L’INDIGNAZIONE CHE OGNI CITTADINO DOVREBBE ESPRIMERE CALOROSAMENTE NEI RIGUARDI DELLE MODALITA’ DI FORNITURA DELL’ACQUA POTABILE

LETTURISTA

Un letturista dell’acqua potabile in azione

Lo spunto per indurmi a scrivere questa nota è banale. Il fatto è che non passa settimana senza che via internet non mi venga rivolto una o più offerte del lavoro di lettura dei contatori delle utenze private di vari acquedotti italiani. Questa circostanza mi porta a chiedermi come sia possibile che in questa era di progresso tecnico sensazionale possa ancora esistere una modalità di fatturazione dei consumi privati di acqua potabile basata sulla lettura che una persona deve fare girando di casa in casa, spesso entrando all’interno di scantinati o garages per effettuare un lavoro che potrebbe anzi dovrebbe, per molte ovvie ragioni, essere effettuato automaticamente. Detto in questi termini la faccenda non assume quell’importanza che essa ha. E’ chiaro che i contatori dovranno essere quanto prima cambiati ma sicuramente per molteplici altre e ben più importanti ragioni di quella inerente la automatizzazione della lettura dei consumi trimestrali onde semplificarne la fatturazione !

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L’IMPIANTO DI TELECONTROLLO E TELECOMANDO DEGLI ACQUEDOTTI DEVE CONSIDERARSI STRUTTURA PRESENTE IN TUTTI GLI ACQUEDOTTI

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Lo schema generale di un acquedotto ancora ritenuto valido. In rosso è riportata la piezometrica, ufficialmente non considerata per nulla, di quello che succede nelle giornate di basso consumo

In molti articoli tecnici inerenti gli acquedotti molto spesso lo svolgimento in automatico delle operazioni sottintende la presenza degli impianti di telecomando e telecontrollo anche senza che ne venga fatta una menzione specifica. Ad esempio quando viene semplicemente indicato che le pompe a velocità variabile sono regolate in funzione della pressione di rete, si arguisce immediatamente che tale modulazione è operata dall’impianto di telecontrollo che costituisce, anche se non se ne parla esplicitamente, l’irrinunciabile elemento base della stragrande maggioranza degli acquedotti. Nel mentre si conferma anche in questa sede che non è essenziale insistere sulla presenza del telecontrollo come elemento base degli acquedotti essendo ormai diventato un normale ed importante componente del servizio idropotabile in tutte le sue accezioni, si fanno notare due diversi modi di concepire l’impianto di telecontrollo stesso : l’uno ben noto in quanto ne fanno parte di fatto la stragrande maggioranza delle installazioni già funzionanti e l’altro per nulla diffuso ma che avrebbe delle doti eccezionalmente valide.

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I serbatoi pensili sono da considerare un inutile orpello di una teoria acquedottistica superata

La circostanza presenta un indubbio interesse in quanto la maggior parte dei sistemi elettronici ed elettrici perfettamente funzionati ed appartenenti alla prima delle due categorie citate, sono nati per eseguire del tutto razionalmente ed automaticamente grosso modo le stesse funzioni che una volta venivano fatte manualmente ma con una caratteristica fondamentale che vede gli acquedotti costituiti secondo le vecchie regole fatta salva qualche modifica dei componenti specifici. Tanto per fare degli esempi la gran parte degli acquedotti, anche se attualmente dotati di sofisticatissimi sistemi di automatizzazione basati sull’uso del computer ed alle volte dotati anche della possibilità di simulazione eseguita con modello matematico, purtuttavia possiedono reti di distribuzione ancora alimentate da vasche di carico tuttora ritenute il modello insuperabile di immissione in rete dell’acqua potabile. Al contrario ritengo facilmente dimostrabili i grandi vantaggi che si otterrebbero dando luogo alla immissione diretta in rete senza presenza di vasche di interruzione idrica ed a pressione regolata dal sistema di controllo automatico. Lo stesso dicasi della presenza dei serbatoi pensili che dominano le città di pianura anche se per la maggior parte messi fuori servizio essendo oggi ben presenti gli enormi vantaggi che si ottengono regolando la pressione di rete più in alto o più in basso del pensile a seconda del variare del fabbisogno d’acqua. In altre parole troppi sono gli acquedotti ancora basati sulle regole nate quando c’erano fonti sovrabbondanti rispetto al fabbisogno, quando la corrente elettrica aveva costi molto bassi e la preoccupazione dei progettisti era concentrata sulla necessità di vincere i momenti di massima richiesta idrica dell’utenza senza preoccuparsi di quello che succede nei restanti periodi di tempo, periodi che tra l’altro costituiscono la grande maggioranza durante l’annata tipo. E’ infine da rilevare come il fatto di aver dotato un insieme idropotabile, che è ancora basato su concetti obsoleti, di un servizio così moderno e  funzionale come l’impianto di telecontrollo determina la falsa convinzione di averlo razionalizzato nel miglior modo possibile nel mentre tutto ciò non solo non corrisponde a verità considerato che nella realtà l’acquedotto conserva i citati problemi di obsolescenza ma soprattutto perché la sua posa in  opera, secondo le modalità descritte, provoca il rinvio  sine die della attuazione di quella rivoluzione di base che, per i brillanti risultati che è in grado di dare, avrebbe dovuto invece precedere  l’installazione del telecontrollo medesimo.

