AMIANTO NELLE TUBAZIONI DELL’ACQUEDOTTO : UN PROBLEMA CHE SUSCITA SERI DUBBI E CONCLUSIONI ESORBITANTI.

Le incrostazioni delle tubazioni in cemento amianto provocano aumento delle perdite di carico  ma proteggono dalla migrazione nell’acqua delle particelle di amianto

Noto un aumento di consultazione dei miei articoli relativi al fatto che la stragrande maggioranza degli acquedotti italiani ha condotte in cemento amianto . Vi si nota inoltre una crescente preoccupazione sulle conseguenze che ne potrebbero derivare per la salute pubblica.

Dal punto di vista legislativo, a fronte dell’assenza di normative italiane che prescrivano i limiti massimi tollerabili nella presenza dell’amianto nell’acqua potabile, si può prendere come riferimento il limite fissato dagli Stati Uniti constatando che i valori rilevati in Italia ne sono molto al di sotto . Pertanto non esisterebbe alcun pericolo e le preoccupazioni risulterebbero non motivate

Nei miei articoli sull’argomento amianto/acqua potabile affermavo che un vero gravissimo pericolo lo hanno corso gli operai che per lunghi anni hanno lavorato per la posa in opera delle tubazioni in cemento amianto soprattutto durante le operazioni di taglio di tali tubi normalmente eseguito con flessibile e quindi respirando la polvere nel mentre, trattandosi esclusivamente di tubazioni in servizio da decenni, all’epoca attuale non dovrebbe sussistere alcun pericolo per gli utilizzatori dell’acqua distribuita dagli acquedotti con condotte in cemento amianto.

Nonostante tutto, è corretto disinteressarsi completamente dell’amianto in oggetto visti gli enormi danni che tale materiale ha compiuto in vari settori dell’industria italiana e visto che la scoperta di essi è avvenuta sempre con enorme ritardo rispetto alla sua posa in opera? Alcuni lettori del mio blog vorrebbero infatti sapere se esiste comunque la possibilità di porre, per precauzione, rimedio agli eventuali pericoli tenuto presente che  alla scarsa pericolosità corrisponde una enorme diffusione nell’Italia intera ma non solo qui.

Il problema dà il via ad una discussione molto complessa e che porta, come vedremo, ad estreme conclusioni distanti mille miglia da questi spunti iniziali.

Condotta rivestita internamente da guaina impermeabilizzante ( Foto AutoespurgoMoschetta - Pordenone
Esempio di condotta rivestita internamente da guaina impermeabilizzante
( Foto AutoespurgoMoschetta – Pordenone

Una prima possibile modalità di risoluzione del problema dato dalla presenza dell’amianto consiste nel rivestire all’interno tutti i tubi in esercizio ( Vedi interventi non invasivi…). E’ un’operazione non impossibile dal punto di vista esecutivo esistendo oggi i mezzi sia di pulizia e sia di rivestimento protettivo interno delle tubazioni che offrirebbero tutte le garanzie di sicurezza igienica. Una volta effettuato il rivestimento protettivo all’interno delle condotte occorre provvedere alla sistemazione degli allacciamenti d’utenza d’acqua potabile che risulterebbero posti tutti fuori servizio dallo strato protettivo esteso a tutta la superficie interna dei tubi. Il lavoro nel suo complesso diventerebbe così oneroso da chiedersi se non convenga passare addirittura alla decisione radicale di sostituire tutta la tubazione di cemento amianto con un’operazione sicuramente ancora più costosa ma che offrirebbe i vantaggi di ottenere non solo la salvaguardia dai pericoli che rappresenta l’amianto ma anche un notevole miglioramento nella costituzione e nella gestione delle reti . In pratica un’operazione del genere significa rifare la rete riportandola a nuovo ma mantenendola nelle identiche costituzione e concetti base di esercizio originali, A questo punto diventa logico proseguire nella dinamica del ragionamento ed in dettaglio domandarsi se non sia il caso di rivedere la strategia di base dell’intero sistema di approvvigionamento idrico. Se così si facesse verrebbero a galla i mille difetti che minano alla base la gran parte degli acquedotti come da mè ampiamente descritto in numerosi articoli. E’ facile arguire che da una partenza in sottotono del problema “amianto” si sta qui arrivando a traguardi puramente idealistici e quindi alla conclusione pratica che coincide esattamente con quello che accade nella realtà: non prendere alcuna decisione né per quanto concerne la questione solamente precauzionale dell’amianto né per quello ben più importante e doveroso del riesame delle strategie generali degli acquedotti.

