ISOLA D’ELBA – UN GRANDE SERBATOIO DI ACCUMULO D’ACQUA POTABILE – RAZIONALITA’ E MANCANZE GRAVI

VEDUTA PROSPETTICA DELL'ISOLA D'ELBA - IN ROSSO IL TRACCIATO DEL SERBATOIO/GALLERIA
VEDUTA PROSPETTICA DELL’ISOLA D’ELBA – IN ROSSO IL TRACCIATO DEL SERBATOIO/GALLERIA

La risoluzione dei problemi di alimentazione di acqua potabile dell’Isola d’Elba da molti anni appassionano l’autore di questa nota e lo hanno indotto a un intenso impegno che inizia con la redazione di un progetto di massima che, pur non essendo mai stato realizzato, ha incontrato e incontra tutt’ora il favore di molti enti e personalità elbane anche in vista dei grandi problemi che non sono ancora superati nonostante le opere già realizzate e quella in corso di esecuzione. Maggiori dettagli si possono avere dai seguenti articoli : ISOLA D’ELBA – LA RISOLUZIONE IMMEDIATA E VANTAGGIOSA DEI PROBLEMI DI RIFORNIMENTO IDROPOTABILE

UN MAXI SERBATOIO SOTTERRANEO …… ed infine  GRANDI ACCUMULI SOTTERRANEI ……. 

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LE OPERE IN CORSO DI COSTRUZIONE = N. 21 LAGHETTI

L’interesse di chi scrive ed immagino anche quello dei lettori,è fortemente stimolato da avvenimenti che appaiono, sia positivamente che negativamente straordinari.

Come già indicato nei citati articoli l’Ente gestore degli acquedotti aveva progettato, essendo ben conscio che la soluzione non può che derivare da un grande accumulo dell’acqua il quale, durante il periodo autunno-invernale in cui piove abbondantemente e grazie alla sua capacità di invaso totale pari ad oltre due milioni di mc, risulterebbe atto a rendere l’Isola autonoma rinunciando alle dispendiose forniture d’acqua proveniente dalle fonti della Val di Cornia poste sul continente.

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Nonostante il sottoscritto fosse andato personalmente ad illustrare all’ente gestore il proprio progetto con il quale questo risultato sarebbe stato vantaggiosamente raggiunto mediante la costruzione di una galleria-serbatoio interamente sotterranea, l’ente gestore stesso, seguendo una via completamente diversa e ritenuta migliore, ha effettuato progettazione, finanziamento ed inizio di costruzione di una serie di piccoli laghetti sparpagliati in lungo ed in largo nell’Isola la cui capienza totale ammonta al richiesto volume totale utile di due milioni di mc di acqua. Fermo restando l‘encomiabile scopo finale delle opere che è quello di rendere l’Elba autosufficiente grazie all’accumulo delle acque di pioggia invernali che costituisce l’elemento fondamentale in ambedue i progetti, sono notevoli le diversità delle due soluzioni ed è evidente come il sottoscritto fin dalla prima conoscenza delle intenzioni reali e sopratutto da quando sono iniziati i lavori di costruzione del primo laghetto denominato “Condotto”, si sia prodigato a rendere nota con mezzi giornalistici e blog locali la sua contrarietà mettendo in risalto la pericolosità sia funzionale che igienica dei laghetti da me stesso ribattezzati con il nome significativo di “Pozzanghere”. Le perplessità derivano dai problemi di tenuta idrica e di possibile inquinamento dei laghetti che dovevano sorgere su terreni di diversificate qualità ed inoltre quelli di trattamento di acque sparpagliate in diversi punti lontani tra di loro e senza possibilità di unificazione.