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Esempio di dannosa suddivisione in tanti distretti della rete acquedottistica di una città pianeggiante come Padova: ma non si poteva raggiungere gli stessi risultati senza rovinare totalmente una rete così ben interconnessa?

Si arriva alla deleteria conclusione che l’ammodernamento vero degli impianti  non verrà, di fatto, mai più eseguito con le gravi conseguenze che è facile immaginare e che si constata di fatto nei numerosi acquedotti che sono tuttora dotati di vasche di carico, nella presenza degli inutili serbatoi pensili che si notano dovunque e nella mancanza di molti rivoluzionari  dispositivi. In questo senso è eclatante la diffusione della cosiddetta distrettualizzazione che, nonostante provochi il danno di spezzettare la rete ben interconnessa in tante piccole sottoreti, viene vista come il toccasana per la riduzione delle perdite e per poter finalmente conoscere il funzionamento reale della rete acquedottistica mentre, come è dimostrato in alcuni articoli di questo sito, essa non è altro che la dimostrazione dell’incapacità di ottenere gli stessi risultati usando la tecnica moderna basata sulle nuove teorie di modelizzazione  e di calibrazione delle reti stesse senza provocarne la dannosa mutilazione. A tutto ciò è da aggiungere il ritardo che va maturando il ricambio dei contatori di utenza che se fossero quanto prima sostituiti da apparecchi multifunzione agevolerebbero e semplificherebbero tutta l’attività acquedottistica nel senso prima indicato.

A questo punto occorre passare al secondo tipo di utilizzazione dell’impianto di telecontrollo, utilizzazione che può riassumersi in un breve motto: occorre che gli acquedotti siano figli del telecontrollo. In altre parole la presenza dell’apparecchiatura che forma l’oggetto della presente nota, dovrebbe portare alla costituzione di acquedotti completamente diversi da quelli tradizionali ottenendo grandi vantaggi, nella costruzione e nella gestione ivi compresa la determinazione in modo automatico e continuativo delle perdite ed infine la loro drastica riduzione.

Si evita qui di fornire altri dettagli più volte descritti in questo sito e soprattutto nell’articolo Acquedotti figli del telecontrollo…………………….  cui si rimanda per gli eventuali dettagli.

In conclusione si fa presente come non sia assolutamente necessario citare la presenza del telecontrollo quando si scrive degli acquedotti nel mentre sarebbe indispensabile tenerne ben presente la caratteristica essenziale che è quella di provocare la tanto auspicata rivoluzione nella costituzione fondamentale dei sistemi idropotabili con l’ottenimento di vantaggi notevolissimi più volte descritti in questo sito.

LA MODERNA RAZIONALIZZAZIONE DELLE RETI D’ACQUEDOTTO

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Schema della rete tradizionale

Lo schema idraulico riportato a lato e ricavato dall’articolo ” Ottimizzazione dei sistemi di sollevamento in livello e in portata nell’ottica del risparmio energetico e conservazione delle risorse idriche”. Di Cesare Pallucca, rappresenta un acquedotto che, come risulta dal titolo, possiede le migliori caratteristiche di ottimizzazione dei sistemi idropotabili. Di fatto vi sono rispettati tutti i canoni classici della letteratura tecnica e che all’università vengono insegnati ai futuri ingegneri ed inoltre impiegate le nuove pompe a velocità variabile  che rappresentano una vera e positiva rivoluzione del sollevamento dell’acqua degli acquedotti.

Nel mio precedente articolo ACQUEDOTTI – ESEMPI E POMPOSE AUTO CELEBRAZIONI ERRONEE avevo descritto le notevoli migliorie che si potrebbero apportare ad un acquedotto come quello descritto e  magnificato su internet come acquedotto ideale. Le migliorie da me proposte le quali, nonostante presentino un impegno tecnico ed economico tutt’altro che difficoltoso risultano poco apprezzate, si riferivano soltanto alla rete di distribuzione da alimentarsi in maniera totalmente diversa da quella del progetto stesso cioè non tramite vasca di carico o torrino piezometrico come viene chiamato nel progetto medesimo, ma con immissione diretta in rete a pressione regolata ed offrono , come risulta dal mio articolo citato, dei vantaggi notevoli sia in termini di economia di esercizio che di migliore risultato nella distribuzione idropotabile

Riprendo ora l’esempio per indicare un’altra notevole miglioria che riguarda questa volta le opere di captazione e di compensazione della portata dell’acqua di falda.

