TECNICHE PREVENTIVE E DI RISANAMENTO RETI – DA UN ARTICOLO DELL’ING. ENRICO TINELLO

Ho dato a questa nota lo stesso titolo dell’articolo originale sperando di poter rintracciare l’autore ed al tempo stesso per indurre più lettori a prendere in esame quell’articolo per i pregi che esso presenta e che vado ad illustrare.

L’articolo dell’ing. Tinello elenca una serie di interventi di carattere pratico veramente interessanti soprattutto per coloro che curano la gestione degli acquedotti. C’è però una parte che suscita in particolare un mio plauso in quanto coincide perfettamente con alcune regole che io vado propugnando da anni, coincide tanto esattamente che mi perito a riportarla testualmente qui prelevandola dall’articolo dell’Ing. Tinello col “copia e incolla”. E’ questa una pratica illecita ma spero di essere perdonato in quanto a sua volta l’ing. Tinello deve averla adottata prelevando molta parte del testo dal capitolo 19.2 del mio ebook “ACQUEDOTTI – REALTA’ E FUTURO”. Alla fin fine posso asserire di aver ri-ricopiato il mio testo tratto dal capitolo 19.2 citato ed anche che la sua ri-rilettura come parte integrante di un articolo di grande attualità mi piace ancora di più. Infine il fatto che l’ing. Tinello abbia ripreso un capitolo del mio ebook mi fa sperare che egli sia in possesso dell’intero ebook e possa apprezzare o criticare anche altre parti del mio libro.
Ecco il testo in questione

L'ebook di Marcello Meneghin
L’ebook di Marcello Meneghin

“Un grave inconveniente derivato da prolungati periodi di siccità, è quello delle crisi alle fonti che alimentano gli acquedotti e della conseguente necessità di razionamento delle risorse idriche disponibili a fronte dell’aumento dei consumi del periodo.
I provvedimenti che si adottano in caso di grave e temporanea crisi idrica, sono di fatto riconducibili ad una riduzione forzata della distribuzione ,che vede quasi immancabilmente una riduzione dell’orario di distribuzione : si applica la sospensione della fornitura d’acqua ed in aggiunta ad essa, la sospensione diurna praticata a orari alternati mediante chiusura delle saracinesche stradali, zona per zona e per periodi più o meno lunghi in funzione della residua disponibilità d’acqua.
Oltre a provocare gravi disagi alla popolazione che si vede privata del rifornimento idrico per molte ore del giorno e per tutta la notte, un servizio del genere comporta anche gravi rischi igienici.
E’ infatti ben noto come in ogni realtà acquedottistica siano presenti piccole fessurazioni o rotture delle tubazioni interrate che provocano, durante il normale esercizio perdite d’acqua per quantitativi pari, in acquedotti in ottimo stato di manutenzione e funzionanti a pressione normale, a circa il 20% del volume totale d’acqua prodotta per arrivare, negli acquedotti vetusti o funzionanti a pressione elevata, fino al 50% di esso ed anche oltre.


Fortunatamente la fuoriuscita d’acqua attraverso le piccole fessure, esercita una azione igienicamente protettiva in quanto la forte pressione e velocità che la caratterizza, inibisce ogni immissione all’interno delle tubazioni di liquidi, insetti o altre sostanze inquinanti sempre presenti nei terreni attraversati, azione protettiva che però viene totalmente a mancare quando, per un qualsivoglia motivo, siano sospensioni di erogazione per carenza idrica che in occasione di interventi di manutenzione, il flusso d’acqua in condotta viene interrotto. Ha luogo, in tal caso, un’azione contraria di aspirazione verso l’interno delle condotte stesse , che tendono a svuotarsi per alimentare utenze o perdite poste nelle zone altimetricamente depresse.
In definitiva ogni interruzione di funzionamento delle condotte stradali costituisce una probabile fonte di inquinamento che impone, prima della messa in pristino, un accurato lavaggio e disinfezione di tutti i tronchi di tubazione interessati dal disservizio. Sono evidenti i rischi igienici che si corrono quando l’alimentazione idropotabile di un’intera città o frazione o quartiere viene effettuata, come indicato all’inizio, a turni alternati comportanti ripetute sospensioni e rimesse in servizio dell’intera rete di distribuzione dell’acqua potabile, senza che vengano rispettate le regole citate in tema di lavaggio e disinfezione.
La soluzione di molti dei problemi ricorrenti nel rifornimento idropotabile può essere trovata adottando, nella costruzione ed esercizio dei complessi acquedottistici, concetti diversi da quelli tradizionali e che presentano, rispetto a questi ultimi, evidenti vantaggi quali economia nelle spese energetiche, minori perdite occulte, corretta consegna dell’acqua all’utenza ed infine una grande elasticità di esercizio che consente di affrontare efficacemente eventuali situazioni di emergenza. Si tratta di una rete di distribuzione, a buon titolo chiamata rete ideale, funzionante a pressione di partenza variabile e che può validamente sostituire quella tradizionale, caratterizzata invece da vasche di carico poste in testa ad essa con lo scopo di assicurare una pressione costante dell’acqua immessa in rete. L’elemento posto sotto controllo nella rete ideale è invece la pressione finale di consegna dell’acqua all’utenza ritenuta, a ragione, determinante per una corretto esercizio.
Per raggiungere tale scopo la vasca di carico, prima descritta per la rete classica, deve essere sostituita da un dispositivo idraulico che tramite l’impianto di telecontrollo e telecomando dell’acquedotto, varia in continuazione e del tutto automaticamente la pressione con cui l’acqua viene immessa in rete e ciò, sulla base di precise modalità di definizione di detta pressione finale costantemente tenuta sotto controllo dal sistema.
Quest’ultima dovrà infatti, in ogni giornata, essere elevata nelle ore iniziali della giornata in cui si verificano le richieste maggiori (per esempio m. 35 sul tubo), media al pomeriggio quando non si hanno consumi di punta (m.25) ed infine molto bassa (m.15) alla notte quando i consumi sono prossimi a zero. Il dispositivo idraulico, costituito nella rete a sollevamento meccanico da pompe a velocità variabile con immissione diretta in rete ed in quella funzionante a gravità da una o più valvole di riduzione della pressione dotate di servocomando meccanico azionato dall’impianto di telecontrollo, provvede alla regolazione continuativa ed automatica della pressione di testa della rete in modo da riportare quella finale rilevata ai punti caratteristici della rete e trasmessa in continuazione al centro, entro i valori prefissati ora per ora.

