LA DIVERSITA’ FONDAMENTALE DELLE RETI DI DISTRIBUZIONE ACQUEDOTTISTICA

Planimetria schematica di rete per territorio in pendenza. (cliccare per ingrandire)
Planimetria schematica di rete per territorio in pendenza.
(cliccare per ingrandire)

Mettere in luce la profonda diversità che sussiste tra reti di distribuzione d’acqua potabile a servizio di aree pianeggianti  e quelle delle aree collinari o, ancora peggio, montagnose riveste un’importanza fondamentale che spesso sfugge sia ai gestori del servizio e sia ai tecnici. Oltre alle caratteristiche tecniche di cui parlerò, la usuale differenziazione riguarda fortunatamente anche  la dimensione degli acquedotti in quanto quelli più importanti ed estesi sono quasi sempre a servizio di aree pianeggianti o con poca pendenza del terreno e quindi possono godere dei grandi benefici di esercizio sia tecnici che economici che proprio la planarità del suolo offre in maniera eclatante, mentre i piccoli acquedotti di montagna che presentano le maggiori difficoltà soprattutto di esercizio sono  normalmente di piccole dimensioni e pertanto anche una tecnica rudimentale o addirittura poco razionale e ad elevato costo specifico di esercizio, nella sostanza comporta spese di esercizio assai modeste.

L’esempio più indicativo è quello della regolazione della pressione la quale in una città di pianura di grosse dimensioni è facilmente ottenibile mediante la semplice modulazione della pressione di immissione in rete tramite pompaggio diretto  in rete a mezzo pompe a velocità variabile, nel mentre in villaggi di montagna presenterebbe difficoltà tali da consigliare la semplice alimentazione classica a pressione fissa a mezzo vasche di carico.

Velletri
Acquedotto in area montagnosa

I risultati complessivi sarebbero veramente eclatanti in quanto:

– nel primo caso si avrebbero grandi economie totali  di sollevamento meccanico dell’acqua e minori perdite di rete;

– nel secondo caso, pur avendo maggiori difficoltà dovute alle irregolarità e gli eccessi pressori che comportano maggiori guasti e perdite occulte con notevole dispendio energetico di sollevamento, il bilancio economico finale  ne risentirebbe comunque  in maniera minima essendo di entità molto modesta sia  gli impianti acquedottistici che la spesa totale di esercizio..

La conclusione appare ovvia:

–          curare in maniera ottimale la costituzione e l’esercizio dei grandi acquedotti di pianura  ponendo particolare attenzione alla regolazione della pressione con moderne apparecchiature che consentano di avere alla consegna dell’utenza acqua ad alta pressione che soddisfi in toto il fabbisogno, invece nei periodi di bassi consumi abbassare la pressione al minimo. Si ottiene il duplice effetto di un  ottimo soddisfacimento dell’utenza, maggiori introiti per vendita dell’acqua effettivamente utilizzata dall’utente per i suoi fabbisogni, basse perdite occulte e minori spese di sollevamento meccanico.

–          Nei piccoli acquedotti di montagna e collina non eccedere nell’ammodernamento delle strutture, piuttosto applicare le regole classiche di reti suddivise semplicemente  per fasce altimetriche di un centinaio di metri ognuna ed alimentata a pressione fissa tramite da vasca di carico. La regolazione minuta della pressione viene semplicemente effettuata casa per casa tramite valvole di regolazione poste a monte del contatore. Si ottengono basse spese di costruzione ed elevate spese specifiche di esercizio il cui ammontare  complessivo è però modesto soprattutto se paragonato ai grandi risparmi delle reti dell’altra tipologia.

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