Nell’esempio dell’ing. Pallucca si prevede di utilizzare i non meglio precisati avviatori statici che presumibilmente provvedono a fermare le pompe a serbatoio pieno ed a rimetterle in sequenza in moto quando il livello cala. A mio avviso anche questa disposizione che viene descritta come una modalità ottimale di esercizio effettivo dei serbatoi di compenso degli acquedotti, risulta consigliabile solo in particolari e limitate condizioni di funzionamento mentre nella situazione che si presenta con la maggior frequenza risulta senza dubbio non adeguata. Si tratta infatti di un metodo di regolazione che tende sempre a mantenere i serbatoi al loro massimo riempimento, e che va bene nei giorni di consumo elevato ma durante tutte le altre giornate di consumi normali o addirittura inferiori alla media, provoca un funzionamento anomalo dei serbatoi stessi che, visto il diminuito fabbisogno dell’utenza, resteranno al loro massimo livello per tempi lunghissimi e quindi rinunciando ad adempiere al loro compito precipuo che consiste nell’effettuare sempre una razionale compensazione delle portate utilizzando di giorno i volumi d’acqua accumulati nella notte onde coprire le punte diurne di consumo. In realtà si verifica invece che in dette giornate di bassi consumi tocca interamente gli impianti di produzione di mantenere una portata variabile e cioè bassa durante la notte e più elevata nelle ore diurne con tutti i problemi che un funzionamento del genere provoca.

La soluzione che viene qui propugnata prevede, assieme alla immissione in diretta in rete a pressione regolata già spiegata nell’altro articolo, di concentrare la compensazione nel serbatoio a terra di arrivo dell’acqua dai pozzi e dal quale pescano le pompe a velocità variabile con una particolare modalità di regolazione che sostituisca quella che tende ad avere il serbatoio sempre al massimo livello di cui tratta l’esempio in oggetto.

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Diagramma dei livelli imposti nel serbatoio di compensazione giornaliera

Lo scopo di riuscire ad utilizzare in tutte le giornate dell’annata tipo e quindi anche nei giorni di basso consumo, tutto il volume accumulato durante la notte riuscendo in tal modo ad emungere dai pozzi una portata che si avvicina a quella media giornaliera, viene raggiunto installando, come meglio spiegato nell’articolo “La regolazione dei serbatoi di compenso degli acquedotti” un’apparecchiatura automatica che mantenga pedissequamente e di minuto in minuto il livello del serbatoio alle quote previste nel diagramma giornaliero dei consumi all’uopo predisposto e comunque modificabile sulla base dei risultati effettivi di esercizio. Ad esempio prefissando e memorizzando nell’apparecchiatura di regolazione il grafico riportato nella figura a lato si impone al serbatoio di riempirsi ogni giorno dalle ore 1 alle ore 6 per iniziare svuotarsi dalle ore 7 per poi proseguire con una determinata cadenza durante tutte le giornate di funzionamento. Come si è potuto constatare in esercizio reale di acquedotti aventi serbatoi di compensazione regolati secondo le modalità descritte, si ottiene il notevole vantaggio di far produrre ai

Esempio di raffronto tra portate diurne e notturne prodotte in funzione della produzione giornaliera

Esempio di raffronto tra portate diurne e notturne prodotte in funzione della produzione giornaliera

pozzi una portata che in tutte le giornate sia a basso che ad alto consumo totale  mantiene un valore pressoché costante durante tutto il ciclo delle 24 ore e con una maggiorazione più meno lieve a seconda del totale consumato nell’intera giornata ma comunque sempre più elevata nelle ore notturne rispetto a quelle diurne il che rappresenta un ulteriore beneficio essendo facilitata e più economica la produzione notturna rispetto a quella diurna. (vedi grafico a lato)

A conclusione della nota si ribadisce come le due modalità di funzionamento delle reti acquedottistiche sopra indicate rappresentano dei vantaggi notevoli che unite a quelle già indicate in un precedente articolo costituiscono un notevole bagaglio che dovrebbe adottarsi in molte realtà acquedottistiche

 

ACQUEDOTTI – LA POMPA A VELOCITA’ VARIABILE REVERSIBILE ( PAT = PUMP AS TURBINE )

Pompa centrifuga verticale

Esempio di piccola pompa centrifuga compatta

Nel presente sito figurano molti articoli che elogiano a gran voce le pompe centrifughe a velocità variabile mettendo in risalto la funzione svolta con risultati così buoni da pronosticare che tra gli artefici principali della vera rivoluzione che dovrà interessare gli acquedotti figurerà senz’altro anche la suddetta pompa a velocità variabile.

La straordinaria macchina è di per sé reversibile in quanto oltre all’uso normale del gruppo motore/pompa utilizzato per il sollevamento dell’acqua, possiede anche quello alternativo di fungere da gruppo turbina/alternatore il quale, quando lo  si fa percorrere da acqua in pressione, fa ruotare le pale con produzione di energia elettrica tramite il motore diventato alternatore. In tal caso viene messa in luce una nuova importante possibilità del suo impiego negli acquedotti che consiste nel montare la pompa in senso contrario a quello normale e cioè collegando la tubazione di arrivo dell’acqua in pressione al raccordo di normale mandata della pompa mentre il collegamento elettrico con la rete Enel serve non a prelevare dall’Enel la corrente ma invece a scaricarvi quella prodotta. Sono da rilevare alcune particolarità.

