CASTELVETRANO – UN ACQUEDOTTO IPOTETICO ANCHE SE IDENTIFICATO COME REALE

Il serbatoio pensile di Castelvetrano
Il serbatoio pensile di Castelvetrano

Lo spunto per scrivere questo articolo deriva dall’esame di una nota presente su internet nella quale si magnifica un serbatoio pensile di costruzione relativamente recente (1982) per la sua funzionalità oltre che per il suo valore estetico. Considerata l’avversione del sottoscritto per l’inserimento di vasche in quota come quella in argomento, non riesco ad esimermi dal commentarla come segue.
Mi fa specie l’introduzione della nota quando alla prima riga dice testualmente “il serbatoio pensile serve ad aumentare la pressione nella rete idrica della città” . Bisogna allora far presente che il serbatoio è una struttura statica la cui funzione è esclusivamente quella di accumulare l’acqua mentre la funzione di aumento di pressione è dovuta alle pompe che lo riempiono e che potrebbero più proficuamente svolgerla senza serbatoio ma pompando direttamente in rete, come andrò più avanti spiegando.
Bisogna premettere che il sottoscritto non conosce affatto l’acquedotto di Castelvetrano (TP) e quindi tutte le considerazioni che seguono devono essere considerate come un puro caso ipotetico di rete di distribuzione e delle altrettanto ipotetiche possibilità di esercizio prese esclusivamente come esempio rappresentativo dei concetti generali di costituzione e di gestione del servizio idropotabile.

Ubicazione del serbatoio pensile
Ubicazione del serbatoio pensile

Fissate queste basi, stiamo considerando una rete abbastanza vasta e che serve una città di circa trentamila abitanti disposti su un territorio pianeggiante. La rete rappresenta le classiche soluzioni insegnate all’università e che in questo caso fa capo ad un solo serbatoio pensile alto 27 m sul suolo e ubicato nella periferia dell’abitato cittadino. La mia convinzione porta subito ad una considerazione importante che vede un carico di 27 m. (o anche inferiore quando la vasca non è al suo massimo livello di invaso) mediamente sufficiente alla alimentazione ma che sicuramente nelle ore di punta dei giorni di massimo consumo presenta due importanti deficienze ed innanzitutto una alimentazione deficitaria delle periferie cittadine poste all’estremità opposta all’ubicazione del serbatoio pensile. In altri termini io mi sento di affermare che sicuramente alle ore dalle ore 9 alle ore 11 di una giornata estiva particolarmente assolata molti utenti scarseggiano d’acqua prelevabile dall’acquedotto, non essendo possibile che un carico di inizio rete di soli 27 m (o ancora inferiore) sia sufficiente per detto orario, carico che sicuramente necessiterebbe almeno di 40 metri di altezza sul suolo limitatamente al  periodo di punta di consumo.

Planimetria della città con ubicazione del serbatoio pensile. Notare la decentralizzazione  del punto di alimentazione della rete dell'acquedotto
Planimetria della città con ubicazione del serbatoio pensile. Notare la decentralizzazione verso nord del punto di alimentazione della rete dell’acquedotto che provoca sicuramente deficienze d’acqua nella periferia sud della città

Il secondo elemento contrapposto ma sempre negativo che vorrei qui sostenere è la constatazione che in molti periodi notturni delle giornate nelle quali, ad esempio per le avversità atmosferiche, per la ricorrenza delle abitudini locali ecc. ecc., senza dubbio in tali notti la pressione di rete è esuberante rispetto al fabbisogno e potrebbe benissimo essere abbassata di 5- 10 metri senza danneggiare l’esercizio. Sarebbero così dimostrati dannosi aumenti notturni delle perdite occulte di rete ed una inutile maggior spesa di energia elettrica di pompaggio durante la notte e in genere in tutti i periodi di scarso consumo dell’utenza, danni dovuti al metodo classico di alimentazione della rete tramite serbatoio pensile.
In conclusione quello che sostengo è condensato nelle seguenti poche righe. Se, in luogo di pompare alla pressione fissa di partenza pari a 27 m conseguenza diretta dell’impiego del serbatoio pensile, si adottasse il funzionamento a pressione variabile basato sul pompaggio in diretta nella rete di distribuzione con pompe a velocità variabile asservite a prefissate pressioni orarie di rete, oltre alle minori spese di sollevamento e alla diminuzione delle perdite di cui si è detto, si offrirebbe all’utenza un servizio notevolmente migliore di quello attuale ottenendo, oltre alla diminuzione delle spese di sollevamento, anche maggiori introiti di vendita di acqua utilmente utilizzata dall’utenza, utenza che deve avere tanta buona acqua nei momenti in cui le serve nel mentre attualmente ne patisce, proprio in quei periodi, la scarsità .

 Schema del funzionamento originario dell’acquedotto
Schema del funzionamento di una rete alimentata da serbatoio pensile. Notare la bassa pressione che si verifica proprio quando maggiori sono i consumi,
Fig. 4 = Schema di funzionamento delle opere effettivamente realizzate
Schema del funzionamento di una rete alimentata a pressione variabile con valori maggiori della quota serbatoio. Nelle ore di basso consumo la pressione può anche essere più bassa di quella data dal serbatoio pensile

Concludo affermando che, nel caso particolare di Castelvetrano, dotato di un serbatoio pensile da considerarsi una bella opera, se non lo si è ancora fatto, si potrebbe benissimo modificare il sistema di pompaggio impiegando pompe a velocità variabile e delle apparecchiature automatiche che provvedano alla regolazione della velocità ora per ora e alla contemporanea trasformazione dell’uso del serbatoio facendolo restare escluso dalla rete ma sempre pieno d’acqua potabile e fungendo solo da riserva pronta ad intervenire automaticamente per supplire in caso di disservizi vari (vedi schema a lato). Dettagliate spiegazioni su questo modo di gestire gli acquedotti sono leggibili negli altri articoli di questo stesso sito oppure nel sito altratecnica.it.

Schema di serbatoio pensile escluso dalla rete mantenendo la sola funzione di sola riserva per disservizi
Schema di serbatoio pensile escluso dalla rete mantenendo la sola funzione di riserva per disservizi

POST SCRIPTUM

Sarà opportuno considerare anche una situazione diversa da quella descritta e specificamente il caso in cui l’acquedotto di Castelvetrano non fosse munito di fonti proprie con proprio impianto di sollevamento bensì fosse alimentato da una grande rete di adduzione che rifornisce diversi acquedotti. Anche In questo caso i concetti esposti rimarrebbero tutti validi: sarebbe sufficiente sostituire alla parola “pompe” l’apparecchiatura “valvola di regolazione” in grado di modulare automaticamente portata e pressione dell’acqua fornita dall’adduzione ora per ora. Potrebbe anche aggiungersi eventualmente una cassa d’aria onde attutire i colpi d’ariete trasmessi dall’adduzione.

Valvole per il funzionamento della rete  a pressione variabile
Valvole di manovra automatica per il collegamento o l’esclusione del serbatoio pensile dalla rete a pressione variabile
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