ACQUEDOTTI – L’IMMISSIONE OTTIMALE IN RETE DELL’ACQUA POTABILE

Schema delle strutture ideali di immissione in rete. Notare la saracinesca sotto il serbatoio pensile avente lo scopo di consentire due diversi modi di utilizzo del serbatoio. (Cliccare per ingrandire)
Schema delle strutture ideali di immissione in rete. (Cliccare per ingrandire)

Le modalità ottimali di immissione in rete dell’acqua potabile prodotta dalle fonti dovrebbero possedere le seguenti caratteristiche.
* Buona compensazione delle portate
* Immissione dell’acqua direttamente in rete con portata e pressione regolata dall’impianto centralizzato di telecomando telecontrollo in funzione delle richieste
* Presenza di un volume di riserva posto in quota oppure avente pressione propria atta a garantire l’alimentazione della rete per un certo periodo di tempo anche in caso di panne della stazione di pompaggio onde
* Offrire la massima sicurezza di funzionamento
Si tratta di un insieme di risultati che non sono quasi mai effettivamente raggiunti tutti in quanto la presenza delle vasche di carico in servizio nella maggior parte degli acquedotti perché ritenute essenziali per la sicurezza di esercizio, in realtà annulla la possibilità di funzionamento a pressione variabile.


A giudizio di chi scrive l’ideale sarebbe un insieme funzionale così delineato:
La prima struttura importante è un serbatoio di accumulo atto ad effettuare la compensazione delle portate relativamente al periodo di tempo prefissato (giornaliero, settimanale. quindicinale ecc.) cioè a far in modo che le fonti possano produrre in continuazione per tutti il periodo prefissato la sola portata media essendo le punte compensate, tramite il serbatoio medesimo, dagli accumuli effettuato durante i periodi di minore richiesta.
A seguire si trova l’impianto di sollevamento costituito da pompe a velocità variabile asservite all’impianto di telecontrollo e telecomando che deve sempre far parte determinante della attrezzatura di base. La portata immessa deve essere regolata, in funzione del fabbisogno, nelle sue tre componenti principali e cioè portata, pressione e rendimento elettro-meccanico.
Terzo ed ultimo componente un serbatoio idropneumatico ( vedi IL SERBATOIO IDROPNEUMATICO) allacciato in derivazione alla condotta di mandata e di volume atto a costituire una riserva di almeno mezz’ora alla portata media.
Un insieme di strutture così costituito esplica un’azione straordinaria ed economica.

Esempio di raffronto tra portate diurne e notturne prodotte in funzione della produzione giornaliera
Esempio di raffronto tra portate diurne e notturne prodotte in funzione della produzione giornaliera.
( Clicca per ingrandire )

In dettaglio il serbatoio di compensazione, regolato in funzione del prefissato diagramma dei livelli da mantenere tassativamente durante le 24 ore della giornata tipo, riesce a svolgere in maniera egregia il proprio compito in tutte le giornate quindi anche in quelle di consumi bassi. Ciò avrà luogo immettendo ogni giorno obbligatoriamente in rete tutto il volume accumulato anche quando esso è superiore a quello meramente necessario per la compensazione teorica e pratica delle portate. In altri termini la rete di distribuzione di giorno riceverà sempre il contributo costante del serbatoio il che produrrà, in aggiunta alla funzione primaria di regolarizzazione della portata d’acqua prodotta dalle fonti che quindi si manterrà costantemente di valore prossimo a quello medio giornaliero, anche un effetto secondario di maggior produzione notturna rispetto a quella diurna e quindi usufruendo dei vantaggi che la notte presenta rispetto al giorno nei costi dell’energia elettrica di funzionamento delle pompe e nella producibilità delle falde che durante la notte è spesso più abbondante per il mancato prelievo di altri enti che vi attingono solo nelle ore diurne
Dal punto di vista prettamente economico sono da rilevare le minori spese di esercizio dovute alla riduzione al minimo del pompaggio conseguente alla riduzione di prevalenza delle pompe in tutti i periodi di scarso consumo d’acqua e per le minori perdite occulte che si avranno in rete grazie alla regolazione della pressione.
Da rilevare infine i vantaggi offerti dal serbatoio idropneumatico il quale, grazie al cuscino d’aria di pressione costantemente corrispondente a quella della rete, svolgerà le due azioni importanti di eliminazione di tutti i pericolosi colpi d’ariete che l’impianto di sollevamento potrebbe trasmettere alle condotte stradali e di assicurare la continuazione del regolare funzionamento della rete anche in caso di fuori servizio improvvisi dell’impianto di sollevamento e per tutto il tempo necessario per effettuare le riparazioni oppure per metter in moto i gruppi elettrogeni di riserva in caso di mancanza di corrente Enel.
In conclusione si potrebbe a ragion veduta affermare che l’insieme di apparecchiature proposte e succintamente descritte costituiscono una centrale ideale per qualsivoglia acquedotto a sollevamento meccanico e che pertanto dovrebbe trovare applicazione nella stragrande maggioranza degli acquedotti. Si deve però obbiettare che, qualora l’Università continuasse, come sta facendo tuttora, ad insegnare ai futuri ingegneri che gli acquedotti devono essere alimentati tramite vasche di carico e senza mai far rilevare i vantaggi dell’immissione diretta in rete a pressione variabile, le speranze di diffusione di metodi di alimentazione come quello qui proposto sono assai scarse.

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