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Schema di regolazione con condotta by-pass e valvola di regolazione a fuso

La prima riguarda la necessità di alimentare la pompa/turbina con acqua che possieda caratteristiche di portata e pressione congruenti con quelle proprie della macchina. Ad esempio se la pompa è stata costruita per sollevare 100 l/sec d’acqua ad un’altezza di 100 m, io devo immettere esattamente tale portata con una pressione di 10 bar. Poiché la cosa presenta delle difficoltà pratiche, si potrà ovviare affiancando al gruppo turbina/alternatore una condotta by pass con inserita una valvola a fuso di regolazione che consenta di modulare il funzionamento secondo queste basi. Ovviamente ciò avrà luogo dissipando parte del carico idraulico fino a ricondurre pressione e portata entro i giusti limiti.

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Schema della regolazione della velocità di rotazione della pompa/turbina tramite inverter

La seconda particolarità riguarda invece la velocità di rotazione del gruppo il quale, essendo la pompa/alternatore collegata direttamente con la linea Enel, sarà indotta a girare a giri fissi definiti dalla frequenza della corrente Enel. A questo punto entra in gioco anche l’inverter il quale, come nel caso delle pompe di sollevamento, viene inserito tra motore e linea Enel ed è in grado di svolgere l’azione determinante di modificare secondo bisogno la frequenza della corrente elettrica e quindi diventa un importante organo di regolazione della velocità di rotazione  del gruppo potendo effettuare la sua modulazione in continuo con sfruttamento di tutto il carico idrico disponibile in funzione di quello residuo di valle turbina senza che abbia luogo quella dissipazione energetica prima indicata e dovuta all’altro sistema di regolazione basato sulla  valvola di regolazione del by pass. In realtà questa valvola dovrà restare sempre chiusa ma pronta ad aprirsi in caso di fuori servizio del gruppo turbina/alternatore per ripristinare il moto dell’acqua grazie alla condotta by-pass oppure per correzioni di emergenza della pressione.

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Grafico giornaliero del funzionamento di rete acquedottistica priva di regolazione diffusa. Si noti l’aumento notturno di pressione e di perdita occulta cui bisogna ovviare con la regolazione della pressione

In conclusione si ritiene che la soluzione indicata basata sull’uso delle pompe centrifughe reversibili e con annesso inverter sia ottima ed inoltre presenti notevoli vantaggi, come la semplicità di regolazione, la sua facile reperibilità in commercio nelle più disparate caratteristiche costruttive e di esercizio, il modico costo di acquisto della pompa e dei ricambi ed infine per i buoni risultati che ne possono derivare sia nella costituzione dell’acquedotto e sia nella gestione. Un difetto che si riscontra è la limitata escursione della regolazione di velocità della PAT per ovviare alla quale occorre una attenta progettazione che determini con la maggior precisione possibile il tipo di pompa in funzione delle reali necessità idrauliche della condotta dove verrà installata

Infine si fa notare come anche il contenuto di questa breve nota faccia parte degli scopi primari del sito e cioè della regolazione spinta della pressione finale della rete acquedottistica curando ancora una volta di evitare la dissipazione di energia ricuperandola con la sua trasformazione in corrente elettrica. Viene anche raggiunto lo scopo di ricercare soluzioni semplici e realizzabili con apparecchiature di uso normale. Infine viene messa in luce l’importanza che sempre di più viene ad assumere la pompa a velocità variabile quale sorprendete mezzo che utilizzato a dovere , questa volta usata in modo inverso, provoca addirittura un positivo sovvertimento nella costituzione di base e nell’esercizio della gran parte degli acquedotti

UN FANTASTICO MA IMMAGINARIO SERBATOIO PENSILE D’ACQUEDOTTO

 

TorreOsservazione1L’opera della figura potrebbe anche essere un serbatoio pensile ma non lo è prima di tutto perché è solo un’immagine mai realizzata ed in secondo luogo perché si tratta di una torre di osservazione.

Lo descrivo qui perché nella mia fantasia lo riterrei uno straordinario serbatoio pensile di accumulo di acqua potabile avente più vasche a quota altimetrica diversificata e, proprio per questa sua caratteristica, nel mentre non riesco a vedere vantaggi per la sua funzione di osservatorio, ne presenterebbe molti se considerato serbatoio multiplo. In particolare la diversificata quota altimetrica delle vasche sarebbe una valida dimostrazione della necessità di immettere in rete l’acqua potabile a pressioni modulate.

In definitiva ho deciso di segnalarlo per le sue caratteristiche estetiche che colpiscono ed al tempo stesso per ribadire che la pressione di alimentazione delle reti deve essere di tipo regolata in funzione del fabbisogno ma per ottenere tale risultato , come più volte segnalato in questo sito, non occorre certamente erigere opere monumentali come quella in argomento essendo sufficiente il pompaggio in diretta tramite pompe a velocità variabile. In queste ultime considerazioni trova la sua piena giustificazione questa breve nota e cioè nel riaffermare che non esiste serbatoio pensile d’acquedotto né semplice né monumentale come quello della figura che non possa ma debba essere sostituito molto vantaggiosamente da dispositivi funzionali ed economici come quello citato della pompa a velocità variabile.

