L’UTILIZZAZIONE DEI CARICHI IDRAULICI RESIDUI NELL’ALIMENTAZIONE DI UNA RETE ACQUEDOTTISTICA TRAMITE ADDUTTRICE PRIMARIA

wp_20170111_012

Esempio di centrale di risollevamento affiancata da serbatoio di accumulo. Sono visibili a sinistra le quattro pompe a velocità variabile con inverter ed a destra la condotta di immissione in serbatoio regolata da valvola servocomandata

Una situazione che si verifica sovente è la presenza di condotte destinate ad alimentare un vasto territorio cosparso di centri abitati posti a notevole distanza uno dall’altro ed anche dalla centrale di immissione in condotta. Il profilo idraulico della linea piezometrica è caratterizzato da una elevata pressione di pompaggio iniziale necessaria per dare all’insieme un carico idraulico sufficiente al rifornimento dei serbatoi seminterrati dei centri più lontani ove la piezometrica si riduce a zero dovendo con il minimo dispendio energetico adempiere in toto ai compiti che le sono propri. La stessa piezometrica risulta invece atta ad alimentare in diretta e con un pressione esuberante i centri abitati posti in prossimità della centrale ma che man mano che ci si allontana si abbassa sempre di più rendendo necessario il deposito dell’acqua in serbatoi e successivo risollevamento per l’alimentazione delle rete di distribuzione. Sussistono anche delle combinazioni intermedie di centri abitati che risulterebbero correttamente alimentatili in diretta solo saltuariamente e cioè in periodi più o meno lunghi nei quali l’adduzione conserva comunque una pressione abbastanza elevata. E’ da rilevare l’aleatorietà di un rifornimento di questo tipo  ed al tempo stesso l’opportunità di usufruire con continuità di tutta la pressione di fornitura onde limitare al massimo il dispendio energetico che si verifica tutte le volte che deve entrare in servizio il risollevamento per ripristinare la corretta consegnava dell’acqua all’utenza..

Sono poi da rilevare due aspetti del problema. Da un lato la consegna diretta in rete dell’acqua da parte della sola adduttrice esterna sarebbe caratterizzata dalle sue rilevanti perdite di carico che possono provocare delle crisi improvvise della rete di distribuzione senza dubbio di poca durata complessiva ma che comunque presentano un disservizio grave. Dall’altro lato una alimentazione come questa è soggetta a forti escursioni di portata istantanea con probabili disservizi. Una delle modalità per rimediare all’inconveniente si baserebbe sulla disconnessione totale tra rete di distribuzione locale e rete generale di adduzione attuata mediante l’inserimento di un serbatoio di compensazione giornaliera con annesso impianto di sollevamento che apporterebbe all’Ente fornitore il vantaggio di un prelievo con portata corrispondente al consumo medio giornaliera evitando quello di punta. Una soluzione del genere contrasta nettamente con quanto sostenuto nelle righe precedenti in quanto comporterebbe una forte dissipazione energetica in corrispondenza del serbatoio il quale, funzionando a pelo libero, comporta la perdita di tutto il carico idraulico residuo. Si tratta quindi di una soluzione da scartare prioritariamente. Quella diametralmente opposta a consiste nell’inserire nella condotta di derivazione dall’adduttrice principale un sistema di risollevamento che aspirando direttamente dalla adduttrice stessa garantirebbe verso la rete di distribuzione locale la necessaria maggiore pressione di esercizio. Ad avviso di chi scrive, anche questa soluzione, pur essendo vantaggiosa per le sue limitate spese di costruzione, è anch’essa da scartare per preferire l’inserimento di un serbatoio di accumulo a terra atto a dare al servizio la dovuta sicurezza e che, come già detto, consente di prelevare dall’adduttrice principale una portata che si avvicina a quella media giornaliera.  Risulta anche possibile evitare la disconnessione idraulica totale tra rete di distribuzione e condotte di adduzione onde poter continuare a usufruire di tutta la pressione presente nel punto di consegna.

