L’UNIVERSITA’: INSEGNAMENTO DI ACQUEDOTTISTICA NULLO

Sarei molto lusingato se i lettori mettessero in pratica questo esperimento: su google richiedere esattamente” SERBATOI ACQUEDOTTI” e poi passare in rassegna le molte lezioni dei dotti professori che vi sono riportate riguardo questo argomento. C’è semplicemente da rabbrividire.

Profilo piezometrico schematico ricavato da un moderno  testo di acquedottistica molto usato dagli universitari
Ecco come funzionerebbero gli acquedotti secondo l’università . E se i consumi sono inferiori a quelli qui ipotizzati che si riferiscono al giorno di massimo consumo?

Sono tutte identiche tra di loro e, quello che è peggio, sono sostanzialmente la copia di quanto riportavano i testi di cinquanta anni fa, di cui io possiedo qualche esemplare. La prima impressione che riceve il lettore è che in questi cinquanta anni l’acquedottistica non sia progredita per nulla. Ma c’è di peggio.

Tulle le determinazioni riportate negli esempi, i calcoli, i disegni dei profili idraulici (tutti identici nelle varie epoche) riguardano solo il funzionamento dei giorni  di massimo consumo. Nessuno , nelle dotte spiegazioni, si domanda cosa accade in tutti gli altri giorni pur essendo ben noto che il consumo di punta è un evento raro, quello che si verifica di norma durante l’annata tipo è il consumo medio e molto frequenti a far la parte del leone sono i consumi bassi e medio bassi con conseguente minori perdite di carico e quindi con notevole sopraelevazione della linea dei carichi piezometrici rispetto a quanto riportato negli esempi. In tali casi queste sono le conseguenze dirette : in primo luogo tutti i serbatoi sono costretti a sfiorare  grandi portate che vanno immediatamente a rimpinguare le già troppo elevate perdite di acqua. E’ questo un inconveniente grave cui si potrebbe rimediare, e come in effetti viene fatto, inserendo una valvola a galleggiante che impedisce ai serbatoi di sfiorare chiudendosi non appena il livello di invaso raggiunge il valore massimo compatibile. Ma allora sorge un inconveniente di altro genere che si deve  esaminare ben bene e cioè l’aumento della superficie dei carichi piezometrici la quale tende ad avvicinarsi al carico idrostatico con crescita delle perdite e dei guasti in condotta. Ovviamente il profilo idraulico diventa completamente diverso da quello che i testi riportano offrendo una ulteriore prova della mancata corrispondenza tra realtà e rappresentazione grafica e numerica fornita dai dotti autori universitari. Io mi domando come mai nessuno di essi  si preoccupi minimamente di questi dannosi fenomeni e indico subito la mia risposta: chi scrive quegli articoli tutti uguali conosce solo la letteratura tecnica e non ha mai visto da vicino un acquedotto. Questa la triste realtà che non può essere smentita perché i fatti sono limpidi e chiari, ed alla facile portata di tutti.

Profilo5
Un secondo esempio di profilo ricavato dai testi classici : funzionamento nel giorno di consumo massimo: ed in tutti gli altri casi?

Personalmente ritengo inaccettabile che queste cose accadano soprattutto se si tiene presente che quanto sopra è solo uno degli scandalosi esempi di cui sono intessuti gli insegnamenti universitari e la letteratura tecnica più diffusa. Io invito qui ufficialmente uno dei luminari della scienza acquedottistica a spiegare cosa accade in realtà negli acquedotti da essi indicati nel testo all’avvicinarsi dei periodi di basso consumo dell’utenza . Tale spiegazione cancellerebbe finalmente dalla mia mente  i cattivi pensieri ed i pessimi giudizi che vi ristagnano da tempo immemore con effetti devastanti.

IdrostaticaFinale
Ecco cosa accade con i consumi bassi. La linea piezometrica si avvicina all’idrostatica. I serbatoi sfiorano oppure si aggiunge una valvola a galleggiante che chiude l’addizione a serbatoio pieno? BUIO ASSOLUTO! E’ un caso frequentissimo che l’università non considera per nulla lasciando insoluta la soluzione teorica ma suscitando effetti deleteri nella realtà.
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