SerbatEUR

Il serbatoio dell’Eur a Roma di costruzione relativamente recente ha qualche somiglianza con quello descritto

FOGNATURA DI MESTRE : VERAMENTE IMPOSSIBILE PASSARE DALLA MISTA ALLA SEPARATIVA? (ARTICOLO DI ALTRATECNICA)

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Dimostrazione della assurdità del sistema di sgrondo. L’acqua reflua della Gazzera deve risalire a nord fino a Zelarino per poi ridiscendere , attraversare di nuovo la Gazzera per poter arrivare a Fusina

La fognatura di Mestre, come molte altre, si è venuta formando attraverso gli anni con la costruzione di tubazioni uniche cioè destinate contemporaneamente alla raccolta ed al convogliamento delle acque di pioggia ed anche di quelle reflue prevenienti dalle case di abitazione, dagli edifici artigianali ed industriali. Con l’allargarsi dell’area abitata anche la fognatura si è ingrandita in un primo tempo in modo spontaneo cioè senza alcuna regola. Al pervenire dell’obbligatorietà della depurazione delle acque reflue, a Mestre si è deciso di suddividere, dal punto di vista fognario, il territorio in sei piccoli bacini ognuno dei quali dotato di un proprio impianto di depurazione ubicato in zona baricentrica e destinato a ricevere le acque reflue e di pioggia del proprio bacino tramite una sottorete fognaria che vi converge radialmente. Tutte le acque reflue venivano sottoposte a trattamento scaricandole, a depurazione avvenuta, nei recettori finali costituiti da canali di bonifica o da naturali  corsi d’acqua.

Si può affermare che il sistema fognario rientrava allora nella consuetudine delle altre città simili a Mestre.

Il madornale errore è stato compiuto più tardi e cioè nei primi anni ‘90 quando è stato redatto il primo ed unico progetto generale delle fognature del territorio mestrino che avrebbe dovuto razionalizzare la rete soprattutto grazie alla decisione di eliminare alcuni degli impianti di depurazione che dal numero di sei si riducevano solo a due depuratori posti lungo il bordo della laguna e rispettivamente a est di Mestre in zona Campalto il primo e in zona diametralmente opposta cioè ad ovest in zona Fusina il secondo. In pratica il territorio di Mestre risultava diviso in due grandi bacini da un confine nord/sud con rispettivo recapito finale nei due impianti citati di Campalto o di Fusina.

Una soluzione fognaria razionale avrebbe invece dovuto basarsi sull’abbandono della descritta disposizione a raggiera degli ex sotto bacini, creando invece un diverso e funzionale schema idraulico di una rete che partendo dalle periferie della città confluisse razionalmente nei due impianti di depurazione di Campalto e di Fusina senza percorsi tortuosi. Così non è stato fatto!. Si sono invece mantenute le esistenti condotte che come detto confluivano a raggiera negli impianti locali di depurazione e si è realizzata l’unificazione di tutta la rete semplicemente trasformando gli impianti di depurazione sparsi per l’abitato in altrettanti impianti di sollevamento in grado di trasferire verso valle, con aggiunta di nuove condotte di collegamento di ogni impianto con il successivo ed in continua progressione dall’uno all’altro fino a raggiungere i citati due nuovi impianti di depurazione di Campalto e a Fusina. (vedi esempio nella prima figura dove si evidenzia che le acque della Gazzera devono dirigersi a nord fino all’impianto di Zelarino per poi tornare a sud ripassando attraverso la Gazzera )

Avendo confermato come sistema quello di tipo misto preesistente, la nuova rete veniva anche dotata di scaricatori di piena per lo più ubicati in corrispondenza dei sei impianti di sollevamento sorti in sostituzione dei sei depuratori e che svolgevano la funzione di scaricare nei canali di bonifica o nei rii naturali le acque reflue diluite da quelle di pioggia fino a renderle accettabili dai rii stessi. In pratica le acque per poter essere scaricate la loro portata doveva  superare cinque volte la corrispondente portata di acque nere.

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LA RAZIONALIZZAZIONE DELLE FOGNATURE DI MESTRE (ARTICOLO DI ALTRATECNICA)

 

L’attenta osservazione delle vicende relative al sistema di sgrondo delle acque piovane e di quelle reflue di Mestre e Marghera presenta un assieme razionale ed allo stesso tempo caotico ed anomalo.

Esistono piani ufficiali di  interventi di grande rilievo  volti a risolvere in maniera ottimale tutti gli intricati problemi.

