiche del caso, soluzioni drastiche ed atte a prevenire futuri danni analoghi a quelli in corso mediante opere dotate di di tutti gli accorgimenti, anche se costosi e di tipologia inusitata, necessari per la tutela dell’ambiente.

La risalita del cuneo salino lungo l’Adige

Tra i manufatti che ad avviso di chi scrive potrebbero , previa attuazione di uno studio approfondito preceduto da tutte le verifiche e le modifiche del caso, offrire risultati di notevole rilievo, suggerisco la barriera mobile di foce rinviando per i dettagli costruttivi e di esercizio alla casella “cerca nel sito” posta in alto a sinistra della pagina e che consentirà di aprire i relativi articoli. In questa sede mi limito a rilevare la sua duplice funzione specifica. Il manufatto principale consiste in una barriera apribile che interessa l’intera larghezza d’alveo riuscendo sicuramente ad impedire la risalita del nucleo salino ed al tempo stesso a trasformare la foce e l’alveo di valle del fiume per una lunghezza di alcuni chilometri in un lungo lago che con il suo notevole invaso, possa costituire una grande riserva idrica atta a dare un significativo contributo nella risoluzione delle paventate carenze idriche soprattutto estive.

Le riserve che vengono mosse ad un’opera del genere si riferiscono prima di tutto alla novità ambientale data dalla presenza del lungo lago di foce cui si deve controbattere che l’avere l’alveo del fiume pieno d’acqua fino quasi alla sommità arginale rappresenta un fenomeno naturale . Ciò che cambia è soltanto la sua frequenza che varia passando da evento occasionale dovuto alla piena dell’Adige che può considerarsi annuale ad un evento abituale essendo il lago normalmente al massimo livello e che viene riportato al livello normale del fiume solo raramente quando tutta l’acqua accumulata deve essere utilizzata per vincere le crisi idriche.

Profilo schematico di sbarramento mobile di foce

Un importante fattore negativo è dato dall’insabbiamento che il nuovo lago è costretto a subire trattenendo i grandi volumi di sabbia normalmente trasportati al mare dove esse compiono una importante azione di ripristino dei fondali. A tale difetto si deve ovviare con l’apertura alternata delle paratoie definita in modo da garantire lo svuotamento del fondo lago dalle sabbie ristabilendo la loro destinazione finale nel mare.

Altre critiche possono riferirsi al pericolo di cedimento degli argini sottoposti alla spinta di un bacino con inusitata caratteristica di perennità ma a questo problema si deve far fronte con le eventuali opere di impermeabilizzazione o di rinforzo degli argini stessi. Anche il problema della navigabilità fluviale che viene interrotta dalla barriera che attraversa tutto l’argine con sopraelevazione del il livello d’acqua, dovrebbe essere risolto tramite opportune conche di navigazione facendo rilevare al tempo stesso la possibilità di sfruttamento del lago a scopo turistico.

Per ultimo è da far notare come la barriera in argomento realizzi indirettamente anche un servizio largamente invocato dalle leggi e che riguarda la necessità di far compiere alle acque usate dall’uomo il ciclo della loro riutilizzazione multipla. In realtà la presenza della barriera che raccoglie tutte le acque superflue del fiume, comprende anche le acque, che lungo tutto il percorso del fiume dalla sua sorgente fino allo sbocco in mare gli impianti di depurazione delle acque reflue delle fognature pubbliche vi scaricano sistematicamente. Grazie alla nuova barriera tali acque vengono anch’esse rimesse in circolo e quindi, tramite le opere di presa dei molti acquedotti, verranno riutilizzate quale loro fonte principale.

Sicuramente le scarne note del presente articolo non possono che dare indicazioni molto sommarie di un’opera così complessa come la barriera di foce e pertanto devono essere considerate solo alla stregua di promozione di un’idea da sottoporre a tutte le osservazioni e critiche che interessano numerosi settori da quello ambientale, a quello dell’idraulica di un fiume importantissimo, alle necessità dell’irrigazione agricola e dell’alimentazione potabile, alle possibilità di sfruttamento turistico di una zona bellissima, ai problemi statici del manufatto ecc.

