SERBATOI PENSILI ESISTENTI – INCONGRUENZE FUNZIONALI

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Serbatoio pensile “disco volante”

Le due foto allegate sono molto rappresentative di una concezione completamente errata della funzione svolta dai serbatoi pensili degli acquedotti.

Il serbatoio della prima foto è stato costruito, contemporaneamente ad altri similari, negli anni 70 ed ha fatto molto scalpore per la sua forma ardita a disco volante. A mio parere, tale manufatto sembra proprio voler acuire ancor di più l’aspetto fortemente negativo di questa struttura acquedottistica che è quello di fissare in maniera inderogabile la pressione di partenza delle reti con tutte le cattive  conseguenze che ciò comporta e che sono state più volte ribadite negli articoli del presente sito. Si rileva come i pensili costruiti prima avevano ed hanno tuttora la caratteristica di lasciare almeno tre o quattro metri di tolleranza in tale quota in quanto a serbatoio pieno si alimenta la rete alla massima pressione possibile mentre si può abbassarla di qualche metro rinunciando a parte del volume di invaso. Si tratta di ben poca cosa che viene addirittura minimizzata se la si confronta con le enormi possibilità offerte dal pompaggio diretto in rete che consente di variare, in funzione delle necessità effettive di esercizio della rete, la pressione di mandata. Riporto l’esempio molto significativo dell’alimentazione del centro balneare di Bibione in provincia di Venezia  che presenta eccezionali caratteristiche non solo per la notevolissima escursione tra l’elevato fabbisogno estivo dovuto alla presenza dei turisti e quello invernale che è limitatissimo ma sopratutto per la notevole distanza di ben 45 Km in cui sono ubicate le opere di presa dell’acqua. Le difficoltà sono state ottimamente fronteggiate con il pompaggio in diretta che varia la pressione di partenza da 30 a 110 metri sul suolo modificando al tempo stesso la portata ( che è rispettivamente di 30 e di 600 l/sec ) tramite pompa a velocità variabile.

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Serbatoio pensile con notevole escursione del livello d’invaso

La forma particolarmente allungata del secondo serbatoio pensile delle foto sembrerebbe dare credito all’idea della variabilità di pressione di carico della rete essendo costituito da una vasca la cui altezza è pari a circa la metà del totale. Supponendo che la quota di copertura sia di 40 m. sul suolo sembrerebbe progettato ed eretto in modo da consentire di diminuire la pressione di rete di ben una ventina di metri e quindi di dimezzare anche l’energia elettrica di sollevamento in condizioni di scarsa richiesta idrica come ad esempio durante la notte. In realtà si constata che, se le condizioni di funzionamento fossero realmente queste, si riscontrerebbero forti deficienze nei riguardi di quella che dovrebbe costituire la caratteristica principale dei serbatoi pensili e cioè nella presenza di un utilissimo volume di riserva posto in alto, pronto ad intervenire sia per effettuare la compensazione giornaliera della portata e sia per far fronte ad improvvise elevate richieste d’acqua. Sono però troppo rilevanti le escursioni di livello che tale uso comporterebbe per cui, a giudizio di chi scrive, il serbatoio in argomento è destinato soltanto svolgere la funzione di piezometro che è quella di creare lo stacco idraulico tra pompaggio e rete salvaguardando quest’ultima dai colpi d’ariete che ne potrebbero derivare e pertanto svolgendo un compito troppo modesto per poter giustificarne la presenza tenuto presente che la sola protezione dai colpi d’ariete può essere benissimo svolta con altri metodi molto poco costosi.

In conclusione nemmeno i due esempi aventi delle caratteristiche del tutto  particolari portano degli elementi utili alla sopravvivenza degli ingombranti, economicamente e funzionalmente dannosi serbatoi pensili degli acquedotti.

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