UNA RETE ACQUEDOTTISTICA FIGLIA DELL’IMPIANTO DI TELECONTROLLO E TELECOMANDO

Sezione del serbatoio dell'EUR
Un elemento che rientra nei metodi acquedottistici classici : il serbatoio dell’EUR recentemente costruito.

L’argomento qui trattato potrà essere giudicato ripetitivo, sussistono però delle ragioni troppo importanti per rinunciare a promuoverlo in tutti i modi.

Lo si deduce dalla consultazione della molta letteratura tecnica di tipo cartaceo e soprattutto digitale di cui si riesce a disporre e nella quale sono illustrati con dovizia gli interessanti aspetti dell’impianto di telecontrollo e telecomando degli acquedotti, aspetti che sono però volti esclusivamente a magnificare una collaudata automazione delle apparecchiatura idrauliche, i molti vantaggi del controllo a distanza ed in automatico del funzionamento dell’acquedotto senza invece dare il meritato apprezzamento ad un altro obbiettivo assolutamente fondamentale: la innovativa e diversa costituzione dell’acquedotto derivata direttamente dalla presenza dell’impianto di telecontrollo.
Il fenomeno trova ulteriore conferma nell’esame di molti acquedotti in servizio effettivo per i quali ci si è preoccupati soltanto di poter eseguire automaticamente tramite il decantato impianto di telecomando le stesse operazioni che un tempo si eseguivano manualmente però mantenendo pedissequamente la strategia generale dettata dalle regole classiche considerate la panacea , il rimedio universale di tutti i mali degli acquedotti.
In realtà quando si progetta un nuovo servizio idropotabile oppure una sostanziale modifica di un insieme acquedottistico già esistente, ci si preoccupa di tutte le condizioni obiettive per risolvere i problemi idrici, si redige il progetto delle opere elettro-idrauliche e, solo alla fine, si dà incarico allo specialista di elettronica di comporre il progetto di un impianto di telecontrollo e telecomando atto ad automatizzare l’insieme di apparecchiature appena progettate. Secondo lo scrivente non è assolutamente questo il modo corretto di progettare. Bisognerebbe, invece di lasciarlo per ultimo, portare in primo piano il telecontrollo tenendo ben presenti, fin dal sorgere delle prime idee progettuali, le sue grandi possibilità e quindi nella scelta degli schemi funzionali prevederne un’utilizzazione il più razionale possibile. Ciò che tra l’altro bisogna tener in conto adottando i provvedimenti che ne conseguono, è la facoltà, un tempo nemmeno immaginabile ma oggi consentita dal telecomando, di prendere automaticamente delle decisioni operative di esercizio degli impianti in tempo reale ed in funzione di determinati risultati.
La deduzione logica rende indispensabile un grande cambiamento delle decisioni progettuali di base, della strategia generale e dello schema idraulico nonché di quello costruttivo delle opere acquedottistiche, cambiamento che dovrebbe riguardare tutte le attività essenziali, dalla produzione dell’acqua alla adduzione, accumulo e compensazione dei volumi idrici, al sistema di sollevamento ed immissione in rete delle portate necessarie ad un buon soddisfacimento della richiesta, alla ideazione e regolazione di tutti gli impianti, dei serbatoi di accumulo e delle apparecchiature, alle modalità di controllo e riduzione delle perdite occulte, tutti elementi che il telecomando orienta verso nuovi e promettenti orizzonti .
In definiva, come menzionato nel titolo della nota, tutta la progettazione degli acquedotti dovrebbe essere figlia del telecomando-telecontrollo.

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