IL COORDINAMENTO DEGLI ACQUEDOTTI A CARATTERE REGIONALE O EXTRAREGIONALE

Grande acquedotto reticolare del Veneto. (clicca per ingrandire)
Grande acquedotto reticolare del Veneto (MOSAV).
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Uno dei provvedimenti essenziali per razionalizzare il servizio idropotabile italiano consiste senza dubbio nel costituire l’interconnessione funzionale di un gran numero di acquedotti. In questo senso nel Veneto si è già decretato la creazione del “Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto” (MO.S.A.V) che, testualmente, “individua gli schemi di massima delle principali strutture acquedottistiche necessarie ad assicurare il corretto approvvigionamento idropotabile nell’intero territorio regionale, nonché i criteri e i metodi per la salvaguardia delle risorse idriche, la protezione e la ricarica delle falde fornendo una tangibile prova di ben condurre la strategia generale del servizio” (vedi figura a lato). Sicuramente delle altre decisioni similari sono già state prese in altre regioni o lo saranno in un futuro immediato vista l’importanza dell’avvenimento.
Si vorrebbe qui fare alcune considerazioni tecniche sulla costituzione effettiva della rete idrica primaria che costituirà uno degli elementi essenziali del servizio.

La soluzione che verrà ovunque realizzata sarà la costruzione di una grande rete di condotte, possibilmente conformata a maglie chiuse, la quale transitando in prossimità dei punti di alimentazione dei vari acquedotti renderà possibile l’interscambio dall’uno all’altro di consistenti portate d’acqua potabile. E’ da prevedere che la soluzione classica che sarà attuata nella maggior parte delle reti, consisterà in un collegamento idrico con due diversificate opzioni a seconda che sia alternativamente la rete di interconnessione a rifornire localmente l’acquedotto oppure viceversa se sia quest’ultimo a scaricare nella rete le portate eccedenti il suo fabbisogno del momento. Poiché stiamo parlando di soluzioni classiche, a mio parere la procedura che sarà generalmente adottata comprenderà nella prima opzione lo scarico di rilevanti volumi entro serbatoi di accumulo tramite valvole che dissiperanno il carico esuberante mentre nella seconda opzione saranno degli appositi impianti di sollevamento ad immettere nella rete primaria i propri volumi idrici prelevandoli dai serbatoi. Anche in tale occasione balza agli occhi la grande facilitazione che presenterebbe la diffusione della diversa concezione degli acquedotti che viene propugnata in questo sito e che anche in questo caso si baserebbe sulla immissione in rete dell’acqua a pressione variabile e più in generale nel funzionamento della rete a pressione correttamente modulata. Per dare una idea di una strategia così diversificata immaginiamo di dover interconnettere con una grande rete primaria come quella descritta una serie di acquedotti tutti privi di vasche di carico perché sarebbero tutti acquedotti funzionanti a pressione regolata dall’impianto di telecontrollo. La grande rete primaria di interconnessione non potrebbe allora che funzionare anch’essa a pressione regolata dal telecontrollo e l’interscambio di portate tra gli acquedotti come pure tra acquedotti e rete primaria avrebbe un vasto campo di azione in quanto sarebbero sufficienti condotte di collegamento le più disparate, ovunque ubicate e munite di valvole di intercettazione comandate dal telecontrollo perché quest’ultimo, tramite un gioco di pressioni e tramite la manovra delle valvole, potesse effettuare interscambi di qualsiasi tipo senza alcuna dissipazione di carico. La procedura è difficile da spiegarsi anche se, nella realtà, il suo funzionamento sarebbe semplice. Siamo in presenza di una serie di reti acquedottistiche l’una che confina con l’altra, tutte intersecate dalla rete primaria di interconnessione e tutte funzionanti a pressione regolata il che significa che il sistema di telecontrollo telecomando è in grado di aumentare o diminuire la pressione di esercizio sia localmente sia in tutto il territorio servito. I mezzi di regolazione si basano soprattutto sugli impianti di immissione in rete dotati di pompe a velocità variabile a cui si aggiungono in rete altre apparecchiature secondarie per la regolazione minuta come valvole di riduzione della pressione, saracinesche di interclusione di condotte, piccoli impianti di risollevamento locali ed anche serbatoi a terra supplementari. Non esistono vasche di carico poste alla quota della linea piezometrica di rete né serbatoi pensili i quali, fissando indissolubilmente la pressione vanificherebbero i concetti di base su cui è fondato il sistema. A questo punto si capisce bene che, qualora una rete avente le saracinesche di collegamento con la rete primaria aperte subisse ad opera del telecomando un abbassamento di pressione, allora riceverebbe l’acqua dalla rete

Profilo schematico rete di distribuzione acqua . In alto la soluzione ricopiata dalla tesi di laurea ed in basso le modifiche proposte. (cliccare per ingrandire)
Profilo schematico rete di distribuzione acqua . In alto la soluzione classica molto diffusa ed in basso quella ideale a pressione regolata. Si notino le diversità di fornitura d’acqua nei periodi di massimo e minimo consumo

primaria stessa. Al contrario quando è la sua pressione ad aumentare superando quella della rete primaria, diventa essa stessa fornitrice di acqua. La grande differenza con il sistema prima indicato e di tipo classico consiste nel fatto che quello descritto è un insieme libero da lacci e laccioli come sarebbero invece quelli dati da vasche di carico o serbatoi pensili che vincolano la pressione alla propria quota di invaso. Da rilevare un altro aspetto importante dato dalla possibilità di una regolazione minuta e specifica in funzione della consegna finale dell’acqua all’utenza elemento questo che costituisce la base di tutta la regolazione fatta dall’impianto di telecontrollo.

