PERDITE OCCULTE ACQUEDOTTI – DOVE E COME AGIRE

Una delle molte demolizioni degli inutili o dannosi serbatoi pensili già effettuate
Una delle molte demolizioni degli inutili o dannosi serbatoi pensili già effettuate.
(clicca per vedere il filmato della demolizione dei pensili)

Il tema delle perdite degli acquedotti è molto dibattuto. Anche in questo sito gli sono stati dedicati interi capitoli. Credo sia ora opportuno mettervi a un po’ d’ordine.
Basilare, a giudizio di chi scrive, distinguere due situazioni molto diverse sia per le conseguenze che ne derivano e sia per le possibilità che sussistono di porvi rimedio. La prima riguarda i grandi agglomerati urbani per lo più situati in pianura o in aree a scarsa pendenza e la seconda i piccoli paesi e cittadine di montagna e collina.
Dal punto di vista del rifornimento idropotabile le grandi città si distinguono per gli enormi volumi d’acqua necessari, molto spesso caratterizzati da alti costi specifici di produzione. Se ci addentriamo nel problema perdite vi si riscontrano grandi volumi d’acqua preziosa dissipata nel terreno. In questi casi riuscire a ridurre le perdite anche di soltanto qualche punto percentuale rispetto alla produzione totale significa risparmiare grandi quantità d’acqua ed ottenere, in valore assoluto, rilevanti economie di spesa. Un altro fattore importante riguarda le modalità per scoprire e ridurre le perdite che invece presentano in tali aree relativa facilità operativa e costi specifici modesti.
Nella seconda situazione accade esattamente il contrario. Il variegato andamento del suolo crea nelle cittadine di montagna notevoli difficoltà di costruzione e di esercizio degli acquedotti, perdite occulte che non solo presentano rilevanti e difficoltose modalità di rinvenimento e di eliminazione, ma che nel complesso hanno un volume modesto se paragonato a quello prima indicato. A tutto questo deve aggiungersi una considerazione di tipo economico da non sottovalutare e che evidenzia costi di produzione dell’acqua non rilevantissimi in quanto le zone montane sono quelle più ricche di tale prezioso elemento naturale.


Fatte queste premesse, la strategia delinea chiaramente un impegno rilevantissimo che bisognerebbe indirizzare immediatamente verso una vera e propria rivoluzione dei grandi acquedotti di pianura. E’ sicuramente questo il modo per ottenere importanti risultati. Tanto per fare in esempio la sola regolazione della pressione di funzionamento delle reti di distribuzione delle grandi città italiane di pianura, facilitata dal favorevole andamento del terreno e quindi con costi relativamente modesti, potrebbe tranquillamente dare come minimo una riduzione della perdita complessiva dal 10 al 20% dell’acqua totale prodotta il che rappresenta un traguardo facile da raggiungere con un risultato notevolissimo sia dal punto di vista economico che da quello ecologico di salvaguardia della risorsa idrica.
Completamente diverso il ragionamento delle restanti zone abitate nelle quali, in questi tempi di grandi ristrettezze economiche, conviene senz’altro evitare le grandi opere di trasformazione e limitarsi alla ricerca perdite con metodi ben noti essendo chiaro che le eventuali modifiche di base degli acquedotti auspicate nel sito, avrebbero costi molto elevati soprattutto se paragonati ai benefici ricavabili.
Chi scrive ritiene che l’argomento brevemente delineato non possa essere trascurato nemmeno in momenti di grave crisi economica come quello attuale perché la crisi generalizzata degli acquedotti italiani si sta avvicinando sempre di più preannunciata da perdite inaccettabili e da sperperi economici assolutamente ingiustificati nel mentre dovrebbe far parte di una normale attività industriale in grado di assolvere compiutamente il proprio compito contribuendo a riportare a pareggio bilanci economici oggi purtroppo in rosso.
Un aiuto in questo senso potrebbe derivare anche da discussioni che ne approfondissero qui i particolari usufruendo delle esperienze dei lettori.

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