UN ESEMPIO MOLTO DIFFUSO DI USO SCORRETTO DELLE POMPE

È ben nota l’utilità delle pompe a velocità variabile negli impianti di sollevamento degli acquedotti. La possibilità di variare a piacere portata e pressione di pompaggio e la facilità di regolazione in automatico tramite impianto di telecomando e telecontrollo porta a risultati importanti sia dal punto di vista tecnico che da quello economico.

Vorrei descrivere un uso improprio spesso adottato dai gestori e per farlo parto addirittura dalla, secondo me errata, descrizione che appare in un testo di acquedottistica che va per la maggiore.

La figura del testo illustra l’installazione di tre pompe uguali tra di loro e funzionanti in parallelo essendo atte a dare una grande variabilità nella portata sollevata.

Schema di installazione pompa variabile posta in parallelo con pompe a giri fissi
Schema di installazione pompa variabile posta in parallelo con pompe a giri fissi
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Le prime due pompe a sinistra dell’immagine sono del tipo normale a velocità fissa mentre la terza, a giri variabili, è stata inserita allo scopo di poter pompare qualsivoglia portata di valore compreso tra lo zero e la portata totale delle tre pompe. Per una maggior comprensione immagino che ognuna delle tre  pompe abbia una portata a giri pieni di 100 l/sec con prevalenza di 50 m. Nel caso sia da sollevare una portata di 100l/sec sarà in moto la prima pompa, per 200 l/sec le prime due, per 300, ovviamente, tutte tre le pompe a giri pieni.

Immaginiamo ora di aver necessità di sollevare una portata totale di 230 l/sec. Saranno messe in moto le prime due pompe a giri pieni mentre per la terza il sistema imposterà una velocità ridotta ed atta a pompare i 30 litri che restano ed immaginiamo che tale velocità corrisponda al 30% di quella massima. Bisogna però tener presente che girando al 30% la pompa è effettivamente in grado di sollevare la portata di 30 l/sec ma non ai prescritti 50 m di prevalenza bensì ad una quota molto inferiore perché, come sappiamo, cambiando la velocità cambia non solo la portata ma anche la pressione di mandata. In realtà se la pompa girasse davvero al 30% non sarebbe in grado di immettere in condotta alcuna portata: l’acqua girerebbe su sé stessa e tutta l’energia consumata verrebbe trasformata in calore e dissipata. Il sistema di telecontrollo, al quale si è ordinato di mandare una portata totale di 230 l/sec, interviene e fa aumentare la velocità di rotazione della terza pompa fino ad soddisfare il fabbisogno ed in realtà il sistema riesce a sollevare a 50 m. di altezza una portata totale di 230 l/sec come richiesto. Però se andassimo a verificare le condizioni di funzionamento della terza pompa ci accorgeremmo che essa sta lavorando completamente fuori rendimento essendo questa l’unica condizione perché essa possa sollevare non già i 100 l/sec che rappresentano la portata congruente con i 50 m. di prevalenza, ma bensì possa mandare a 50 m di quota una portata ridotta  (30 l/sec) e quindi totalmente fuori rendimento.

In definitiva è da ribadire che quando si fanno lavorare pompe in parallelo occorre abbinare macchine aventi la stessa prevalenza manometrica totale, ogni altro uso comporta un impiego scorretto delle pompe  con inutili sperperi di costosa energia elettrica.

Dà sensazione il fatto che quella descritta sia una modalità di pompaggio spesso adottata nella realtà e che, fatto ancora più grave, venga raccomandata dalla letteratura tecnica come sopra indicato. E’ da sperare che qualche lettore  sia a conoscenza di elementi validi e voglia cortesemente smentire quanto l’autore ha riportato in questa nota  e, dimostratane l’infondatezza, voglia spiegare l’uso corretto delle pompe a velocità variabile poste in parallelo con pompe a velocità fissa.

 

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