Quello che si deve soprattutto esaminare a fondo sono i grandi vantaggi che derivano dalla eliminazione del sale da tutta l’asta del fiume risolvendone in maniera sicura tutti i problemi ed inoltre la funzione di un grande bacino che è in grado di immagazzinare tutte le acque superflue che attualmente vengono scaricate inutilizzate nel mare facendole diventare utilissimo elemento atto a dare un importante contributo durante le crisi di siccità del tipo di quella ora in arrivo..

SICCITA’ IN ARRIVO – IN BREVE LA STORIA ED I RIMEDI

La carenza d’acqua, che già si preannuncia in Veneto per l’imminente estate, colpirà gravemente molti settori del vivere civile, agricolo ed industriale. Sarà soprattutto l’agricoltura a risentirne per le imponenti portate idriche da essa richieste per l’irrigazione che ne costituisce l’elemento fondamentale, ma anche gli acquedotti saranno sottoposti ad una dura prova. Pur godendo il Veneto di una situazione favorevolissima, risentiranno senza dubbio di un rilevante calo delle fonti.

Dò seguito ad una veloce scorsa dei provvedimenti ampiamente descritti nel mio sito ed atti ad alleviare e col passare del tempo, risolvere i problemi,. Di ogni argomento si potranno leggere interessanti particolari evidenziandoli nell’apposita casella bianca presente in alto a sinistra sotto la dicitura “cerca nel blog” mentre in questa sede non se ne riportano affatto i link.

Contatori d’utenza in via di eliminazione ; saranno sostituiti da apparecchi multifunzione?

Inizio dal punto terminale del processo di alimentazione idropotabile d’acquedotto e cioè dai contatori d’utenza i quali appaiono privi di interesse alcuno nei riguardi del problema. A mio avviso  invece, proprio per la loro velata disponibilità a svolgere un ruolo determinante, essi meritano il posto di prima fila di una lunga trafila.

Se, nell’operazione in corso per la sostituzione di tutto il parco contatori con installazione di nuove apparecchiature il cui unico scopo è quello di automatizzare la determinazione e la contabilizzazione dei volumi dì acqua consumata utente per utente, ci si fosse invece preoccupati di dar ad ognuno di essi la veste di vera sentinella posta all’ingresso di ogni consumatore dotandoli delle armi allo scopo necessarie, si sarebbe risolto in breve tempo uno dei problemi dei moderni acquedotti consistente nella mancata conoscenza del loro funzionamento effettivo dando modo adottare per tempo alcuni necessari provvedimenti . Nella realtà degli acquedotti italiani sono noti soltanto alcuni dati di funzionamento sommario, prova ne sia che per colmare questa grave lacuna si è fatto ricorso all’intervento, ormai diffusissimo ed enfatizzato in tutti i modi, di distrettualizzazione delle reti di distribuzione che altro non è se non lo spezzettamento delle reti in tante piccole parti chiamante appunto distretti ognuno dei quali consente, a prezzo di gravi menomazioni della rete stessa, di conoscere finalmente le portate e pressioni effettive che lo caratterizzano e permettendo di rimediare ai difetti. La distrettualizzazione medesima costituisce anche la prova che le simulazioni al modello matematico forniscono solo risultati sommari ed approssimati e quindi non sufficienti per apportare alla rete le migliorie di cui si parla. Risulta evidente che, qualora lo stesso modello matematico potesse usufruire della serie di dati cui si detto e cioè dei consumi e pressioni istantanee effettive e precise dell’acqua consegnata a ciascun utente e determinata da nuovi contatori multifunzione, il modello matematico potrebbe operare con metodologie ben diverse ottenendo risultati ancora migliori di quelli della distrettualizzazione ma con l’enorme vantaggio di non distruggerne il magliaggio ben interconnesso, evitando di rinunciare a tutti i vantaggi che gli sono propri.

In conclusione uno degli interventi basilari da mettere quanto prima in atto consisterebbe nel dotare la rete di misuratori individuali multifunzione con caratteristiche tutte da definire ma comunque ben diverse da quelli che si stanno mettendo in opera.

