L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA

Una rappresentazione anonima dei testi dove è accumulata una mole rilevantissima, un vero tesoro di alta tecnica acquedottistica ma che contengono, ovviamente senza alcuna possibilità di individuazione specifica, le aberrazioni di cui tratta la nota.
Una rappresentazione anonima dei testi dove è accumulata una mole rilevantissima, un vero tesoro di alta tecnica acquedottistica ma che contengono, ovviamente senza alcuna possibilità di individuazione specifica, le gravi mancanze di cui tratta la nota per buona parte dovute alla mancata conoscenza della situazione acquedottistica reale .

Commento una frase del Prof. Federico Boccaccini dell’Università di Liegi  ( dal sito https://www.che-fare.com/ununiversita-buona-per-restare/ ) che mi sembra molto pertinente anche con i temi di acquedottistica trattati nel mio sito “tuttoacquedotti”

Il sistema universitario italiano ingolfato nelle sue lente manovre, provinciale e obsoleto, fintamente egualitario, non sembra preparato ed equipaggiato ad affrontare l’economia della conoscenza, in cui suo malgrado è inserito.”

Frase che io, riferendomi agli acquedotti, interpreterei come segue: Il sistema universitario italiano, impelagato nelle sue manovre così lente da non essere ancora riuscito a superare i principi classici dell’acquedottistica ormai obsoleti, che finge di essere obbiettivo mentre invece si preoccupa solo di continuare a predicare i vecchi principi intoccabili, non è preparato ad affrontare l’economia della conoscenza dei veri problemi che affliggono gli acquedotti in cui suo malgrado riveste un ruolo importante.

Ribadirei il concetto fondamentale dell’economia della conoscenza che non solo manca all’università ma non vi si intravede possibilità di affrontarla e che quindi ne resterà esclusa chissà ancora per quanto tempo.

La riprova di tutto ciò è data da molti principi sorpassati ed errati che l’Università continua imperterrita a diffondere. Tra di essi segnalo:

  • La necessità di alimentare le reti tramite le vasche di carico escludendo quasi completamente l’immissione dell’acqua direttamente in rete a pressione regolata che costituisce invece una regola consolidate per i grandi benefici che offre.
  • La mancata valorizzazione delle pompe a velocità variabile che svolgono da decenni un ruolo fondamentale.
  • Il continuare a definire gli acquedotti basandosi solo sui consumi di punta senza considerare la necessità di valutare anche i periodi di medio e basso consumo che statisticamente rappresentano la maggior durata durante l’anno tipo.
  • Nella verifica del funzionamento dei serbatoi di estremità escludere la verifica del funzionamento a serbatoio pieno.
  • Non aver ancora considerato la necessità di una lettura in tempo reale ed automatica del consumo degli utenti
  • Non aver considerato la progettazione di acquedotti pensati in funzione del sistema di telecomando telecontrollo ( acquedotti figli del telecontrollo )
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