CRITERI DI SCELTA NELLA COSTITUZIONE DELLE RETI ALIMENTANTI TERRITORI ALTIMETRICAMENTE MOLTO VARIEGATI

Esempio di territorio a forte dislivello alimentato con immisssione diretta in rete, pressioni regolate e sempre parallele al suolo
Esempio di territorio a forte dislivello alimentato con immisssione diretta in rete, pressioni regolate e sempre parallele al suolo

Un problema difficile da risolvere è l’alimentazione idropotabile di territori montani o comunque posti a quote molto diversificate. Una soluzione molto adottata, soprattutto per gli acquedotti costruiti molti anni addietro, contempla la rete di distribuzione unificata in tutto il territorio con pressioni normalizzate solo nelle zone poste alle quote superiori mentre in tutte le altre vige il metodo di non intervenire a regolare la pressione di rete ma quello di dotare ogni allacciamento privato di una valvola riduttrice che la riporta ai valori normali. Ne derivano valori eccessivi nella rete e conseguenti perdite occulte molto elevate. Si sono studiate molteplici soluzioni del problema tra le quali si segnala la distrettualizzazione della rete, l’integrazione della rete nel territorio ( vedi “la rete acquedottistica integrata nel territorio ), la costruzione di reti secondarie poste in parallelo con quelle della rete primaria ma a pressione regolata ( vedi “reti di distribuzione di tipo unificato per territori altimetricamente molto variegati “ ). Si tratta di metodi diversificati ognuno dei quali presenta caratteristiche proprie, il difficile è decidere quale soluzione va scelta in funzione diretta con le caratteristiche dell’acquedotto da sistemare.

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Esempio di acquedotto ideale

Quando gli acquedotti sono di piccole e piccolissime dimensioni la decisione migliore è quella di adottare reti unitarie anche se sottoposte in qualche zona a pressioni elevate: sarà sempre preferibile sopportare i danni che detta pressione procura tenuto presente che si tratta comunque di insiemi di piccola entità la cui risoluzione comporterà sicuramente piccoli inconvenienti e spese modeste da affrontare e correggere con una accurata gestione, con la ricerca e riparazione delle perdite ecc. Per gli acquedotti di media dimensione, sempre ubicati in zone altimetriche variegate come sono tutte le reti esaminate in questa nota, la soluzione preferibile sarà la distrettualizzazione. Si tratta di suddividere la rete in tante sottoreti indipendenti l’una dalle altre ed ognuna, restando alimentata da una sola tubazione, sarà di facile regolazione e controllo. E’ un metodo che io ritengo inadatto per le reti in genere in quanto presenta degli svantaggi notevoli come risulta dall’articolo “ LA DISTRETTUALIZZAZIONE DEGLI ACQUEDOTTI COME DIMOSTRAZIONE DI UN FALLIMENTO”  ma in questo caso dimostra, contrariamente a quanto da mè affermato in precedenza, dei vantaggi che ne giustificano l’adozione. Permane ovviamente la dissipazione energetica provocata dalla interclusione delle condotte (eventualmente ricuperabile usufruendo del salto idraulico per produrre energia elettrica) ma in questo caso sarà una dissipazione obbligata in quanto necessaria per adeguare il carico idraulico ad una corretta distribuzione dell’acqua agli utenti senza obbligarli a provvedervi in proprio tramite valvola individuale la quale, in ogni caso, attua la dispersione del carico in eccesso.

A questo punto resta decidere cosa fare per le grandi reti per le quali non esiste la soluzione magica cioè atta a risolvere i mille casi che possono presentarsi. Non resta quindi che scegliere caso per caso vagliando attentamente le possibili varianti tra tutte quelle sopraelencate per trovare quella che meglio si adatta al caso specifico.

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