SERBATOIO PENSILE ATTO A GIUSTIFICARE SOLUZIONI CONTRAPPOSTE

Serbatoio e logo
Serbatoio e logo

La grandiosità dell’opera ritratta nella foto fa sfigurare il logo del mio sito riportato per confronto  in alto a destra. Si tratta di un serbatoio alto 55 m. e con un invaso netto di ben 3000 mc che, posto a monte di tutta la rete di distribuzione di Pordenone costituisce, o meglio costituiva al tempo della sua costruzione, una valida sentinella in grado di garantire l’alimentazione della rete anche in caso di disservizi delle apparecchiature di sollevamento o di rete. Difficile trovare qualche pecca in questa affermazione, saranno quindi innumerevoli gli ammiratori convinti che nessun’altra opera possa, come il serbatoio in argomento, costituire il vero pezzo forte di tutto l’acquedotto.

Profilo schematico dell'acquedotto di Pordenone
Profilo schematico dell’acquedotto di Pordenone

In realtà tutto questo ragionamento, visto ai nostri giorni, non può reggere di fronte ai molti vantaggi che potrebbero derivare da una immissione diretta in rete a pressione variabile. La prima domanda da porsi è la seguente: che senso ha sollevare l’acqua ad una altezza di 55 m. sul suolo anche quando la richiesta dell’utenza è al minimo come accade per esempio durante la notte? Ed ancora: ci si rende conto che pressione altissima, visto l’andamento degradante del territorio e nonostante la valida soluzione tecnica di cui si tratta ( vedi articolo ) , viene a stabilizzarsi sulla rete in certi periodi della giornata con conseguenti ed inutili perdite occulte e maggiori guasti in condotta?.

Esempio di territorio a forte dislivello alimentato con immisssione diretta in rete, pressioni regolate e sempre parallele al suolo
Esempio di alimentazione razionale di un territorio a forte dislivello risolto con immisssione diretta in rete, pressioni regolate e sempre parallele al suolo

In conclusione non c’è immagine spettacolare come quella riportata qui a fianco che possa cancellare i meriti di una tecnica completamente diversa da quella che si usava un tempo. Purtroppo sono numerosissimi i casi in cui ci si lascia sedurre da concetti spettacolari ma tecnicamente ed economicamente non validi. Ne sono conferma le enormi perdite occulte che accusano gli acquedotti italiani nonché gli elevati costi di esercizio delle reti a sollevamento meccanico, Tutti difetti che è troppo comodo giustificare, come si usa fare correntemente, con la mancanza di quei fondi che sarebbero necessari per rifare le reti obsolete. Anche in questo ragionamento non si può tralasciare un concetto importante che consiste nel ritenere necessario il rifacimento degli acquedotti italiani mantenendone l’assetto originario ma non si sostiene mai la necessità di effettuare invece una rivoluzione generale di base che comporti un esercizio razionale ed economico totalmente diverso e nuovo.

Nella figura a lato è riportato l’esempio di un acquedotto in grado di assicurare una pressione sempre parallela al suolo e con pressioni di consegna dell’acqua all’utenza elevate (linea rossa) soltanto nei periodi di forte consumo ma fortemente ribassate durante i bassi consumi notturni o di qualunque altro tipo (linea color magenta).

 

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