schema1-quinto

Schema idraulico delle opere di integrazione

La soluzione che viene quì proposta, è sinteticamente rappresentata dallo schema allegato. Occorre precisare come nella stragrande maggioranza degli acquedotti sia invalsa l’abitudine di adottare una cura particolare nella regolazione della pressione di esercizio della rete di distribuzione, essendo ufficialmente dimostrato essere questa la regola essenziale per diminuire le perdite occulte di rete che rappresentano un altro grande male degli acquedotti. L’indicazione delle pressioni da mantenere nelle 24 ore della giornata tipo nei punti di consegna dell’acqua all’utenza è tracciata nel grafico giornaliero della figura allegata dal quale risulta una pressione più elevata nelle ore nelle quali statisticamente si verificano le maggiori richieste mentre in quelle di consumo minimo ed in particolare notturne, la pressione ha una valore molto basso ma sufficiente per vincere le minori perdite di carico e soddisfare, con una modesta spesa di sollevamento, le poche utenze che prelevano di notte.

In dettaglio per il funzionamento della rete proposta, reso totalmente automatico da una comune scheda elettronica, può essere descritto brevemente come segue:

Oltre ai normali misuratori di portata (N. 1 e 9) un grande ruolo è svolto dal manometro n. 2 in quanto se la pressione è sufficiente per gli scopi indicati impone la chiusura delle valvole 3 e 8, l’esclusione del surpressore e quindi la rete è totalmente alimentata dalla pressione dell’adduzione-.

Si distinguono diverse fasi.

Fase notturna. La valvola n. 5 regola la pressione ora per ora un conformità con le indicazioni del grafico delle pressioni imposte mentre la valvola n. 3 si apre soltanto per il riempimento del serbatoio ma anche il grado di apertura è regolato in modo che la pressione di alimentazione della rete corrisponda, come detto , a quella del grafico. La portata prelevata sarà inoltre sottoposta alla condizione limite di non deprimere eccessivamente la pressione dell’adduttrice. Quando il serbatoio è pieno la valvola n, 3 si chiude ed serbatoio resta pieno in attesa di intervenire per coprire le punte di consumo.

Al mattino la valvola di regolazione n. 5 si apre sempre di più in modo da dare in rete portate sempre adeguate all’aumento della richiesta essendo regolata in funzione del grafico delle pressioni.

Leggi il seguito di questo post »

ACQUEDOTTI – REGOLAZIONE INTELLIGENTE DELLE POMPE A VELOCITÀ’ VARIABILE

wp_20170111_012

Esempio di impianto di sollevamento ad immissione diretta in rete tramite quattro pompe a velocità variabile con inverter e casse d’aria per l’attenuazione dei colpi d’ariete

Un impiego importante delle pompe a velocità variabile negli acquedotti è senza dubbio il pompaggio diretto in rete a pressione regolata che può aver luogo mediante pompe a velocità variabile oppure con insieme di pompe variabili e di altre fisse da utilizzare per le portate minori. Quello che in questa sede non viene preso in esame è il sollevamento nella vasca di carico della rete.

Tutti i sistemi che si esaminano devono forzatamente dipendere, oltre che dalla portata da distribuire, in particolare dalla pressione con la quale la rete di distribuzione deve iniziare il suo lavoro. Senza entrare per il momento nel merito delle varie possibilità di definizione dell’ammontare effettivo di detta pressione di mandata delle pompe, si sottolineano i grandi vantaggi che si possono ottenere da una regolazione intelligente basata su alcuni concetti poco diffusi.

Il principio cui intendo riferirmi è l’opportunità di abbandonare la rigidità che deriva dai metodi considerati ottimali e che impongono la pressione oppure la portata da immettere istantaneamente in rete.