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IL LAGHETTO “CONDOTTO” CAPACITA’ (presunta) 65000 mc

Pur trattandosi di problematiche tutte da verificare, le critiche del sottoscritte si basavano su alcuni punti fondamentali dei quali mi limito a specificarne uno soltanto che è quello della impermeabilità e cioè della tenuta idraulica del fondo lago. A sostegno della sua tesi il sottoscritto specificava su alcune note dei blog locali l’esperienza fatta nella costruzione degli sbarramenti montani per costituzione di bacini idroelettrici nei quali è sempre prevista la necessità di affiancare alla diga di sbarramento grandi diaframmi di impermeabilizzazione delle rocce sia alle spalle e sia sul fondo costituiti da profonde perforazioni ed iniezione di cemento sciolto in acqua e prolungate fino a rifiuto. Ora nei laghetti di cui sopra non era previsto e non è stato realizzato alcun diaframma per cui, ad avviso dello scrivente, risulta molto probabile una grande perdita d’acqua.

In questi giorni ( maggio 2016 ) si è potuto veramente verificare la tragica corrispondenza delle mie negative previsioni con la realtà. Infatti, stando ai progetti in questo periodo immediatamente successivo al periodo autunno-invernale il laghetto dovrebbe trovarsi pieno fin al livello di massimo invaso e quindi pronto a contribuire , grazie ai suoi 65000 mc di acqua accumulata, a coprire le imminenti punte di consumo estivo. ma ciò non risulta fattibile poiché il laghetto è invece completamente vuoto. Nella foto allegata si noti l’idrometro giallo inutilmente proteso verso l’alto per misurare quei livelli d’acqua che in questo periodo primaverile dovrebbero essere elevati mentre sono inferiori allo zero idrometrico

Le conclusioni dello scrivente sono così ovvie da risultare quasi superflue.

I difetti dell’opera, che si ha ragione per ritenere si ripeteranno anche nei futuri 20 altri laghetti del tutto simili, sono i seguenti:

– scadente tenuta idraulica del fondo e delle pareti dovute alle mancate indagini e carotaggi e soprattutto alla assenza del diaframma di impermeabilizzazione della roccia in corrispondenza della diga di ritenuta. Ne derivano fortissime perdite che si aggiungono a quelle provocate dall’insolazione

– nessuna garanzia sulle possibilità di inquinamento dell’acqua dovuta ad immissioni superficiali vista anche l presenza di vicine attività industriali (grande impianto di produzione di calcestruzzi) ed anche dovuta ai materiali depositati anni or sono sul fondo della ex cava,

difficoltà e costi esorbitanti per la necessaria potabilizzazione delle acque rimaste per mesi all’aria aperta ed accessibili da insetti ed animali vari tenuto conto che in futuro si dovrebbe trattare di depositi idrici in numero esorbitante ed ubicati a notevole distanza l’uno dall’altro.

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L’IDROMETRO GIALLO COMPLETAMENTE ALL’ASCIUTTO ( maggio 2016 )

Pur trattandosi di elemento di minore importanza fa impressione la disposizioni di progetto in base alla quale il riempimento del laghetto “Condotto” avrebbe dovuto avvenire anche con l’immissione delle acque dei pozzi dell’acquedotto. Ciò avrebbe significato disperdere non solo le acque di pioggia ma anche le preziose e rare acque potabili prodotte in loco.

Anche nelle opere di cui alla presente nota si sta constatando come non sia vero che per gli acquedotti italiani non si impiegano fondi pubblici è bensì vero che i pochi capitali disponibili vengono sciupati in opere non razionali mentre dovrebbero essere impiegati prima di tutto in una buona progettazione preceduta dalle necessarie indagini ed approfondimenti, con esecuzione preventiva di prove, sondaggi, analisi ecc.

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7 thoughts on “ISOLA D’ELBA – UN GRANDE SERBATOIO DI ACCUMULO D’ACQUA POTABILE – RAZIONALITA’ E MANCANZE GRAVI

  1. Sig. Martini

    Rispondo alle tre domande

    -Acquisto terreni . Io so soltanto che il terreno ex cava Condotto è costato 150000 euro e non è poco visto che non serve a nulla!!