Una rete del genere, presenta il vantaggio di fornire una adeguata soluzione del problema inerente la crisi delle fonti. Essa consente infatti di limitare durante prefissati intervalli temporali, i volumi d’acqua da distribuire all’utenza, non già, come si usa fare con troppa disinvoltura chiudendo l’acqua zona per zona, ma invece abbassando ad arte la pressione di esercizio fino al raggiungimento delle necessarie economie idriche e tutto ciò mantenendo comunque una pressione finale in condotta sempre sufficiente per evitare ogni immissione di sostanze dall’esterno dei tubi.

L'acquedotto ideale non ha alcuna somiglianza con gli acquedotti più diffusi in Italia: i risultati sono sotto gli occhi di tutti con perdite d'acqua che raggiungono il 50% del totale
L’acquedotto ideale non ha alcuna somiglianza con gli acquedotti più diffusi in Italia: i risultati sono sotto gli occhi di tutti con perdite d’acqua che raggiungono il 50% del totale

Si dimostra come anche in regime di funzionamento normale, ad una riduzione della pressione di esercizio contenuta entro valori atti ad una corretta alimentazione di tutta l’utenza, corrisponda una sensibile diminuzione del consumo idrico totale, che si riscontra non soltanto nelle perdite occulte, molto sensibili alla variazione in oggetto, ma anche nelle richieste dell’utenza.
In definitiva, un possibile razionamento d’acqua della “rete ideale” è quello che si ottiene abbassando la pressione di consegna, per un numero di ore giornaliero definito in funzione delle reali disponibilità d’acqua, fino a portarla al valore minimo ma sufficiente per evitare che le condotte vadano in depressione. In questa condizione, la maggior parte dell’utenza è priva del rifornimento idrico, ma viene tutelato l’igiene del servizio assicurando, al tempo stesso, una alimentazione minimale ai rubinetti posti ai piani bassi delle case cui gli utenti possono ricorrere in caso di estrema necessità. La metodologia, consentendo anche il ripristino immediato del normale servizio allo scadere dell’orario prestabilito senza dover ricorrere a straordinari lavaggi e alla disinfezione della rete, possiede tutte le caratteristiche per una risoluzione ottimale del problema . Da rilevare infine una interessante caratteristica della “rete ideale” : quella di poter far fronte alle crisi idriche di modesta entità senza togliere del tutto il rifornimento dell’utenza, ma semplicemente abbassando la pressione di funzionamento entro valori compatibili con un normale servizio e con la producibilità reale delle fonti. Ad esempio si dimostra come, in una rete funzionante a 35 m di colonna d’acqua rispetto al suolo, una riduzione spinta fino a 20 m., ancora sufficienti per una corretta alimentazione idropotabile, assicura una economia nei consumi totali dell’utenza di ben il 25%. “

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Chi ha seguito i miei scritti avrà senz’altro notato che anche l’ing. Tinello sostiene alcune prese di posizione del sottoscritto ad esempio nell’adottare, tutte le volte che il territorio lo permette, l’alimentazione diretta delle reti a pressione variabile, nell’escludere le vasche di carico ed in genere nella grande attenzione per la pressione di rete e di consegna dell’acqua all’utente, cura che consente di ovviare a molti problemi acquedottistici: tutto ciò conferma la validità del mio lavoro.
Quello che vorrei aggiungere ora è la richiesta, estesa a tutti i gestori e tecnici che, come l’ing. Tinello, dimostrano profonda conoscenza della pratica di esercizio degli acquedotti, di pubblicare elementi di funzionamento reale di reti aventi le caratteristiche adatte alle regole cui si è fatto cenno ed anche ai loro eventuali sviluppi e miglioramenti, essendo pacifico che tali elementi forniscono un importante contributo al progresso degli acquedotti e soprattutto al superamento del loro grave stato attuale, essendo accertato che la sola teoria senza il supporto delle esperienze reali non potrà mai dare i frutti sperati il che è come dire che gli acquedotti italiani continueranno per sempre a perdere la metà della loro acqua già intubata.

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