Leggi il seguito di questo post »

LA SITUAZIONE TRAGICA DEGLI ACQUEDOTTI ITALIANI CONTRIBUISCE NON POCO A FARCI MULTARE SONORAMENTE DALLA Ue – ALLA FINE CHI PAGA SIAMO NOI

Serbatoio e logo

Serbatoio e logo

Riporto dal giornale Repubblica del 01 febbraio 2017

“Da Bruxelles infrazione da 60 milioni e multa da 350mila euro al giorno: i soldi potrebbero essere spalmati sulle tariffe per il servizo idrico a tutti i cittadini. In attivo una nuova procedura da parte della Ue

La vicenda si trascina da decenni. All’interno dei paesi dell’Eurozona, nella classifica per le infrastrutture dedicate al “ciclo idrico integrato” l’Italia non è messa bene. Come ha ricordato lo studio appena presentato da Utilitalia (l’associazione che raccoglie le aziende pubbliche locali), realizzato dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con la Cdp, nel nostro paese “gli acquedotti sono ‘vecchi’, tanto che il 60 per cento delle infrastrutture è stato realizzato oltre 30 anni fa (di cui il 70 per cento nei grandi centri urbani); il 25 per cento di queste supera i 50 anni (di cui il 40 per cento nei grandi centri urbani). 

C’è poi l’annosa questione delle perdite, le cosiddette “dispersioni” con numeri geograficamente differenziati: al Nord, in media, va sprecato il 26 per cento dell’acqua immessa nella rete, al Centro il 46 per cento e al Sud il 45 per cento.

Quello che fa impressione non è solo il fatto che gli utenti dell’acquedotto debbano sobbarcarsi un aumento delle tariffe dell’acqua allo scopo di pagare le multe delle quali non hanno alcuna colpa ma è la falsa opinione che dilaga nei riguardi del falso giudizio “gli acquedotti sono ‘vecchi”.

La vecchiaia del sistema idropotabile italiano non consiste affatto nel pessimo stato degli impianti tanto fatiscenti da essere chiamati “colabrobdo”. Invece i sistemi idropotabili italiani sono vecchi come concezione, come strategia generale di raccolta accumulo e distribuzione di acqua che viene ancora oggi attuata sulla base di quei principi sorpassatissimi che vengono insegnati alle università e che trionfano ancora quando si realizzano opere acquedottistiche : questo è il vero problema!

Basterà esaminare la tecnica della distrettualizzazione che trionfa al giorno d’oggi e che pontifica successi inesistenti quando, invece di porre rimedio ai disastri, li rendono longevi istituzionalizzando un deleterio stato di fatto.

Se un acquedotto denuncia perdite del 50% della sua acqua non si pensa affatto che occorra rivedere le basi su cui si fonda ma invece vi si rimedia con la distrettualizzazione che consiste nel suddividere la rete in tante minuscole sottoretii . In altri termini, siccome non si conoscono né le buone regole di costituzione di un acquedotto e nè si è a conoscenza del suo funzionamento reale, allora lo si divide in tante piccole partii di ognuna delle quali, essendo alimentata da una sola condotta, si può finalmente conoscere portate e perdite reali. Fatto questo ci si accorgerà troppo tardi che nella pratica per una questione di mancata conoscenza, si è distrutto quello che rappresenta la migliore prerogativa di una rete e cioè la sua grande interconnessione e si provvede in tutta urgenza a reciderla sminuzzando la rete stessa..

Questo è solo uno dei molti aspetti della questione ma ve ne sono molti altri. Penso alla mancata percezione della necessità di cambiare i contatori di utenza sostituendoli con apparecchi multifunzione, penso alla costituzione, non di reti minuscole ottenute con il citato spezzettamento ma, al contrario, nel costituire grandi reti funzionanti a pressione regolata intelligentemente il che presuppone per prima cosa di eliminare le vasche di carico per sostituirle con la immissione diretta in rete a pressione variabile.

E’ inutile portare esempi : è la mentalità retrograda da vincere!!

Nel frattempo aspettiamo le nuove bollette dell’acqua maggiorate per pagare la consistente multa già comminata dalla Ue.

Pubblicato su News. Leave a Comment »

LE DELUDENTI POSSIBILITÀ’ DI ACCUMULO DELL’ENERGIA ELETTRICA

Rileggendo l’articolo ” Accumulare energia elettrica, un problema di difficile soluzione” del 30.11.2014 rilevo dei validi  motivi per riportarlo all’attualità poiché vi intravedo una possibile  risoluzione di problemi che stanno diventando sempre più pressanti mentre risalta la tendenza negativa di uno scarso impegno dei tecnici specialisti e delle industrie del ramo per le ricerche innovative nello specifico settore.