Un mirabile esempio di centro di controllo di un importante acquedotto

Il sistema centralizzato che consentirebbe di utilizzare razionalmente i citati dati reali di funzionamento della rete è ovviamente l’impianto di telecontrollo e telecomando dell’acquedotto al cui riguardo sussistono importanti considerazioni. Si deve rilevare come nella stragrande maggioranza degli acquedotti si sia affidato al telecontrollo soltanto la funzione di effettuare automaticamente tutte le operazioni che un tempo venivano svolte dal personale. Al contrario esso è chiamato a rivestire un ruolo complementare importantissimo e molto ampio la cui descrizione richiederebbe qui pagine e pagine scritte . Ci si limita a riassumerle nella seguente frase: far diventare l’acquedotto in tutto e per tutto il figlio del telecontrollo. Detta in poche parole tale figliazione significa ottenere un insieme di apparecchiature e di condotte di rete nessuna delle quali funzioni non tanto sulla base di regole dettate dal caso come si verifica spesso negli attuali acquedotti, per indirizzarle invece e tramite un telecontrollo razionale, verso compiti tecnicamente ed economicamente ben motivati onde ottenere un servizio all’utenza sempre migliore ed una rilevante economia di mezzi e soprattutto dell’acqua da captare.

Per fare alcuni esempi si precisa come il nuovo acquedotto dovrebbe eliminare tutta la miriade di vasche di carico, a suo tempo erroneamente definite in funzione dei soli consumi di punta , per adottare la immissione diretta in rete a pressione variabile automaticamente regolata in funzione dei fabbisogni a partire dal suo punto iniziale per terminare alle estreme propaggini di tubazioni.

Esempio di alimentazione della rete con vasca di carico e serbatoio pensile

Tra gli altri compiti che dovrebbero essere assegnati al telecontrollo riveste una grande importanza la gestione intelligente dei serbatoi. E’ ben noto come una grande economia d’acqua si ottiene mediante l’operazione tecnicamente definita come “compensazione delle portate” e che consiste nell’accumulare l’acqua presente abbondantemente nei periodi piovosi per conservarla a lungo in modo da far fronte ai periodi, come quello che si presenta adesso, di grande siccità. La metodologia atta allo scopo è duplice prevedendo in primo luogo di incrementare notevolmente il numero e la capacità totale di invaso d’acqua potabile a mezzo della costruzione di nuovi grandi serbatoi. Allo scopo le difficoltà di reperimento di ampie aree di terreno adatte alla loro costruzione dovrebbe essere superata utilizzando il sottosuolo dove l’acqua trova il suo ambiente ideale di conservazione ed inoltre utilizzando la foce dei fiumi per costruirvi delle barriere atte non solo a costituire i citati grandi volumi di invaso ma anche ad impedire la risalita dal mare del cuneo salino che rende inutilizzabile l’acqua sia per l’irrigazione che per il servizio potabile. La seconda metodologia riguarda ancora una volta il telecontrollo che deve svolgere una importante azione di regolazione negli invasi/svasi dei volumi accumulati. A tale riguardo occorre tener ben presente che la vera e difficile funzione di un serbatoio non è soltanto quella di starsene ben pieno e pronto ad intervenire nei momenti di punta ma è soprattutto quella di intervenire quotidianamente ad immettere in circolo l’acqua di cui è ricco provvedendo intelligentemente a ripristinare l’invaso in ognuno dei momenti propizi. Una corretta gestione degli invasi prevede che in tutti i periodi, sia in quelli di scarso o di grande consumo e sia in quelli di abbondante o minima produzione delle fonti, siano evitate le produzioni di punta razionalmente sostituite da produzioni costantemente corrispondenti alla portata media del periodo medesimo.

Esempio di “GALLERIA SERBATOIO” per l’Isola d’Elba

La realtà degli acquedotti italiani è completamente diversa in quanto la maggior parte dei serbatoi sono regolati al massimo livello. E’ abitudine consolidata che, non appena si verifichi un abbassamento dell’invaso, venga effettuato un aumento di portata delle fonti per ripristinarlo con la naturale conseguenza di avere molti serbatoi che permangono pieni e quindi inutilizzati per lunghi tempi

La loro buona regolazione, tesa a sfruttarne in toto l’invaso in tutte le giornate sia di piccolo che di grande consumo, ottiene risultati eclatanti in quanto, l’aver standardizzato come detto la produzione, significa in realtà poter disporre di un maggior quantitativo idrico con minore sfruttamento delle fonti grazie, anche in questo caso, al sistema di telecontrollo che riesce utilizzando un nutrito insieme di dati reali e statistici e naturalmente un programma molto efficiente ed adatto specificamente alle caratteristiche locali del territorio e degli impianti.

Anche in questo caso la costituzione degli impianti acquedottistici deve essere adeguata alle grandi possibilità dell’informatica che molto spesso conducono a soluzioni molto diverse rispetto alle soluzioni tradizionali classiche.