Infatti la possibilità di effettuare interscambi di acqua non dipende affatto dalla pressione assoluta di funzionamento delle reti bensì, come prima indicato, dalla differenziazione tra l’una e l’altra rete. E quindi per effettuare interscambi è sufficiente operare sulla differenziazione medesima potendo al tempo stesso mantenere pressioni assolute atte ad una buona alimentazione dell’utenza, ad esempio più elevate durante le ore di maggior richiesta e più basse la notte quando l’utente non consuma. E ‘soprattutto da rilevare come la superficie pressoria generale derivi per la quasi totalità dalle modalità di immissione in rete con pompe a velocità variabile e quindi a pressioni anch’esse variabili e, essendo definite in tempo reale dall’impianto di telecontrollo, corrispondono sempre al valore minimo necessario per il corretto funzionamento. Ciò significa che non sono presenti grandi dissipazioni energetiche e quindi si realizza la massima economia di funzionamento tanto più notevole vista la mole delle opere che hanno carattere regionale o addirittura extraregionale. Molto diversa sarebbe la situazione di reti di tipo classico nelle quali la pressione di pompaggio fosse definita non già dalle richieste dell’utenza ma dalle quote fisse delle vasche di carico e dei serbatoi di accumulo da cui derivano due inconvenienti principali dati dalla rigidezza dl sistema che peggiora notevolmente il servizio di consegna dell’acqua all’utenza ed un consistente aumento delle perdite occulte d’acqua e dei guasti in condotta dovuti ai frequenti eccessi di pressione..

Schema di rete nazionale di adduzione idropotabile nazionale
Schema di rete nazionale di adduzione idropotabile nazionale

La considerazione finale cui si giunge anche in questa nota è il chiedersi perché si continuino a gestire acquedotti di vecchio stampo ignorando completamente le grandi possibilità che possono aversi da una razionale utilizzazione delle tecnica moderna. L’incongruenza di questo modo di fare, che viene con troppa faciloneria giustificato addossando tutte le colpe alla mancata disponibilità economica che rende impossibile il rifacimento dei vecchi acquedotti, è comprovata innanzitutto dal mancato apprezzamento della tecnica qui descritta (come risulta dai testi classici di acquedottistica che elogiano gli stessi principi dei corrispondenti testi di mezzo secolo or sono) ed in secondo luogo dalle perdite reali degli acquedotti italiani così elevate da essere assolutamente ingiustificabili.
Per concludere degnamente la nota si inserisce qui di fianco lo schema puramente utopico di una rete primaria estesa non solo a livello regionale come nelle premesse ma avente addirittura lo scopo del tutto immaginifico di collegare tutti gli acquedotti italiani dalle Alpi alla Sicilia precisando con fantasia quali potrebbero essere le fonti e gli impianti di sollevamento ovviamente con immissione a pressione regolata.

Infine si segnala che nella nota “Interconnessione tra acquedotti” sono descritte alcune tecniche che hanno attinenza con gli argomenti qui trattati.

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One thought on “IL COORDINAMENTO DEGLI ACQUEDOTTI A CARATTERE REGIONALE O EXTRAREGIONALE

  1. Mi è stato posto un quesito-critica. Eccolo: come fa a sostenere che l’alimentazione di un singolo acquedotto da parte della rete primaria avviene senza dissipazione energetica? Secondo mè le variazioni di pressione atte al travaso di acqua da rete primaria a rete locale deve avvenire tramite la strozzatura di valvole che comportano sempre dissipazione energetica.
    Ecco la mia risposta. Ogni variazione della pressione di esercizio in tutto il sistema idrico descritto deve avvenire principalmente cambiando la pressione di immissione in rete, le valvole locali costituiscono un sussidio supplementare per perfezionare il risultato finale. La cosa è molto semplice nel caso di territori pianeggianti. Facciamo un esempio. Voglio integrare la rete della città AA immettendovi una portata di tot l/sec provenienti dalla rete primaria. Due sono le azioni principali che il telecomando deve imporre. Aumentare la pressione della rete primaria al fine di farle crescere la portata e questo deve avvenire aumentando la velocità della pompa annessa alla fonte che ha disponibilità di maggior portata. La seconda azione è diminuire la pressione della rete locale da servire, anche ciò basato sulla variazione, questa volta in diminuzione, della pompa variabile di immissione in rete. Queste le azioni principali, poi sussiste tutto un corollario di messe a punto dell’intero sistema, corollario che avviene comunque per adeguare in continuazione esigenze e disponibilità ed anche in ciò la parte principale la svolgono le pompe variabili di immissione in rete aiutate localmente dalle valvole e dalle altre apparecchiature sparse in rete. Ovviamente il procedimento, totalmente automatico, è molto più semplice nei territori pianeggianti.
    Marcello Menegh8in

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