    – materiale di risulta dello scavo galleria-serbatoio. Nel giugno 2002 quando ho presentato il mio progetto in un apposito convegno organizzato all’Hotel Airone di Portoferraio la cosa ha fatto molto scalpore. E’ stato interessato il Ministero delle infrastrutture nella persona del Ministro Ing. Lunardi (mago delle gallerie) il quale ha mandato sia a casa mia e sia all’Elba un ingegnere di una società di Milano interessata al projet financing di esecuzione delle opere il quale ha prelevato i campioni di materiale cioè dell’ottimo granito del M. Capanne e lo ha fatto analizzare per controllare la fattibilità dell’opera ed i risvolti economici. E’ risultato che si tratta di un materiale ottimo sia per i blocchi di granito lavorati dalle cooperative di cavatori di S.Pietro dell’Elba e sia quale inerte da costruzione. Io conservo il preventivo di spesa redatto da detta Società specializzata in gallerie dal quale risulterebbe che una buona parte del costo delle opere sarebbe stata ricuperata proprio dalla utilizzazione del marino di scavo. Da tener presente che le cooperative di cavatori elbani non possono da anni cavare materiarle dalle cave dell’Elba e pertanto il granito che loro lavorano ancora (o lavoravano fino ad un paio di anni fa) è importato dalla Cina. Quindi si potrebbe ancora affidare alle cooperative lo scavo ( a costo pubblico zero) di una parte di galleria con la sola condizione di rispettare quote e sezione di scavo. Invece il materiale minuto frantumato e vagliato troverebbe utile impiego nei calcestruzzi e, ridotto in sabbia fine, per il ripascimento o l’ampliamento delle spiagge danneggiate dalle mareggiate.

    – la popolazione elbana. Per esperienza le assicuro che gli acquedotto ricevono lamentele solo quando manca l’acqua. Ebbene all’Elba succedeva tutti gli anni una crisi della durata di una quindicina di giorni estivi che provocava grandi difficoltà e forti malumori ma in questi ultimi anni la crisi non è affatto accaduta non tanto per una buona gestione degli impianti ai quali è stata applicata la regolazione della pressione ma invece perché proprio nel periodo di arrivo della crisi si sono avute grandi piogge che hanno, del tutto fortunosamente, risolto quel problema, problema al quale quest’anno si sarebbe dovuto comunque ovviare con l’acqua del laghetto Condotto, non essendo ammissibile che l’intera economia dell’Elba debba far affidamento su un evento aleatorio come il tempo atmosferico.

    1. Questo è il modo italiano di affrontare le situazioni strutturali, finché non c’è un’emergenza nulla si fa se non conferenze, riunioni, progetti che rimangono sulla carta e lamentele sterili. Lei è troppo gentile con questa mentalità giustificando le persone, ma pure io sono così, non mi permetto di giudicare le persone ma condanno i comportamenti. Lo scandaloso è la miopia delle autorità e degli amministratori che pur di avere denari da intascarsi aspettano la manna da cielo ma nulla fanno per porre strutturali soluzioni alle concrete problematiche dei propri territori. E questo è uguale da nord a sud da est ad ovest dello stivale! Scusi se mi sono lasciato andare allo sfogo sterile e poco utile a proporre modalità di convinzione della bontà di quanto da lei proposto con annessi benefici all’economia del territorio in più vasta scala se non il solo e già benemerito risultato della soluzione alla mancanza cronica di acqua potabile nel periodo secco.

      1. Sig. Martini.
        Concordo pienamente con lei e la ringrazio.
        Chiuderei questa interessante discussione precisando come siano ben 13 anni che io espongo sulla stampa e blog locali il mio pensiero lodando le cose buone ma più spesso mettendo in luce quelle che sono le mancanze ed i relativi rimedi che io intravedo. In tutti questi anni mai ho avuto da parte dei responsabili del sistema idrico e della politica elbana la benché minima risposta sia a favore sia contro, fatta eccezione per rari interventi di ambientalisti preoccupati della salvaguardia del bellissimo ambiente elbano e che hanno portato a paragone quello che è successo quando sono state scavate le gallerie sotto il Gran Sasso. Si trattava di un esempio che non fa testo per gli anni che sono passati e per la nuova tecnologia di scavo delle gallerie che non adopera più lo sparo delle mine ma frese giganti in grado di far precede all’avanzamento dello scavo l’immissione in roccia di acqua in pressione che evita ogni turbativa esterna. Ne sono evidente prova le gallerie recentemente scavate sotto le montagne più belle del mondo (le Dolomiti) senza danno alcuno.
        Anche in questo caso, nel quale io ho chiesto se il laghetto del Condotto sia o non sia in grado di svolgere il suo compito visto che è completamente vuoto, non sto ottenendo alcuna risposta . Tutto ciò forse rientra in una tecnica che considera che i meriti del gestore per le cose buone che indubbiamente ha fatto compensino i demeriti e tutto finisce lì. Ma è una semplificazione che non regge.

  2. Io sono profano e digiuno di argomenti idrici e specifici, ma il buon senso mi farebbe dire che meglio un serbatoio unico, protetto e possibilmente controllato e fornito di fonti autonome pur non sufficienti piuttosto che invasi a cielo aperto incontrollabili, di difficile protezione e gestione ma soprattutto colabrodo! Ma un dato risulta scandaloso: la miopia degli enti gestori privi di buon senso ancorché di senso civico e ambientale, senza ipotizzare secondi fini dei membri dei suddetti enti (ma questa è una ipotesi tacciabile di malafede e cattiveria immotivata). Spero che i cittadini elbensi siano tutti a conoscenza dello spreco perpetrato alle loro spalle e si prendano i debiti provvedimenti con restituzione dei fondi mal utilizzati! Ma forse sogno un’Italia che non c’è!

    1. Sig. Martini.
      Le sue considerazioni, pur non essendo lei un esperto della materia, sono perfette : è bastato il buon senso (ed una buona capacità di ragionare) per capire quali assurdità sono portate avanti da grossi Enti assistiti da una totale mancanza di controllo dell’ente pubblico che in definitiva è il proprietario degli impianti ed il responsabile dell’economia e della salute pubblica.
      Come dice lei questa è la situazione generale . Si assiste a un insieme di incapacità, mancanza di passione per il lavoro che si compie e di correttezza morale, una superficialità nel considerare gli eventi , e soprattutto una abitudine all’improvvisazione. Quest’ultima caratteristica fa sì che gli interventi siano fatti a caso secondo l’idea del momento senza prepararla, senza studiare quello che gli altri già fanno. Io definirei proprio la nuova modalità che impera in tutti i campi è proprio questa: l’improvvisazione. Non richiede né impegno, né competenza, né studio, né perdita di tempo. Ci si sveglia la mattina con un’idea e quella si realizza.
      Io sarei curioso di sapere come hanno fatto all’Elba a decidere di fare 21 pozzanghere in cui immagazzinare non solo l’acqua della pioggia ma anche quella preziosa dei pozzi locali, ed il tutto senza verificare la natura del terreno sul quale l’acqua deve sostare per mesi, senza pensare all’insolazione, alle possibilità di inquinamento ad opera dei corsi superficiali che si immettono nei laghetti senza controlli ed infine senza pensare alle difficoltà che si incontrerebbero nel dover potabilizzare le acque di ben 21 stagni: il tutto per un acquedotto che serve solo 30000 abitanti stabili più i turisti. Lo hanno potuto fare con una sola tecnica: l’improvvisazione.

      1. Posso fare l’avvocato del diavolo? Non vorrei che i luoghi scelti per fare gli invasi fossero di proprietà di qualche persona legata o vicina agli amministratori locali o a qualche membro degli enti gestori. Fossero tutti demaniali sarebbe anche peggio perché si deturpa l’ambiente con infrastrutture inutili, esose e senza un reale beneficio pubblico ma forse privato! Sono troppo drastico ma ho visto troppi lavori pubblici effettuati favorendo amici e parenti degli amministratori di questo o quell’ente senza nominare colorazioni o collocazioni politiche o sindacali. Certo anche lo scavo di un deposito in galleria ha degli aspetti negativi come il deposito dei materiali di risulta ma credo che nel suo ragionamento l’utilizzo di tali materiali sia anche previsto o prevedibile. Mi domando anche ma la popolazione dell’Elba ne sa qualcosa di ciò che accade con la loro acqua e soprattutto con i proventi delle loro tasse? Ne sono consapevoli? Si sono mossi in qualche maniera o sono i primi a fregarsene? Tutti dubbi che sorgono spontanei e spero con qualche risposta adeguata per il loro bene!

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