Sembra impossibile che il grande progresso tecnologico che interessa tutti i campi dell’odierno vivere umano non riesca ad escogitare dispositivi di nuovo tipo che in poco volume e poco peso siano in grado di accumulare ingentissimi quantitativi di energia elettrica. La disponibilità di tali eccezionali strumenti apporterebbe una benefica e straordinaria rivoluzione in molti settori a partire dai mezzi di trasporto privati  che diventerebbero tutti ad alimentazione elettrica con i vantaggi che ne derivano, continuando con un rilevante incremento degli impianti solari di produzione di energia elettrica i quali, con le attuali modeste possibilità di accumulo. finiranno per mettere in luce la loro vera essenza che è quella di non risolvere nulla se non di approfittare delle sovvenzioni statali. Man mano che saranno prodotti i nuovi tipi di pannelli solari  verrà  a galla la necessità di smaltire quelli vecchi e quindi sarà vanificata la ammortizzazione delle spese private e pubbliche sostenute per la originaria installazione dei pannelli stessi . L’utilità dei nuovi accumulatori darebbe notevoli migliorie in molti settori con vantaggi notevoli sia campo economico che in quello ambientale.

Purtroppo l’uscita di questi rivoluzionari accumulatori non si profila incomprensibilmente in nessun orizzonte e quindi appare  necessario ricorrere ai ritrovati alternativi che, come ne caso in esame, devono sfruttare delle metodologie complesse e chiaramente di ripiego se confrontate con la soluzione vera prima enunciata.

In questa sede la mia proposta viene descritta molto sommariamente.

Schema di serbatoio idropneumatico. Cliccare per ingrandire

Schema installazione serbatoio idropneumatico.di tipo aereo

Il principio ispiratore è simile a quello degli impianti idroelettrici reversibili che si può affermare costituiscano l’unica possibilità, anche se poco razionale per le rilevanti perdite che accusa, di grande accumulo di energia elettrica oggi esistente essendo basata su due laghi posti a quote altimetriche differenziate e conseguente duplice azione di produrre energia elettrica sfruttando il salto utile ed in secondo luogo del procedimento opposto messo in atto in opportuni periodi per dar corso al risollevamento nel lago superiore della stessa acqua che prima aveva fatto girare le turbine, le quali, in questa fase e vista la loro caratteristica precipua di essere reversibili, sono usate come pompe .

Esempio di serbatoio idropneumatico orizzontale interrato costituito da una tubazione di grande diametro e lungjhezza. (cliccare p'er ingrandire)

Esempio di serbatoio idropneumatico orizzontale interrato costituito da una tubazione di grande diametro e lungjhezza.
(cliccare p’er ingrandire)

Senza entrare nei dettagli delle opere necessarie che si possono trovare nell’articolo “Il serbatoio idropneumatico”…. si tratta di realizzare un grande contenitore di acqua ed aria del tipo aereo di cui alla prima figura allegata oppure sotterraneo e  destinato a funzionare come serbatoio idropneumatico accumulandovi grandi quantità di acqua mantenuta in pressione da un cuscino superiore d’aria che consente di variare il volume invasato facendo variare la pressione da un minimo di 2 bar in corrispondenza di un livello dell’acqua basso per arrivare fino ad 8 – 10 bar a serbatoio pieno. L’accumulo ha luogo sfruttando i cascami di energia cioè tutta quella in eccesso rispetto al fabbisogno e che i pannelli solari producono quando il sole splende e  l’energia così derivata,  non essendo richiesta e quindi non sussistendo alcuna possibile accumulazione, andrebbe perduta. Una volta riempito d’acqua in pressione il serbatoio idropneumatico è possibile  effettuarne il recupero tramite  le pompe reversibili (PAT pump as turbine) che in tale fase si comportano come turbine.