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Planimetria generale delle opere comprese nel PIF (Piano integrato Fusina) Clicca per ingrandire

 Riguardano in primis il PIF ( Progetto Integrato Fusina ) dal quale deriverà un notevole miglioramento nel recapito finale delle acque a Fusina differenziando i reflui civili da quelli derivati dai processi industriali e prevedendo di riutilizzare le acque in uscita dagli impianti di depurazione fognaria (che saranno duplici in conseguenza delle due tipologie di acque da depurare) allo scopo di alimentare le industrie di Marghera tramite una nuova rete di distribuzione di acqua ad uso industriale. L’importanza di questo provvedimento è data dal conferire piena disponibilità di tutta l’acqua che, partendo dalla presa sul fiume Sile a Quarto d’Altino, arriva a Ca’ Solaro, allo scopo di alimentare la grande rete idropotabile regionale ( MOSAV = Modello Strutturale degli Acquedotti Veneti) e quindi potendo immettervi la notevole portata che in origine era invece riservata alle industrie di Marghera essendo allora  distribuita tramite l’acquedotto industriale.
Altri interventi in programma concernono  il cambiamento epocale della fognatura di Mestre la quale piano piano dovrà passare da tipo misto a tipo separativo prevedendo una doppia rete per acque bianche nere. Il processo è già iniziato con l’esecuzione di una nuova fognatura di tipo separativo che interesserà la zona di Viale San Marco in centro a Mestre

MarginamentoPalancolata

Particolare dei marginamenti delle macro isole di Marghera

Al tempo stesso una vera rivoluzione nelle acque in arrivo a Fusina riguarda le grandi portate che perverranno dal drenaggio dei marginamenti delle macro isole di Porto Marghera . Allo stesso modo non è da dimenticare che la chiusura del retromarginamento di Porto Marghera costituirà una lunga barriera continua che provocherà un pericolosissimo rialzo della falda freatica di Mestre, rialzamento cui si dovrà ovviare con la raccolta e collettamento nei canali di bonifica di tali acque di falda freatica.

Infine da rilevare la dismissione dell’impianto di depurazione fognaria di Campalto ed il completamento delle già iniziate opere al collegamento idraulico tra Campalto zona depuratore e Fusina con cui sarà possibile trasferire a Fusina stessa  tutte le acque reflue della parte est di Mestre che ora vi giungono tramite la rete fognaria.

Come si vede le decisioni ufficiali comprendono una serie di interventi fognari di valenza sia economica che tecnica notevolissima e senza dubbio molto vantaggiosa per il futuro dello sgrondo e depurazione delle acque di Mestre mentre altre, come l’eliminazione del rialzo della falda freatica di mestrina, non figurano in nessuno degli interventi già previsti ma si renderanno assolutamente necessari. ,

Quello che preoccupa è la realizzazione pratica di tali impotenti opere soprattutto a causa della loro mancata organizzazione globale.  Ci si chiede come sia possibile realizzare tale complesso di grandi opere senza che esista una progettazione dell’insieme di tutti gli  interventi che  sono tra di loro intimamente collegati ed interdipendenti e quindi devono formare l’oggetto di una progettazione generale unica che li comprenda tutti. Ovviamente qualunque opera fognaria o di sgrondo acque bianche o reflue da realizzare dovrà essere conforme a tale progetto generale pena venir a costituire, come avvenuto finora Mestre, un’accozzaglia di manufatti a sé stanti e che funzionano malissimo.

ImpiantoCampalto

L’impianto di depurazione di Campalto che sarà dismesso. Le sue acque verranno trasferite all’impianto di Fusina posto alla estremità opposta di Mestre per esservi trattate. E’ come dire: le acque portiamole a spasso. Prima all’estremità est di Mestre poi le mandiamo tutte a ovest, tanto non costa nulla!

Se poi si esamina lo stato reale delle cose si constatano le seguenti gravi anormalità.

La società alla quale era stata affidata la realizzazione del PIF  non ha ancora eseguito interamente le opere a lei affidate; si stanno completando i marginamenti della zona industriale di Marghera ma nessuno sa in dettaglio come smaltirne le acque della falda posta all’interno delle macro isole così come non si sa come sarà risolto il grave problema dell’aumento di livello che subirà la falda freatica di tutta Mestre quando i marginamenti delle macro isole saranno completati. Dall’altra parte Veritas continua a realizzare importanti lotti di fognatura senza curarsi per nulla dei grandi cambiamenti in atto. Notevoli difficoltà si riscontreranno nella trasformazione mista/separativa della rete fognaria di Mestre non essendone fissata alcuna modalità esecutiva anzi essendo stati solo realizzati alcuni campioni senza prevederne la futura strategia globale di attuazione. Nel frattempo grandi volumi d’acqua reflue non depurata  e quindi dannosissima vengono scaricati nei recettori finali e quindi in laguna direttamente oppure tramite gli scaricatori di piena della fognatura. Infine in  tutto ciò che riguarda la dismissione dell’impianto di depurazione di Campalto, pur trattandosi di una decisione definitiva  e razionale, ci si comporta come se l’impianto continuasse ad esistere indefinitamente nel mentre il trasferimento delle sue acque reflue a Fusina e quindi molto lontano, forse non rappresenta la migliore scelta nè dal punto di vista economico nè da quello funzionale.

Fognatuta CampaltpFusinaSi capisce come il traguardo da raggiungere sia lontanissimo e la soluzione definitiva sia praticamente irraggiungibile.

