UNA REGOLA ASSURDA CHE, IN DISPREGIO DI OGNI LOGICA DIMOSTRAZIONE, CONTINUA AD IMPERVERSARE: L’ALIMENTAZIONE DEGLI ACQUEDOTTI A PRESSIONE DI PARTENZA FISSA.

Profilo schematico acquedotti Isola d'Elba. Cliccare per ingrandire
Un esempio eclatante: la rete dell’acquedotto dell’Isola d’Elba (30 000 abitanti fissi) è alimentata da ben una cinquantina di vasche di carico!
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Rileggo la mia nota “REGOLAZIONE DELLA PRESSIONE DELLE RETI DI DISTRIBUZIONE CON METODOLOGIE MODERNE : NAPOLI EST” e non riesco a reprimere un moto di ribellione. Provo a ragionare per entrare nella mentalità corrente e mi chiedo: ma come è possibile che anche gli eminenti studiosi che formulano ammirevoli teorie atte a risolvere complessi problemi teorici e pratici, non si preoccupino anche di ciò che sta alla base dei problemi medesimi?. Tento di spiegarmi ritornando all’esempio di Napoli est dell’articolo citato. Il traguardo finale da raggiungere consiste nella regolazione in automatico della pressione delle reti di distribuzione, posto che con tale accorgimento si riducono enormemente anche le perdite soprattutto nelle reti ammalorate. In pratica ci si arriva grazie ad un complesso e completo dispositivo che al variare delle condizioni di funzionamento delle varie parti di rete provvede a regolare le apparecchiature (in dettaglio le valvole di abbassamento della pressione) in modo da riportare in tempo reale la pressione di consegna all’utente entro valori corretti.

Ma se questi sono gli scopi perché non riflettere anche su quello che succede a monte e quindi abbandonare l’obsoleto principio di alimentazione della rete con una pressione iniziale fissa e che, per cautela del servizio, deve essere esuberante rispetto al fabbisogno massimo? Un esempio banale ma indicativo del concetto che vorrei spiegare è il seguente.

Immaginiamo di dover rifornire di pane una rivendita, caratterizzata da richieste dei clienti molto variabili da un giorno all’altro, tramite un forno in grado di produrre qualsivoglia quantitativo di pane durante le 24 ore della giornata. Io credo che una buona regola sarebbe quella di produrre al mattino un quantità di pane ragionevolmente modesta e poi durante la giornata aumentare o diminuire la produzione in funzione della richiesta effettiva che si verifica ora per ora. Invece cosa fa il fornaio stolto? Produce al mattino un quantitativo superiore al massimo che si prevede sarà richiesto durante la giornate per poi dover buttar via il pane che ha prodotto in più.
La stessa cosa succede nella maggior parte degli acquedotti italiani: si solleva per tempo l’acqua ad una quota altimetrica sovrabbondante e fissa data dalla vasca di carico in quanto tale quota è sicuramente atta a coprire la punta di consumo. Poi durante la giornata, tramite le valvole di riduzione della pressione, si deve dissipare il carico in eccesso.
Sussiste una grande differenza con il forno dell’esempio in quanto nell’acquedotto, al contrario del panettiere che deve fare tutto il pane in anteprima, è possibile determinare minuto per minuto la quota ottimale della pressione di inizio rete in funzione del fabbisogno reale e delle ulteriori possibilità di regolazione che saranno operate dalle apparecchiature di rete (valvole di regolazione della pressione).
Una logica ferrea e facilmente comprensibile imporrebbe quindi di non seguire l’esempio del fornaio scemo ma di abbandonare tout court il principio delle vasche di carico che con la quota fissa di invaso annullano ogni possibilità di regolazione della pressione di rete iniziale che rappresenta senza dubbio la metodologia da adottare in tutti gli acquedotti fatti salvi i casi particolari nei quali la vasca di carico resta essenziale. Ma questa è solo un’utopia come comprovato dalla moltitudine di acquedotti che, come quello di Napoli, funzionano solitamente a pressione di inizio rete fissa.

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