Pubblicato su News. Leave a Comment »

GLI INSEGNAMENTI CHE SI POSSONO TRARRE DALLE LETTURE DEGLI ARTICOLI DI QUESTO SITO

grafico di durata dei fenomeni naturali

grafico di durata dei fenomeni naturali. Nelle ascisse i tempi, nelle ordinate i valori

In un articolo del presente sito avevo commentato il grafico che ripeto qui a lato per sostenere che esso rappresenta bene la casistica molto frequente in natura ed in base alla quale i fenomeni di valore molto elevato sono sempre in numero estremamente esiguo mentre man mano che si scende con la qualità dei fenomeni medesimi la curva che li rappresenta si appiattisce per allungarsi moltissimo nei valori modesti. Come dire che le cose belle sono pochissime mentre quelle insignificanti sono molte.

La stessa regola resta valida per il grafico del numero di lettori che esaminano i miei articoli in cui appare a prima vista un andamento del tutto simile a quello della precedente figura. Ritengo però interessante verificare se in tutto questo esiste una motivazione e soprattutto se vi si possono ricavare utili indicazioni.

Come si può vedere dal grafico della fig. n. 2 che si riferisce agli articoli effettivamente aperti dai lettori nei tre anni di vita del presente sito, si nota subito che al primo posto e con un numero di letture veramente notevole, se paragonato a tutto il resto del grafico,. è occupato dall’articolo “ impianti di sollevamento ”. In questo primato io intravedo una ragione specifica in quanto, essendo ridotto quasi a zero il numero degli acquedotti che funzionano completamente a gravità, l’insieme di apparecchiature elettromeccaniche ed elettroniche che provvede a dare meccanicamente la necessaria pressione di funzionamento agli acquedotti, non solo riveste un ‘importanza capitale ma soprattutto eccelle nelle molte e variabilissime possibilità di realizzazione e di gestione degli impianti il che fa aumentare a dismisura l’interesse di coloro che si dedicano o che hanno passione e curiosità per gli acquedotti. Tanto per citare qualche titolo basterà nominare il sollevamento in serbatoio o a pressione variabile direttamente in rete, le pompe a velocità variabile, le pompe sommerse e quelle a girante immersa, l’automazione intelligente tramite impianto di telecomando, il funzionamento in parallelo o in serie delle pompe ecc. ecc. Tutto ciò ed il molto altro che occorrerebbe elencare, rendono alto il valore dell’argomento

 

grafico-visite-a-tutto-2016

Grafico del numero di letture degli articoli del sito tuttoacquedotti. Nelle ascisse i nomo degli articoli, nelle ordinate il numero di articoli

Un articolo che nella serie si trova abbastanza staccato dal precedente ma occupa una posizione di netto privilegio come deve considerarsi il secondo posto è quello denominato “il pericoloso colpo d’ariete trasmesso in rete dalle pompe . Mi riesce abbastanza difficile giudicare una presenza del genere. E’ ben vero che i colpi d’ariete che si verificano negli acquedotti rappresentano un grave rischio di rottura di condotte ed apparecchiature stradali o di centrale ma non mi sembra che questo rappresenti un fatto di eccezionale importanza anche perché sussistono i rimedi per attenuare gli effetti negativi descritti appunto nell’articolo in argomento. Ciononostante non è senz’altro il caso di mettere in secondo piano la intensa attenzione prestata dai miei lettori al citato colpo d’ariete in quanto ciò sta ad indicare che il problema esiste veramente.

L’argomento che nella statistica si trova in posizione ancora importante, come è senza dubbio la terza, è quello denominato “Rete di distribuzione”  cioè quell’insieme di opere che costituiscono la parte più cospicua ed importante di ogni acquedotto. Io mi auguro che la lettura di tale articolo abbia contribuito a diffondere nei molti interessati le soluzioni tradizionali e soprattutto quelle innovative che sono state propugnate comprovandone la buona riuscita anche con esempi di gestione reale oltre che con le verifiche teoriche fatto con modelli matematici.