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FOGNATURA DI MESTRE: ERRORI CHE SI PAGHERANNO CARI ( UN ARTICOLO DI “ALTRATECNICA” )

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Corografia della zona interessata dalla nuova fognatura separativa: un’oasi in mezzo al deserto di Mestre dotato invece di fognatura mista

Chi scrive sta diffondendo da anni ed anni alcune affermazioni sulla fognatura di Mestre, da me stesso definite tragiche e che vengono continuamente confermate come tali. Alcune regole basilari su cui insisto, riguardano in dettaglio la necessità di costruire opere coordinate in tutto il territorio mestrino e dall’altro provvedere a trasformare la esistente fognatura di tipo misto in tipo separativo. L’assurdo si verifica le poche volte che i responsabili del sistema di sgrondo delle acque sembrano intenzionati, sia pur per motivazioni che esulano totalmente dalla mia persona, a seguire queste mie segnalazioni perché anche in tali rare occasioni riescono a rovinare tutto e trasformare un’azione positiva in un nuovo disastro.

L’ultimo progetto denominato “ RETE DI FOGNATURA SEPARATA NELLA ZONA DEL VILLAGGIO SAN MARCO-PROGETTO PRELIMINARE” concerne la ricostruzione dell’intero sistema fognante di Viale San Marco e zone limitrofe per un importo di circa 3.800.000 euro. L’elaborato progettuale comprende anche lo studio di massima della fognatura, sempre di tipo separativo, di alcune zone limitrofe per un importo totale di circa 17.000.000 di euro e componendo un’area complessiva  che l’elaborato progettuale citato definisce come area di di progetto generale  del tutto impropriamente in quanto essa costituisce solo una minima parte dell’intero abitato di Mestre, intero abitato che, di regola ed anche a norma di legge, dovrebbe essere nella sua totalità compreso nel vero ed indispensabile progetto generale della fognatura di Mestre.

Tra le altre cose gli elaborati progettuali contengono una disposizione, ivi considerata obbligatoria per tutto il territorio mestrino, la quale impone che le nuove fognatura di Mestre siano di tipo separativo cioè con due distinte reti idrauliche l’una destinata a raccogliere e convogliare all’impianto di depurazione le acque nere e l’altra ad effettuare lo stesso servizio relativamente alle acque bianche che devono essere deviate e direttamente scaricate nei canali di bonifica. Questa decisione, importantissima e senza dubbio lodevole, dovrebbe attraverso gli anni apportare benefici notevolissimi per le particolarità del territorio mestrino dotato di numerosi canali di bonifica che sono di per sé adatti a ricevere direttamente le acque bianche evitando di far percorrere alle acque reflue di fogna i lunghi e tortuosi tracciati  della fognatura mista attualmente esistente, migliorando così l’economia e il funzionamento della rete e soprattutto dei due impianti finali di trattamento delle acque reflue ( per particolari clicca qui ) ma soprattutto dando un notevolissimo contributo per evitare o almeno diminuire l’intensità e la frequenza degli allagamenti che colpiscono Mestre e Marghera

E’ da rilevare come la imposizione di obbligatorietà di un sistema fognario di tipo separativo ed in subordine il particolare di non poco conto che un’importante area abitata di Mestre centro venga effettivamente corredata di fogna separata, rappresentano senza dubbio un episodio epocale di rivoluzione del sistema fognante con modificazioni sostanziali che amplificano la necessità sempre lamentata da chi scrive di uno studio generale approfondito con redazione di un vero Progetto generale che ne decida fin dall’inizio le regole relative non già ad un territorio piccolo come quello in progetto bensì a tutto l’abitato di Mestre considerato nella sua interezza e con tutte le difficoltà che, dal punito di vista idrico, lo rendono un territorio estremamente complesso. Appare assurdo procedere alla realizzazione di stralci di fognatura separativa di una certa importanza come quello in oggetto senza aver prima fissato la strategia generale di questo del tutto nuovo insieme di sgrondo e depurazione delle acque reflue e di quelle bianche, il non farlo porterà sicuramente ad errori gravi ed irreparabili.

Legge Progettogenerale

La imposizione di legge sulla esecuzione del progetto generale delle opere pubbliche da eseguirsi per stralci si riferisce all’intero lavoro e non solo ad una sua piccola parte

Come di solito questa importante regola non viene affatto rispettata e la zona di Viale San Marco e vicine aree abitate, nel progetto di fognatura stralcio prima citato ed in quello chiamato erroneamente progetto generale, vengono considerate come un’oasi a sé stante e quindi senza considerare ciò che accadrà nel resto di Mestre e negli impianti di depurazione a seguito di detta iniziata ed epocale rivoluzione. Il problema riguarda in primo luogo le linee generali di un sistema fognate destinato piano piano a diventare, forse in tutta la sua estensione abitativa e forse con molti o pochi distinguo, di tipo separativo .

