PERCHÉ L’ACQUA PIOVANA NON SPOPOLA NEGLI ACQUEDOTTI COME FANNO I PANNELLI SOLARI NELL’ENERGIA ELETTRICA?

AcquaTetto
Esempio di ricupero dell’acqua piovana dal tetto ( R.A.P. – Impianti di Raccolta, Recupero e Riutilizzo Acqua Piovana)

La carenza d’acqua che assilla molti acquedotti e che graverà sempre più negli anni a venire, potrebbe ricevere un importante attenuazione dall’utilizzo dell’acqua piovana. I mezzi per poterlo fare sono molteplici e vanno innanzitutto dall’uso privato che potrebbe essere praticato edificio per edificio raccogliendo l’acqua dei tetti ed adoperandola per molti usi secondari. Un secondo modo consiste nella immissione delle acque delle fognature pubbliche, che ricevono anche le acque piovane, nei serbatoi degli acquedotti dopo aver effettuato i necessari trattamenti di potabilizzazione ma a questo riguardo sussistono delle difficoltà quasi insormontabili e cui bisognerebbe rimediare secondo le procedure indicate nell’articolo “Acque piovane ed acque reflue” . In ogni caso le soluzioni possibili sono solo delle ipotesi in quanto nella realtà enormi quantitativi di acqua piovana vengono scaricati senza alcuna utilizzazione di sorta.

eolicasolare
Esempio di impianti di produzione di energia elettrica rinnovabile

L’uso delle acque piovane di cui si discute presenta delle caratteristiche molto positive nei riguardi dell’ambiente poiché consente di risparmiare nei prelievi dalle fonti tradizionali come sorgenti, pozzi o in altro tipo di risorsa idrica che vengono normalmente usate con pregiudizio del territorio cui sottraggono grandi quantitativi del prezioso elemento. Si tratta di un’attività che ha molta attinenza con quella di produzione di energia elettrica rinnovabile ma quest’ultima, al contrario, è attualmente molto attiva essendo svolta tramite una miriade di impianti in numero continuamente crescente e che sfruttano elementi naturali come il sole per i pannelli solari ed il vento per le torri eoliche. Viene da chiedersi il perché di una dicotomia così forte tra due servizi ambedue suscettibili di un buon riscontro ambientale. La ragione è presto detta e risiede per la quasi totalità nella facilità con cui si può costruire e gestire un impianto di produzione di energia elettrica sia a pannelli solari e sia del tipo a torri eoliche oltretutto aiutato economicamente dagli incentivi che lo stato elargisce e cui fanno riscontro grandi costi e difficoltà per la costruzione e l’esercizio di apparecchiature di raccolta e di distribuzione dell’acqua della pioggia dovendo tra l’altro disporre di una nuova rete di adduzione, dei capaci serbatoi di accumulo ed infine delle apparecchiature di pompaggio e trasporto fino al punto di utilizzo. Risalta invece la semplicità delle opere di distribuzione dell’energia elettrica essendo sufficiente allo scopo un cavo di collegamento con la rete pubblica per ottenere sia l’autoconsumo e sia la vendita della corrente prodotta.

Quanto riportato nelle righe precedenti costituisce l’opinione corrente ma non quella personale dello scrivente il quale, nel mentre concorda pienamente sulle difficoltà di realizzazione e gestione di una rete per acque grezze, non è invece dello stesso parere riguardo alle modalità effettivamente seguite in Italia per la realizzazione delle centrali di produzione elettrica in quanto, a suo avviso, costruire una vera miriade di centrali elettriche piccole o grandi non può costituire un insieme razionale e coordinato ma solo un’accozzaglia di apparecchiature di diverso tipo sparpagliate a caso in tutto il territorio nazionale e che, non appena sarà scoperta la soluzione vera del problema dell’energia elettrica, dovranno essere demolite smaltendo l’enorme quantitativo di materiale con cui sono fatte.

In conclusione il parere dello scrivente giudica ambedue i problemi di cui sopra equivalenti ed ancora privi di una soluzione tecnicamente ed economicamente valida, la loro costituzione e gestione non sono ancora regolate da un programma razionale: per ambedue sarebbe necessario restare in attesa della soluzione definitiva e razionale impiegando i capitali attualmente disponibili, non già a distribuire incentivi per diffondere sempre più gli impianti casuali ma invece destinarli alla ricerca delle soluzioni valide.

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