L’argomento in cui il telecontrollo regna incontrastato è quello della regolazione della pressione di esercizio delle reti in tutta la estensione della rete stessa in quanto, grazie alla presenza di impianti di sollevamento dotati di pompe a velocità variabile e di valvole di riduzione della pressione diffuse in rete ed asservite al telecontrollo, fornisce l’acqua all’utenza con la pressione sempre ottimale eliminandone gli eccessi che sono una delle cause principali dell’aumento di perdite occulte di cui soffrono pesantemente gli acquedotti italiani.

L’ultimo provvedimento di questo breve elenco ma non certo quello meno importante per il contributo che può dare alla risoluzione delle carenze delle fonti, è senza dubbio la costituzione di reti di interconnessioni tra acquedotti. La sua efficacia è così notevole da immaginare  che in un futuro abbastanza prossimo l’intera nazione possa essere percorsa in lungo ed in largo da una rete primaria che provveda ad una integrazione di approvvigionamento idrico a livello nazionale contribuendo a comporre le notevoli differenziazioni idriche  oggi esistenti tra regione e regione.

Una ipotetica rete di interconnessione tra tutti gli acquedotti della penisola

La presente disamina dei disservizi accusati dagli acquedotti italiani nonché di alcuni rimedi necessari, pur se molto sintetica e senz’altro incompleta, è la dimostrazione della necessità di ovviare alle crisi idriche come quella che si sta prospettando per il Veneto ma che si teme abbia da ripetersi ovunque con un progressivo peggioramento futuro, in un primo tempo con l’ammodernamento rivoluzionario degli impianti senza il quale nemmeno la scoperta delle nuove fonti. che sicuramente la tecnica metterà in luce negli anni a venire, potrà soddisfare le future richieste idropotabili essendo anch’esse in continua evoluzione .

PS:

Avendo letto l’articolo del Corriere in data 25.03.2017 a firma di Agostino Gramigna

PERDITE E SPRECHI D’ACQUA , È P….. LA PEGGIORE” nel quale si segnala che la perdita dell’acquedotto della città è pari al 70% della produzione totale, non riesco a sottacere la mostruosità del fenomeno che rende inutili tutte le innovazioni descritte nel soprastante articolo. Le mie deduzioni portano ad ipotesi gravi. Delle due l’una.

Primo: Se il dato è realistico siamo in presenza di un sistema fallimentare ed intollerabile.

In secondo luogo, non essendo materialmente possibile che un acquedotto possa accusare perdite del genere, arrivo alla ipotesi che il dato pubblicato nel giornale sia totalmente errato e che detta perdita sia tollerata per un motivo ancora più terrificante: non si sa nulla di come funzionino gli impianti, non esistono strumenti di misura e vengono forniti solo dati fasulli. Si tratta di una mancanza che domina nella stragrande maggioranza degli acquedotti. E ciò costituisce l’elemento più grave di tutti gli altri.

ACQUEDOTTI – LA REGOLAZIONE DELL’IMMISSIONE DIRETTA IN RETE CON POMPE VARIABILI -LA DISCUSSIONE CONTINUA

Non ho fatto tempo a completare l’articoloacquedotti – il progresso nella regolazione dell’immissione diretta nella rete di distribuzione tramite pompe a velocità variabile che mi sono apparsi necessari alcuni approfondimenti

Esempio di rete alimentata a pressione variabile

L’ articolo, nella sostanza, concerne una piccola estensione della nota modalità di regolazione delle reti di cui al titolo e che si basa sulla pressione che si vuole ottenere in rete e precisamente in corrispondenza del punto di consegna dell’acqua all’utenza. La nuova modalità vi aggiungeva la possibilità di lasciare libera la pompa, per brevi e successivi intervalli di tempo in cui essa gira a velocità fissa, di aggiornarsi in portata e pressione di mandata facendo scorrere il punto di funzionamento lungo la curva caratteristica. Questa disposizione consiste semplicemente nell’evitare una continua variazione della velocità della pompa imponendo invece di restare per un intervallo di tempo prefissato (ad esempio per 15 minuti), a velocità costante. Il funzionamento reale del sistema può essere controllato a posteriori esaminando la registrazione di tutti i dati. In conclusione il metodo si basa principalmente sulla imposizione della pressione precedentemente prefissata tramite un diagramma giornaliero caratterizzato da pressioni che, dalle esperienze acquisite, devono essere molto basse alla notte quando i consumi sono minimi per aumentare nelle ore diurne in proporzione ai consumi previsti ora per ora. In definitiva l’efficacia del lavoro dipende totalmente dalla formulazione di tali valori giornalieri essendo logico che una loro errata compilazione fa scorrere per grandi valori il punto di funzionamento lungo la curva caratteristica portando la pompa a lavorare fuori rendimento. Nell’articolo citato si spiegava che, allo scopo di evitare errori grossolani del tipo di quello cui si è fatto cenno, è necessario verificare frequentemente le condizioni effettive di funzionamento della rete e delle pompe in modo di apportare al grafico di preimpostazione quelle correzioni che si dimostrino atte a correggere le anomalie di funzionamento man mano che esse vengono alla luce. Quello descritto in definitiva è un metodo pratico di aggiornamento di uno degli elementi fondamentali di esercizio.

Esempio di grafico giornaliero delle pressioni di rete da preimpostare

Risultando chiaramente che la bontà dei risultati di esercizio della rete è funzione del grafico di predisposizione delle pressioni, è proprio sulla qualità del grafico medesimo che occorre prestare la massima attenzione ed in particolare studiarne le nuove modalità di concezione e redazione.

La moderna tecnica, abbandonato ilo metodo pratico, non può che basarsi sull’uso del modello matematico della rete con il quale si possono eseguire moltissime verifiche della rete partendo da serie di dati differenziati ed approfittando quindi dei numerosi risultati per scegliere la soluzione migliore cioè quella che con minori spese di sollevamento, minore impiego di acqua captata, fornisce la migliore alimentazione della rete.

La procedura da seguire è abbastanza complessa ma molto interessante.

rete-venezia
Esempio di calcolo della rete di Venezia eseguito negli Anni 70 con i primi computer allora disponibili

Le verifiche vanno fatte utilizzando uno dei molti programmi tra i quali primeggia Epanet che consente di effettuare calcoli delle reti acquedottistiche complete di tutti gli annessi e connessi di tutti i tipi dalle valvole, ai serbatoi alle pompe a velocità variabile ecc.

La procedura da seguire nel caso specifico, comprende le operazioni di rito come la memorizzazione dello schema idraulico scheletrizzato e cioè depurato delle condotte secondarie e di tutte quelle che influiscono poco nel funzionamento principale della rete, la definizione delle portate prelevate dall’utenza e distinte nodo per nodo, dei coefficienti di scabrezza delle tubazioni, la determinazione delle perdite occulte e dei criteri per suddividerle tra tutti i nodi, la esecuzione della calibrazione cioè dell’operazione mediante la quale si effettua, sempre con l’ausilio di avanzati programmi di calcolo al modello matematico, l’ adeguamento di tutti i dati ad una situazione nota di funzionamento. In altri termini la prima operazione complessa consiste nel costruire un modello matematico che sia in grado di determinare teoricamente i dati di funzionamento una rete esistente e, partendo dal confronto con quelli noti, di correggerne gli elementi fino a rendere il modello stesso congruo con la rete effettiva.

Completata la descritta prima parte cominciano le elaborazioni di un gran numero di soluzioni diversificate ed atte a definire quella migliore.

Poiché il primo elemento da definire è il grafico giornaliero delle pressioni in rete nel punto di consegna dell’acqua all’utenza, oppure, nel caso di reti complesse dei valori medi del territorio, questa determinazione, come già detto, ha un’importanza capitale che consente di adottare, non un grafico giornaliero derivato da elementi approssimati o da esperienze di esercizio effettivo, bensì frutto di una serie di calcoli molto attendibili e che determinano l’applicazione reale del grafico stesso.

Le elaborazioni preliminari non si possono considerare concluse in questo modo poiché con il modello matematico della rete si può anche verificare tutto ciò che provocherà in rete l’adozione dei dati calcolati con il modello stesso. In pratica si potranno prevedere anche i rimanenti elementi ottimali di funzionamento delle pompe e soprattutto determinare la durata degli intervalli durante i quali le pompe funzioneranno a giri fissi. Come già spiegato nel precedente articolo è sicuramente opportuno che le pompe rimangano a portata costante per periodi il più lunghi possibile ma agendo in maniera casuale ne potrebbe derivare un dispendioso funzionamento delle macchine che lavorano fuori rendimento.

Alla fine della trattazione fatta l’insieme di regole proposte in questo e in altri articoli rende l’immagine di una rete acquedottistica di tipo particolarissimo e che prescinde totalmente dalla realtà tanto da apparire del tutto fantasiosa ed inattuabile.

Esempio di rete classica alimentata da vasche di carico

Questa conclusione appare ancora più scottante se si aggiunge un altro fattore realistico: tutte le elaborazioni fatte da chi scrive negli articoli citati si riferiscono, per semplicità, ad acquedotti che alimentano territori pianeggianti mentre nella realtà ciò si verifica molto di rado e sono molto più frequenti servizi idropotabili relativi a terreni caratterizzati da dislivelli altimetrici che fanno crescere a dismisura le difficoltà di calcolo e di determinazione degli elementi essenziali di cui si tratta. Alla fin fine l’autore potrebbe anche convenire con tali giudizi negativi riguardo alle tesi da esso medesimo portate avanti ma sussiste un elemento incontrovertibile che giustifica la ricerca di nuove soluzioni anche avveniristiche ma che possono sempre offrire degli spunti utili. Tale elemento è costituto dalla arretratezza bissale che caratterizza la gran parte degli acquedotti effettivamente esistenti. Basterà elencare tutte le reti che funzionano a pressione iniziale fissa dovuta alla presenza infausta delle vasche di carico le quali sono ancora oggi definite l’elemento essenziale che deve essere presente in tutti gli acquedotti, basterà pensare alla distrettualizzazione adottata negli acquedotti più importanti essendo ritenuta l’optimum mentre non è altro che la dimostrazione di incapacità di verificare il funzionamento del loro acquedotto e di utilizzare elementi validi tra i quali appunto la immissione in rete a pressione variabile, basterà pensare agli sprechi del 50% di acqua delle perdite occulte cui si conta di rimediare, non già rivoluzionando gli acquedotti, ma semplicemente sostituendo le condotte ammalorate con nuove tubazioni del tutto simili aggiungendo, tutto al più la distrettualizzazione che ne perpetua gli errori, Sono queste le motivazioni che mi spingono a continuare nella mia azione di divulgazione di metodi diversi da quelli che regnano indisturbati nei piu’ diffusi testi di letteratura tecnica acquedottistica.

ACQUEDOTTI – IL PROGRESSO NELLA REGOLAZIONE DELL’IMMISSIONE DIRETTA NELLA RETE DI DISTRIBUZIONE TRAMITE POMPE A VELOCITA’ VARIABILE

Negli articoli di questo sito ho propugnato caldamente l’alimentazione in diretta ed a pressione variabile delle reti di distribuzione degli acquedotti con  pompe a velocità variabile.

Pompe a velocità variabile del Consorzio Acquedotto Basso Tagliamento regolate con la predisposizione delle velocità di rotazione da mantenere durante la giornata

Nello svolgimento di un tema così scottante ho proposto due modalità di regolazione la prima, più tecnica, è basata sul rilievo e trasmissione in automatico ed in tempo reale delle pressioni di rete tramite strumentazioni ubicate nei punti caratteristici del territorio servito mentre l’impianto di telecontrollo e telecomando, grazie a programmi accuratamente compilati da esperti sia in informatica e sia in acquedottistica, provvedono in tempo reale a regolare la velocità delle pompe in modo che nel punto di arrivo dell’acqua all’utenza si riscontri una pressione sempre coincidente con quella preimpostata per le 24 ore della giornata in corso. ( vedi “la rete di distribuzione” ) e/ ) I programmi sono dotati anche di tutti gli accorgimenti necessari per dare sicurezza ed elasticità di funzionamento, come ad esempio l’esecuzione graduale delle manovre, la verifica che non vengano comunque superati dei valori estremi sia in eccesso che in difetto, la corrispondenza degli effetti di ogni comando con la realtà rilevata in rete, l’accettazione di una data tolleranza tra dati teorici e dati reali ecc, ma alla fin fine si tratta sempre di portare a coincidere la pressione di rete con quella predisposta zona per zona del territorio utilizzando una procedura automatica ma rigida in quanto parte dal presupposto che la pressione preimpostata sia sempre atta ad una alimentazione ottimale dell’utenza. Si deve infatti rilevare come la strategia di esercizio di una rete sia quella di fornire l’acqua con pressione esuberante nei periodi di forte consumo ed in questo caso non si dovrebbero correre rischi di nessun genere. Il pericolo è insito nella pressione preimpostata per la notte in quanto viene ricercato il valore pressorio il più basso possibile allo scopo di diminuire le perdite occulte ed i guasti in condotta che, come ben noto, hanno luogo soprattutto nei periodi notturni a causa dell’alta pressione di esercizio che di solito li contraddistinguono. Tale ricerca può portare a diminuire eccessivamente la pressione all’utenza creando inevitabili disservizi. Il rimedio correntemente messo in atto, con risultati buoni, consiste in una attenta sorveglianza del funzionamento reale della rete ed un continuo aggiornamento del diagramma delle pressioni preimpostate i quali man mano che vengono scoperti, eliminino tutte le pericolosità.