Un altro problema non secondario che nel progetto di Viale San Marco non viene nemmeno toccato è quello delle acque di prima pioggia, problema che, in ogni fognatura di tipo separativo, richiede inderogabilmente una verifica preventiva della possibilità reale di scarico di tali acque di prima pioggia direttamente nei canali recettori senza la presenza delle vasche di prima pioggia atte alla raccolta di tali acque per trattenerle e mandarle in un secondo tempo all’impianto di depurazione per seguire lo stesso processo delle acque nere, vasche di prima pioggia di cui il progetto in argomento non fa menzione così come non contiene alcuna giustificazione tecnica circa la loro omissione.

Tirare le conclusioni di questa nota presenta per me delle notevoli difficoltà dovute specificamente alla complessità di un lavoro di fognatura da realizzarsi in un territorio come Mestre che, dal punto di vista dello sgrondo delle acque reflue e di pioggia, presenta nello stesso tempo le massime problematiche assieme alle grandi possibilità dovute alla presenza di un sistema di bonifica efficace e molto diffuso nel territorio,

Faccio rilevare innanzitutto i lati positivi del progetto di rifacimento delle fognatura di Viale San Marco a Mestre offerti dall’aver finalmente optato per il sistema di fogna separativa che costituisce il toccasana essenziale per il servizio fognario di Mestre. Altri piccoli interventi di questo tipo erano già stati fatti ma l’entità e l’ubicazione in centro città di quello in argomento forniranno una valida prova della efficacia a Mestre di questa tipologia di fognatura. In secondo luogo la zona di cui si tratta trarrà un sicuro benefico dallo sgrondo diretto nei canali recipienti delle acque di pioggia liberandola dall’assillo dei frequenti allagamenti cui era sistematicamente soggetta.

I benefici appena elencati sono a mio avviso totalmente vanificati dalle errate modalità seguite per la progettazione. Devo ribadire come l’introdurre a Mestre una rivoluzione epocale di trasformazione del sistema fognante doveva essere preceduto da approfonditi studi sugli effetti che in tutta la città si produrrà. In particolare doveva essere verificato in anteprima se la separazione può essere attuata, così come si sta facendo in Viale San Marco, in tutte le altre zone della città o se invece certe aree debbono essere lasciate a fognatura mista, verificare se conviene l’adozione di altri sistemi fognanti come ad esempio quello denominato “ Fognatura pseudo separativa “ ( in Francia “Egout pseudo separtif”, in Inghilterra “Partially separate sewe” ) che ha le caratteristiche di consentire il passaggio graduale attraverso gli anni da un sistema di fognatura di tipo misto a quello separativo.

Tra le altre cose si dovevano anche verificare gli effetti dell’immissione nella rete  fognaria delle future nuove portate di acque di vario tipo come ad esempio quelle dovute al futuro smantellamento dell’impianto di depurazione di Campalto, quelle di falda derivate dai marginamenti delle macro isole di Porto Marghera, quelle delle nuove zone  abitate da annettere alla fognatura di Mestre ecc. prevedendo fin da ora la strategia da adottare in tutti i lavori fognari di Mestre.

In realtà si tratta di cambiamenti di enorme importanza nella futura costituzione e gestione della fognatura mestrina ma di cui non ci si interessa per nulla. Solo la smisurata costruzione dei marginamenti delle macroisole di Porto Marghera, tutt’ora in corso e per la quale si sono già spesi oltre 800 milioni di euro e che prevede di immettere le acque della falda freatica interna delle macroisole nella fognatura di Mestre , comporterà da sola un vero sconvolgimento della fognatura, dell’impianto di depurazione di Fusina e dello smaltimento in mare aperto. La stessa messa fuori servizio dell’impianto di depurazione fognaria di Campalto con trasferimento di tutte le sue portate all’impianto di Fusina aggraverà ulteriormente la già difficile situazione. E come si risolve questo problema? Semplicemente ignorandolo, facendo finta che la demolizione di Campalto sia solo una pia illusione mentre essa fa parte dei programmi reali e della soluzione logica e razionale della depurazione di tutte la acque reflue di Mestre. Se a tutto questo aggiungiamo anche la possibilità che piano piano numerose aree di Mestre trasformino a fognatura mista e non funzionante oggi esistente con una moderna fogna a di tipo separativo otteniamo un quadro non ancora completo ma sufficiente per dare l’immagine futura di un sistema fognante completamente diverso da quello attuale e del quale ci si dovrebbe assolutamente preoccupare fin da ora in modo da costruire opere molto costose come quelle prima elencate ma sempre verificando la loro congruenza con l’inesistente progetto generale della futura fognatura di Mestre e con quel progetto generale che con il passare degli anni ed il verificarsi di nuove decisioni dovrebbe essere continuamente aggiornato.

Si può dire che le reali modalità seguite al giorno d’oggi nella progettazione fognaria di Mestre si trovino esattamente agli antipodi rispetto al quadro appena tracciato. 

In conclusione dar luogo a nuovi importanti lotti di fognatura senza aver nessuna idea concreta sulla futura costituzione ed esercizio del sistema fognante esaminato nella sua totalità e con la sua nuova qualità di poter separare in tutta o parte della città  le acque bianche dalle nere, costituisce un errore madornale che non potrà che dare risultati disastrosi ed imprevedibili

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NB: altri articoli sulla fognatura di Mestre sono visibili cliccando qui 

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