Continuando nell’esame della serie di dati raggrupperei tutti tre assieme i seguenti argomenti, “introduzione al sito, “aria in condotta” e “serbatoi”, facendone rilevare l’importanza senza trovarvi nulla di speciale da aggiungere in questa sede nel mentre porrei un accento particolare sui seguenti due “Portate e perdite” , “pressione” in quanto l’averli compresi tra gli articoli importanti è un rassicurante indizio che molte persone ne hanno stimato la molta valenza. E’ un fatto consolante che da almeno una decina d’anni si sia finalmente capito l’importanza che assume la pressione di esercizio delle condotte dell’acqua potabile e quindi si siano compiuti fior di studi ed esperienze per determinare l’entità reale delle perdite occulte d’acqua e realizzare. metodologie serie per ridurne il valore. Tra di esse è essenziale la regolazione intelligente della pressione di esercizio di cui si è molto trattato nel sito.

Se si esamina il grafico della fig.2 balza agli occhi che a partire dall’ultimo elemento prima indicato e cioè “ pressione “ il grafico presenta un marcato punto di flesso, quasi una linea di demarcazione che separa gli argomenti importanti da tutti gli altri che numerosissimi finiscono a poco a poco per ridursi in numero bassissimo di letture.

La conclusione di questa nota fa apparire chiaramente quali sono gli argomenti di tecnica acquedottistica che sono più diffusi tra lettori di un sito che tratta esclusivamente di acquedotti e, poiché l’intero modo di vivere dell’era moderna comprendendovi qualsiasi attività commerciale, industriale, sanitaria., ambientale ecc. ecc. si usa basarla sui dati statistici rilevati tramite i test più disparati, ritengo che sia il caso di consolidare la conoscenza, attraverso i modi resi molto accessibili ai nostri giorni .

Gli argomenti che in sostanza emergono dalla presente e che vengono qui riassuntivamente elencati rallo scopo di sollecitarne una attenta considerazione sono i seguenti:

– gli impianti di sollevamento

– il colpo d’ariete

– la rete di distribuzione

– i serbatoi

– introduzione alla lettura del sito “tuttoacquedotti”

– aria in condotta

– serbatoi

– portate e perdite

– pressione

Pubblicato su News. Leave a Comment »

GLI ERRORI POSSONO ANCHE DIVENTARE UTILI DOPO MOLTI ANNI

altratecnica-triangolazione

Esempio di triangolazione per il tracciamento di un impianto idroelettrico compresa la diga

Appena diplomato geometra ho avuto la fortuna di lavorare con lo studio topografico Aureli di Feltre dove ho potuto mettere in pratica le nozioni di topografia imparate a scuola e soprattutto la tecnica vera di rilievo e tracciamento di importanti opere. Quello che mi appassionava di più era il tracciamento dei manufatti in quanto avevo la soddisfazione di vedere il risultato pratico di strutture la cui costituzione reale dipendeva proprio da me in quanto il tracciamento costituiva la base su cui edificarle.

altratecnica-diga-val-noana

Esempio di diga costruita per conci

In particolare per le dighe ad arco cupola era essenziale fornire ogni mattina al primo aprirsi del cantiere i punti in base ai quali I carpentieri potevano erigere le casseforme di getto del calcestruzzo. Allora la costruzione dalla diga aveva luogo per strati di due metri di altezza e quindi dovevo riportare con la massima esattezza possibile quei dettagli che erano necessari per definire i limiti di getto relativi ad un piano posto a due metri sopra quello già realizzato. Sono necessarie tre importanti precisazioni. La prima riguarda i dati di partenza che erano stati forniti dal progettista della diga e che consistevano in una serie di equazioni atte a definire nello spazio tutta la diga in funzione della quota altimetrica cui ci si voleva riferire. Ad esempio se io dovevo tracciare i punti posti a quota “tot” metri rispetto al piano di riferimento di cantiere dovevo calcolare, sempre con riferimento alla quota “tot” e tramite l’equazione dei centri la posizione analitica del centro di curvatura del paramento di monte e di quello di valle, dalla equazione delle aperture angolari gli angoli al centro relativi alle pareti dei conci e poi dalla equazione del cerchio relativo al paramento di monte e di quella del paramento di valle calcolare i raggi e la posizione di punti equidistanti che definivano tutto il contorno dell’elemento da costruire.

Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato su News. Leave a Comment »

IL CODICE DI EFFICIENZA DEGLI ACQUEDOTTI

Fon99cannelle

Il rifornimento idropotabile negli anni passati

Il servizio di rifornimento idropotabile riveste per la società moderna un’importanza così fondamentale da imporre un vero codice che regola la costituzione e la gestione degli impianti e che potrebbe configurarsi nei seguenti sei articoli. L’ordine della loro elencazione è volutamente casuale in quanto si ritiene abbiano tutti la stessa valenza fatta eccezione per l’argomento elasticità di funzionamento che brilla per la sua quasi totale assenza dagli acquedotti in normale esercizio ed e’ per questa sua particolarità avrebbe meritato il primo posto..

       1. Semplicità costruttiva e di esercizio.

La costituzione e di conseguenza anche il funzionamento degli acquedotti deve esser impostato su basi lineari e prive di inutili complicazioni. Ciò appare evidente nell’espletamento di una funzione diventata normale nei moderni acquedotti e cioè nelle modalità di sollevamento meccanico dell’acqua, funzione nella quale è facile invece trovarsi in presenza di sistemi complessi o di metodologie sorpassate che dovrebbero essere state abbandonate molti anni or sono. Il campo è molto vasto e in questa sede mi limiterò a riportare solo alcuni esempi.

IdrostaticaFinale

Schema di alimentazione classica con vasche in quota ovvero la semplicità che non è ammessa

E’ da segnalare il circolo vizioso che ha luogo quando rilevanti portate d’acqua vengono sollevate a quote elevate per poi dover abbattere la eccessiva pressione che ne deriva. Ciò risulta particolarmente evidente nelle reti d’acquedotto ancora alimentate da vasca di carico posta naturalmente ad una quota altimetrica specificamente elevata perché destinata a far fronte alle punte massime di consumo dei territori idraulicamente difficili da servire. Logicamente tale quota diventa invece esuberante in tutti periodi di consumo minore e per tutte le altre aree il chè è chiara dimostrazione dell’errore di partenza in quanto tali vasche dovrebbero da anni ed anni essere state sostituite da metodi di immissione diretta in rete a pressione regolata.

Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato su News. Leave a Comment »

LE ABISSALI DIFFERENZE TRA LA “sustaining innovations “ AMPIAMENTE ADOTTATA NEGLI ACQUEDOTTI E LA “ disruptive innovations “ CHE DOVREBBE SOSTITUIRLA

Adotto i due termini in inglese perché non ne conosco una valida traduzione in italiano. Come risulta dalle dotte disquisizioni ampiamente dibattute su internet, si tratta di due diverse modalità di aggiornamento o sistemazione radicale di situazioni obsolete in molti settori commerciali, industriali, artigianali o del terziario e quindi anche negli acquedotti a cui è dedicato questo sito. Consiste nel primo caso ( sustaining innovations ) nell’introduzione di funzionalità aggiuntive o nel miglioramento di alcuni attributi, mentre la “ disruptive innovations “ del secondo caso applica un insieme di funzionalità completamente nuove e spesso lontane da quelle classiche di normale attuazione.

VascaCarico

Una delle errate modalità di alimentazione delle reti : la vasca di carico

E’ ben noto come la situazione dell’alimentazione idropotabile in Italia sia fortemente compromessa per molteplici motivi che vanno dalla suddivisione del territorio in tanti piccoli e differenziati acquedotti in luogo di pochi grandi sistemi a rete, ed inoltre sia compromessa a causa della tecnica antiquata adottata nella costituzione e nella gestione che non hanno ancora assimilato i moderni ritrovati arrivando alla conclusione di sistemi aventi alti costi di esercizio, cattivo sfruttamento delle risorse ed infine un servizio insufficiente con enormi perdite occulte. La tendenza effettivamente adottata fa parte del primo dei due metodi di cui si è detto. Infatti è consolidata consuetudine l’apportare continue migliorie ritenendo ogni volta di aver risolto i problemi ed invece compiendo il madornale errore di mantenere inalterato lo schema funzionale di base impedendogli di fatto di passare ai nuovi insiemi razionali.