In questo articolo si ricorre ad un terzo metodo che utilizza ambedue le strategie basandosi allo stesso tempo sulla predisposizione delle pressioni di arrivo presso l’utenza ed anche su una predisposizione particolare del numero di giri delle pompe ad intervalli di durata regolabile come sarà indicato. Lo scopo ricercato è migliorare ulteriormente la regolazione di cui al primo tipo descritto offrendo alla rete un modo per autoregolare pressione e portata adeguandole alle richieste reali dell’utenza.

In dettaglio la nuova procedura si compone dei seguenti punti :

  1. Definire e memorizzare nel sistema di comando e controllo il diagramma delle pressioni che si desidera ottenere in prima fase nella rete e che, ad esempio può essere quello della figura n.1 nel quale si prevede una bassa pressione nelle ore di minor consumo cioè dalla mezzanotte alle ore 4 del mattino. La pressione poi aumenta ed ammonta a circa 48 m alle ore di massimo consumo cioè alle 9 per calare poi in funzione delle previsione di consumo

  2. L’impianto di telecontrollo e telecomando esegue di seguito le seguenti azioni:

– effettua la regolazione primaria portando la pompa a alla velocità atta ad ottenere in rete la pressione riportata nel grafico di preimpostazione di cui al punto 1)

– una volta raggiunto lo scopo, esegue la regolazione secondaria fissando la velocità appena definita per un determinato e prefissato intervallo di tempo ( ad esempio per 15 minuti )

– durante l’intervallo di tempo di cui sopra la pompa funziona a giri costanti e regola la portata e la pressione di pompaggio facendo scorrere il punto di funzionamento lungo la curva caratteristica onde soddisfare in toto la richiesta.

  1. Passato l’intervallo di autoregolazione il ciclo riparte con le azioni di regolazione primaria e secondaria già spiegate

  2. Un aspetto importante riguarda la registrazione dei principali dati di funzionamento della rete regolata col nuovo sistema soprattutto perchè permetterà, come riportato più avanti, di capire il funzionamento effettivo ed in conseguenza promuovere continui aggiornamento dei grafico di preimpostazione delle pressioni giornaliere

Si capisce come non sia un elemento rigidamente fisso come la pressione di rete a determinare il funzionamento definitivo della rete ma come nello stesso tempo sia concessa una certa libertà d’azione e che è rappresentata dalla curva caratteristica della pompa per tutto il tempo durante il quale essa gira a velocità fissa.

Il concetto sarà, chiarito con un esempio numerico. Immaginiamo che all’istante x l’impianto di telecontrollo abbia completato la regolazione primaria e regolato la velocità della pompa in modo da avere in rete la pressione, prefissata nell’esempio pari a 32 m. Supponiamo anche che la pompa stessa all’istante x + 2 minuti solllevi 15 l/sec con una prevalenza di 32 m ma che la rete richieda in quel momento solo 10 l/sec di portata. Avrà immediatamente luogo la modifica del punto di funzionamento che, come accade sempre nelle pompe a giri fissi, si sposterà lungo la curva caratteristica e dai precedenti 15 l/sec passerà a 12 l/sec ma si verificherà anche un aumento di pressione che dai 32 m si porterà verso i 34 m. Questo aumento di pressione a sua volta provocherà una crescita dei consumi i quali dai precedenti 10 l/sec arriveranno a 11 l/sec. Il funzionamento definitivo dell’impianto avverrà allora con una portata di 11 l/sec ad una prevalenza di 33 m. In definitiva l’esempio dimostra l’adattabilità del sistema alle condizioni reali della rete con differenziazioni finali del tutto trascurabili rispetto alla perfezione di esercizio teorica.

