ACQUEDOTTI PIACEVOLMENTE INTERESSANTI – SETTIMA SERIE

Il sapere non è necessariamente noioso. E quando il sapere è divertente, non vuol dire necessariamente che sia “superficiale”, anzi è motivante e permette di apprendere e insegnare con efficacia

Venezia
Il tracciato della doppia condotta-serbatoio per Venezia

Racconto un episodio curioso che riguarda un appalto/concorso del 1990, i cui dettagli possono essere letti su “un serbatoio particolare per Venezia”  e che ritengo divertente per gli avvenimenti legati alla accettazione di una mia proposta di soluzione dei problemi inerenti le particolarità dell’opera acquedottistica in argomento.

All’epoca lavoravo per una società associata ad un gruppo di imprese che elaborò e propose un progetto di costruzione di due condotte sublagunari di alimentazione idropotabile di Venezia insulare, di un serbatoio sottomarino e di una centrale di sollevamento dell’acqua. La soluzione da mè proposta consisteva nel riunire in una unica opera le due funzioni di trasporto e al tempo stesso di accumulo dell’acqua potabile. Il  tutto poteva attuarsi semplicemente maggiorando il diametro delle due condotte di adduzione che ancora oggi misurano soli 80 cm di diametro. A questo punto occorre precisare che il nuovo direttore della mia società era sì un giovane e bravo ingegnere con il quale io andavo d’accordo ma che subiva, suo malgrado, una sorta di gelosia per le soluzioni tecniche che anziché uscire tutte dalla sua inventiva erano troppo spesso frutto della mia. In particolare la soluzione accennata lo ha tanto benevolmente colpito da farlo decidere di considerarla come offerta definitiva della associazione delle imprese che concorrevano all’appalto.

Sezione tipo della condotta-serbatoio di un vecchio progetto. Cliccare per ingrandire
Sezione tipo della condotta-serbatoio del vecchio progetto che potrebbe essere ripreso in esame ache ai nostri giorni

Durante la prima riunione delle imprese associate  con presentazione del lavoro, io capisco fin dalle sue prime parole che la descrizione del nostro progetto viene condotta dal direttore con molti punti interrogativi, con molte allusioni in cui viene messa in dubbio la validità, quasi quasi spingendo gli altri partecipanti ad avanzare soluzioni alternative ad essa. Io provo un netto dispiacere che però mi guardo bene dal dissimulare. Ma succede l’imprevisto. Il direttore viene colto da un forte mal di pancia e deve improvvisamente assentarsi; la spiegazione devo continuarla io e lo faccio con molto entusiasmo vista la sicurezza che albergava in mè sul buon esito della stessa. Infatti il nostro progetto non solo viene pienamente accettato da tutti i presenti ma addirittura migliorato notevolmente in quanto le imprese associate aggiungono dei dettagli importantissimi sulle modalità costruttive di un’opera così particolare, dettagli che sono specificatamente riportati nell’articolo prima citato. Dopo una assenza piuttosto lunga il mio direttore rientra in sala e riprende ad avanzare dei dubbi su quanto si era ormai già deciso. E qui devo descrivere una scena per la quale sarebbe necessaria la penna di uno scrittore vero al posto di quella del sottoscritto che non sà dare all’avvenimento l’immagine efficace che sarebbe necessaria. Dettaglierò prima di tutto l’ambiente in cui ci trovavamo. La grande sala, di per sé meravigliosa per la vista del Canale della Giudecca che si ammira dalle finestre, ha al centro un lungo tavolo in legno massiccio di forma ovale allungata attorno alla quale si trovano una decina di tecnici, impresari, ed amministrativi. Nel mezzo del tavolo è deposta una lunga stecca da disegno di quelle che un tempo si usavano per i grafici di una certa grandezza e che vi giace come mero oggetto decorativo ma anche per essere usata nel caso si debba indicare sul piano del tavolo i particolari dei disegni che però in quel momento non vi sono affatto esposti. L’ingegnere anziano, responsabile della più grossa impresa presente di cui non faccio il nome per i motivi che spiegherò più avanti, lascia che il mio direttore parli e parli senza mai approvare incondizionatamente il progetto di cui lui stesso è responsabile ma a un certo punto tale personaggio di spicco. visibilmente spazientito per la piega che stava assumendo la discussione, prende in mano quella lunga stecca di legno e la fa calare di colpo e di piatto dall’alto fino a farla sbattere  rumorosamente sul tavolo anch’esso di legno ed esce con queste parole: Ingegnere basta chiacchiere noi abbiamo già deciso la soluzione che è quella del serbatoio/adduttore e basta!.

Così termina la discussione, il progetto viene completato e presentato. Nei due successivi anni risulta essere il migliore dei progetti presentati sia come funzionalità sia come costi di costruzione e di gestione delle opere, però accade un episodio grave: scoppia tangentopoli e l’ingegnere anziano che spiccava nell’episodio stecca da disegno è seriamente implicato in alcuni grandi appalti con conseguenze gravi e che fanno il ben noto scalpore di quegli anni.. Io non so se sia stato questo avvenimento o quale sia stato il motivo vero. La conclusione è stata la mancata assegnazione dell’appalto concorso e delle relative opere che a distanza di 25 anni non sono più state eseguite ed ancora oggi Venezia risulta alimentata d’acqua potabile tramite le due  condotte in ghisa da 800 mm di diametro costruite dalla mia ex Società nei primi anni del 1900. Concludo affermando che tutt’oggi la mia idea di sostituire le malandate condotte di ghisa approfittando per maggiorarle in modo da costituire un preziosissimo serbatoio di accumulo, potrebbe benissimo essere ripresa con risultati senza dubbio lusinghieri.

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