ACQUEDOTTI – CONSUMI E PERDITE

Riprendo, per gentile concessione dell’autrice, dall’articolo “Acqua potabile tra risparmio e spreco” della prof. Dott. Elena Stanghellini apparso sul“Corriere dell’Umbria” il 26 settembre/2014, la seguente parte che riguarda i consumi d’acqua potabile della regione.

In Umbria, a fronte di un prelievo dall’ambiente rimasto pressoché costante negli ultimi quattro anni (115 milioni di litri nel 2012), il volume immesso nelle reti comunali è aumentato in maniera consistente, passando da 90 a 105 milioni di metri cubi, di cui al consumatore finale sono arrivati solo 65: sono stati quindi persi 40 milioni di metri cubi. Nel 2008 si perdeva il 32,2% dell’acqua, dopo quattro anni la perdita è salita al 38,5%. Questo vuole dire che per ognuno dei circa 883.000 residenti nel 2012, ogni giorno sono usciti dai rubinetti di casa circa 201 litri, mentre altri 124 se ne andavano per le perdite degli acquedotti.

Serbatoio pensile recentemente costruito a Roma all'Eur
Serbatoio pensile recentemente costruito a Roma all’Eur: non era meglio pompare in diretta a pressione sempre regolata per esempio abbassando la pressione delle portate minime al di sotto dei 47 m del serbatoio più basso?

Vi risulta che le perdite stanno notevolmente aumentando di anno in anno. Se si pensa che la crisi economica che imperversa in Italia da anni avrebbe dovuto provocarvi una diminuzione dei consumi idrici e quindi anche delle perdite occulte, se poi si aggiungono le considerazioni da mè indicate nell’articolo “le perdite occulte degli acquedotti : queste sconosciute”  nel quale spiegavo che i dati ufficiali sono tacciati da grossolani errori in difetto per cui nella realtà le perdite sono molto più rilevanti di quanto appare ufficialmente, si arriva alle seguenti tragiche conclusioni (altri particolari possono aversi cliccando qui).

Non solo l’ ammontare delle perdite in valore assoluto è intollerabile ma è il loro progressivo aumento che colpisce ancora di più .

La mia conclusione si rifà a quanto sostengo da anni: acquedotti che per oltre il 90 % sono totalmente o parzialmente in mano pubblica e denunciano mancanze così notevoli, sono indice della noncuranza che i responsabili hanno per un problema  grave ed inoltre della loro incompetenza a trovare rimedi.

Troppo comodo additare le solite cause legate alla mancanza dei fondi necessari per eseguire i lavori . Esistono degli interventi di costo relativamente modesto che darebbero risultati sensazionali. Ne accenno solo uno : la regolazione della pressione di esercizio degli acquedotti delle grandi città di pianura rappresenta un impegno economicamente poco gravoso e che darebbe risultati straordinari e se non viene adottato dappertutto lo si deve proprio ai due motivi elencati: il menefreghismo dell’organo pubblico al quale importa poco se il suo acquedotto perde il 50% dell’acqua , e la incapacità dell’organo pubblico medesimo ad adottare soluzioni economiche ed efficaci.

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