Come citato al precedente punto 3 il ciclo di regolazione riprenderà allo scadere di x + 15 minuti quando il telecontrollo opererà il nuovo aggiornamento della velocità della pompa adeguandola esattamente alla pressione prefissata per tale istante e fissando in modo costante la nuova velocità per i successivi 15 minuti durante i quali la pompa resterà di nuovo libera di far scorrere il punto di funzionamento secondo le modalità spiegate.

In pratica la serie di valori di preimpostazione della pressione di rete costituisce una base determinante dell’esercizio reale pur avendo concesso al sistema la possibilità di distanziarsene in funzione delle richieste effettive dell’utenza. Per capire in toto la auto regolazione indicata bisogna tener presente che la portata di un acquedotto richiesta dall’utenza non dipende soltanto dal suo reale fabbisogno ma è influenzata anche dalla variazione di pressione di esercizio della rete essendo dimostrato che in una qualsiasi situazione l’aumento o la diminuzione della pressione di funzionamento gioca un ruolo determinante sulle perdite che variano in funzione della radice quadrata del cambiamento di pressione ma anche nel consumo vero e proprio di ogni singolo utente il quale è costituito a sua volta da apparecchiature diversificate come ad esempio i rubinetti aperti, il prelievo di apparecchiature a bocca fissa, l’apertura di idranti ecc. ecc, i quali nella loro totalità seguono le leggi idrauliche della foronomia e cioè dipendono in maniera diretta anch’essi dalla pressione ( vedi articolo portata e pressione

Si può affermare che, mentre col primo dei tre metodi spiegati si imponeva alla rete di funzionare esattamente alle pressioni fissate ora per ora , con il secondo ci si basava soltanto sul numero di giri delle rompe infine con il terzo che viene qui proposto si continua ad imporre la pressione a determinati intervalli di tempo ma con una certa elasticità che tiene conto dei fabbisogni reali: Il tutto porta ad una procedura di nuovo tipo e che, ad avviso di chi scrive, costituisce un nuovo importante passo avanti nella regolazione degli acquedotti. La sua parte più interessante riguarda la conoscenza del suo esercizio effettivo quale si potrà ricavare, in fase di esercizio effettivo, dalle registrazioni di cui al precedente punto 4 al cui riguardo si può fin da ora intavolare una discussione.

Si è già spiegato che la preimpostazione delle pressioni auspicate in rete fissa le linee principali del funzionamento mentre l’autoregolazione effettuata dalle pompe quando girano a pressione fissa deve costituire solo una messa a punto di modesta variazione. Ad esempio potrebbe servire a colmare un momentaneo e notevole aumento di un utente specifico e, una vota cessato l’anomalo aumento di richiesta, il sistema dovrebbe rientrare nel precedente regime di funzionamento. Qualora le cose non fossero in questi termini ma indicassero una costante variazione resa evidente dalle registrazioni che preannunciano anomalia di esercizio, si potrebbero verificare le seguenti due condizioni: un errore nella predisposizione effettiva delle pressioni auspicate oppure il verificarsi di una grave disfunzione di rete come ad esempio il formarsi di una nuova perdita. Nel primo caso potrebbe risultare necessario modificare le pressioni di preimpostazione in modo da far rientrare l’autoregolazione entro i limiti modesti che la devono caratterizzare. Nel secondo caso sarebbe da programmare una ricerca specifica con riparazione delle perdita.

Colgo ora l’occasione per porre in risalto il vero baratro che esiste tra la regolazione in oggetto ed il funzionamento ancora in uso in moltissimi acquedotti e che si basa molto semplicisticamente sulla alimentazione a pressione di partenza fissa giorno e notte, sia in occasione di alti che di bassi consumi senza preoccuparsi minimamente di quello che accade in rete ma che viene documentato dallo sconsiderato ammontare delle perdite occulte d’acqua che accusano gli acquedotti italiani.

Si conclude la nota ribadendo l’importanza che riveste una buona regolazione del funzionamento degli acquedotti cui contribuisce in maniera determinante il rispetto dei principi già elencati non senza ammettere che molta strada è ancora da compiere in questo settore in quanto dei veri prodigi sono da attendersi  dall’uso sempre più avanzato dell’informatica.

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