.

.

profiloconfrontopiezom

Schema di confronto tra alimentazione con vasca di carico e immissione diretta in rete a pressione regolata

Il concetto sarà reso ancora più comprensibile dalla descrizione dettagliata di esempi concreti. E’ classica la situazione di un acquedotto, che rappresenta la stragrande maggioranza di quelli italiani, di vecchia costruzione ed il cui schema costitutivo ha l’alimentazione della rete sempre attuata tramite vasche di carico, acquedotto che è munito di serbatoi di riserva e compensazione delle portate posti in corrispondenza della linea piezometrica, come sono ad esempio i serbatoi pensili, ed è composta da una rete unificata anche per territori scoscesi con serbatoi di accumulo a terra ed a regolazione rudimentale volta alla ricerca continuativa del massimo livello di riempimento. Ne derivano inconvenienti gravi alcuni dei quali solo esemplificati dalle eccessive perdite occulte, da una pressione di consegna dell’acqua molto elevata nei periodi di basso consumo che provoca il maggior volume di perdita, dai serbatoi che essendo quasi sempre pieni non effettuano affatto la richiesta compensazione delle portate. Ciò che fa veramente specie e che conferma quanto sostenuto sopra, è la modalità di risoluzione dei problemi che viene erroneamente seguita. Una delle regole assurde attribuisce tutti i problemi al pessimo stato delle condotte stradali e di conseguenza che il primo intervento, assai costoso, sarebbe concentrato nella sostituzione delle condotte ammalorate con condotte nuove ma del tutto simili a quelle preesistenti e tutto ciò senza verificare se non sia il caso di approfittare dell’intervento a gran parte della rete per apportarvi delle modifiche di base come potrebbero comprendere, ad esempio, la eliminazione delle vasche di carico da sostituire con l’immissione in diretta in rete a pressione regolata. Un altro errore grossolano consiste nella utilizzazione della distrettualizzazione, e cioè della suddivisione della rete in tante sottoreti considerata come il solo metodo valido per conoscere e quindi correggere il funzionamento anomalo della rete stessa. Facendo in questo modo si seziona in più parti il magliaggio degli acquedotti con tutti i danni che questo comporta. Sussistono molti altri inconvenienti che sono stati ampiamente spiegati nei vari articoli di questo sito, ci si limita ad accennare al metodo basilare che dovrebbe essere adottato per passare alla seconda, provvidenziale delle due modalità prima elencate e cioè alla “disruptive innovations “ Si tratta di apportare all’intero sistema acquedottistico una rivoluzione radicale da realizzarsi sia pur piano piano attraverso gli anni ma che in ogni caso sia atta a rendere gli acquedotti “figli del telecontrollo” e cioè costituiti in modo che, abbandonati molti dei sistemi classici che sono ormai totalmente obsoleti, siano non solo modulati dall’impianto di telecontrollo/telecomando costantemente in funzione delle condizioni reali di tutto l’insieme a partire dalla disponibilità delle fonti, dalle modalità di accumulo, di pompaggio, di regolazione delle pressioni, dall’entità delle perdite, dalla prevenzione e riparazione dei guasti ecc. ecc.. ma che soprattutto preveda una costituzione degli acquedotti che sia funzione diretta del tele controllo ce delle sue le sue grandi e spesso inutilizzate risorse.

La conclusione di questa breve nota è la conferma delle spiegazioni del “ disruptive innovations “ vista come una metodologia assolutamente essenziale per l’ammodernamento razionale in campi vastissimi tra i quali è necessario assolutamente comprendere e quindi caldeggiare con tutti i metodi disponibili di diffusione anche il settore approvvigionamento idrico.

Pubblicato su News. Leave a Comment »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: