IL CAMBIAMENTO RADICALE

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Un articolo che vale la pena di leggere

Letto l’articolo “L’ACQUA PER LA VITA”, di cui alla iscrizione a lato, non resterebbe altro che dilungarsi per tutta la presente nota ad elogiare la lungimiranza dimostrata attraverso la lunga storia dell’acquedotto nel prendere le scelte migliori sotto tutti i punti di vista. Invece di farlo io mi limito a consigliare tutti gli appassionati di leggere personalmente il bel lavoro di Luciano de Bortoli assicurandoli fin d’ora che non sarà di certo tempo perso.

Lo scopo che voglio qui raggiungere nel discutere di un’opera che per le sue notevoli doti di progettazione, costruzione ed esercizio ha fatto testo sicuramente in molte parti del mondo, è dimostrare come con il passare degli anni anche i concetti un tempo considerati e messi in pratica con risultati straordinari, siano stati in realtà sostituiti dai nuovi dispositivi fondati su basi completamente diverse essendo questo il vantaggio ed anche il prezzo da pagare per non fermare il progresso in tutti i campi. .

Ripartizione
Le disposizioni di progetto per la suddivisione dell’acqua tra i vari comuni serviti
sNicolo
Molti campanili dal Trevigiano ospitarono le vasche di separazione dell’acqua

Dei molti concetti di base su cui ai suoi inizi e lo ripeto, intendo parlare delle iniziative prese nel 1930 quando fu costruito il primo acquedotto consorziale e dei quali varrebbe la pena di discutere uno ad uno, mi soffermerò solo su quello relativo alla suddivisione delle portate tra i diversi comuni serviti in un territorio molto esteso come quello consorziale. Per far capire appieno i concetti informatori si trova in allegato una nota autentica del consorzio la quale spiega come si sia fatto ricorso al metodo più sicuro basato sulla misura delle portate tramite stramazzi tarati ed inseriti in altrettante vasche di separazione delle varie tratte di rete da alimentare. Poiché l’acquedotto era totalmente funzionante a gravità sfruttando la quota elevata delle fonti, nella prima parte montagnosa del suo territorio si poté facilmente ubicare le vasche di separazione sulle pendici dei monti e ciò sta a significare quote altimetriche atte al trasporto delle portate richieste. Più difficoltoso risultava l’estendere il citato metodo di separazione a vasche con stramazzo tarato nella parte di territorio di pianura essendo necessario mantenere un carico rispetto al suolo sufficiente per far arrivare l’acqua fino a domicilio dell’utenza e con una pressione finale che, come di norma, consentisse il funzionamento degli apparecchi interni delle abitazioni. Il problema venne genialmente risolto utilizzando i campanili dei vari centri abitati dove era posta la vasca di separazione. L’acqua dell’adduttrice veniva fatta risalire lungo il campanile fino a riempire tale vasca , suddividersi grazie agli stramazzi in modo da discendere in due o più porzioni rispettivamente quelle da consumare localmente e quella che doveva proseguire per la successiva destinazione.

Una rete di adduzione così concepita ha comportato uno studio complesso ma risolto ottimamente con percorsi, carichi idraulici e vasche di ripartizione rispondenti esattamente alle aspettative. Ciò sta a significare che ad ognuno dei centri abitati allacciati perveniva la portata di progetto ma, aggiungo io, solo quella portata in quanto si trattava di un insieme molto buono ma totalmente rigido e cioè senza alcuna possibilità di derogare da quanto previsto in origine. Nelle mie note ho più volte fatto presente come una delle qualità di un acquedotto deve invece essere la grande elasticità allo scopo di poter adeguare il funzionamento alle inevitabili variazioni della richiesta idrica. Io penso che tale problema, nei primi anni di esercizio di un sistema come quello descritto, sia stato facilmente risolto con l’avere delle fonti, che lo ricordo lavorano per gravità, sovrabbondanti rispetto al fabbisogno di punta sia per la loro quota altimetrica sia per la portata disponibile e quindi avere tutte la vasche di ripartizione munite di sfiori sempre in funzione per scaricare le acque di supero che vi pervenivano, vasche di ripartizione che riuscivano a soddisfare anche eventuali aumenti della richiesta semplicemente attingendo alle portate sovrabbondanti e che normalmente stavano mandando a scarico. Un altro contributo alla risoluzione del problema era senza dubbio dato dall’aver le utenze senza contatori ma a bocca tarata fissa e pertanto poter contare su una portata massima di tutto l’acquedotto fissa per tutte le 24 ore della giornata. Detto questo confermo che non intendo affatto criticare le scelte di allora che erano invece precorritrici di una tecnica raffinata.

Una rappresentazione anonima dei testi dove è accumulata una mole rilevantissima, un vero tesoro di alta tecnica acquedottistica ma che contengono, ovviamente senza alcuna possibilità di individuazione specifica, le aberrazioni di cui tratta la nota.
Una rappresentazione anonima dei testi dove è accumulata una mole rilevantissima, un vero tesoro di alta tecnica acquedottistica ma che trascurano, a mio avviso colpevolmente, la necessità del cambiamento radicale di cui tratta la nota.

Il lettore che è giunto a questo punto si è fatto senza dubbio una buona immagine del sistema acquedottistico descritto, restando favorevolmente colpito dal sentire che tutti i campanili contengono o meglio contenevano la vasca dell’acquedotto, con un funzionamento globale di alimentazione idropotabile di un territorio enorme senza bisogno di energia elettrica essendo totalmente risolto grazie alla energia potenziale posseduta dall’acqua alla fonte. Mi dispiace controbattere che ai nostri giorni un sistema del genere non lo si può nemmeno concepire così come, nella realtà anche l’acquedotto consorziale in oggetto oggi non assomiglia più a quello descritto e non credo sia nemmeno necessario spiegare perché un importante servizio del genere non possa più esistere : basterà solo far rilevare come si tratti di un acquedotto improntato in partenza su necessità e risoluzioni assolutamente fisse ed inamovibili quando il territorio che lo stesso acquedotto serve è completamente cambiato e continua anche ora a cambiare richiedendo, dal punto di vista acquedottistico, qualunque tipo di servizio idropotabile che escluda assolutamente la rigidità di servizio.

Ma soprattutto spero aver chiaramente fatto capire la differenza che esiste tra un sistema rigido che poteva andar bene nei tempi passati quando ad una molto abbondante disponibilità delle fonti corrispondeva una modesta richiesta idrica e di contro l’esigenza vera di un ambiente moderno dove nulla può essere lasciato al caso superando totalmente i sistemi rigidi per passare a quelli che per risolvere il non facile problema del rifornimento idropotabile deve cogliere tutte le opportunità con metodi razionali e che si adeguano, man mano che si presentano, alle variazioni del fabbisogno. Mi meraviglia il fatto che sussistano ancora i sostenitori di soluzioni sorpassate

Faranno fede, a tale riguardo, le indicazioni ripetutamente indicate nel presente sito.

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