Si deve invece rilevare come, da molti indizi che si percepiscono in importanti settori dei servizi italiani, risulti un fatto estremamente grave, determinante per il futuro della intera società italiana e di difficilissima attuazione. Si tratta di questo. L’Italia ha estremo bisogno di una coordinazione di base di molti servizi tra i quali quello del servizio idroptabile e dello sgrondo e depurazione delle acque reflue essendo due servizi che devono vivere in totale simbiosi.

Grande acquedotto reticolare del Veneto. (clicca per ingrandire)
Ottimo esempio di collegmento tra acquedotti : Grande acquedotto reticolare del Veneto.
(clicca per ingrandire)

A questo punto occorre rilevare come questa coordinazione generale sia ne più meno che  il disposto delle vigenti leggi italiane giustamente operanti sulla base di “Ambiente e Territorio • Acqua • Gestione della risorsa idricacomprendente esattamente tutte le operazioni necessarie per rivedere l’assetto nazionale dell’intero ciclo dell’acqua onde arrivare ad una soluzione globale e razionale e completa di tutti i problemi. La lettura dei vari disposti di legge darebbe ad intendere che siamo sulla strada giusta per vedere risolto un problema basilare partendo, come necessario, dalla sua migliore strategia generale

Viene però fa chiedersi come potrà venir tradotto in pratica ed in maniera ottimale un impegno colossale del genere. e che impiegherebbe lunghi tempi di indagine, studio e progettazione. In questo senso fa testo quanto accaduto a suo tempo con la costituzione degli ATO che avrebbero dovuto appunto portare a termine tale compito. A titolo di esempio citerò come io stesso abbia a suo tempo avuto un’esperienza interessante partecipando alla redazione di un’offerta fatta da un insieme di imprese per concorrere alla a gestione di un importante ATO. Nel bando di concorso era espressamente indicato che esisteva già l’intera progettazione con la quale si prevedeva la riorganizzazione dell’intero ciclo delle acque del vasto territorio interessato all’appalto. Ebbene l’esame da noi fatto di tale amplissima documentazione ha dato un esito pessimo in quanto i numerosi elaborati consistevano soltanto nella raccolta di singole e scoordinate progettazioni fatte in precedenza dalle varie ditte o enti che allora gestivano acquedotti e fognature, progetti tra di loro collegati ex novo da improvvisate opere che costituivano in realtà una magra parvenza di quella riorganizzazione che il vasto territori avrebbe richiesto.

La perplessità del sottoscritto sul buon esito dell’operazione di riorganizzazione generale  in argomento viene avvalorata da molti altri esempi primo tra tutti dalla prescrizione di legge e il costante impegno degli attuali gestori degli acquedotti nei riguardi dell’operazione chiamata distrettualizzazione che si sta diffondendo dovunque per i risultati apparentemente ottimi che produce nel mentre non vengono presi nella giusta considerazione i suoi difetti che sono lo spezzettamento delle reti in tante piccole parti ( Vedi “Auspicando la morte delladistrettualizzazione..) . In realtà tale spezzettamento significa distruggere la caratteristica migliore delle nostre reti consistente nella diffusa interconnessione delle diverse aree e soprattutto significa la deleteria azione di perpetuazione all’infinito della descritta ed obsoleta costituzione dei nostri acquedotti, perpetuazione motivata dai risultati che sembrano ottimi solo perché il paragone è effettuato con gli elementi di acquedotti ormai ridotti allo stremo. A tutto questo vanno aggiunti da una parte i carenti insegnamenti che vengono impartiti ai nuovi ingegneri dalle università e dall’altra le istruzioni della letteratura tecnica acquedottistica  ambedue consistenti nelle stesse soluzioni acquedottistiche usate oltre mezzo secolo fa e quindi escludendo molti dei ritrovati già sperimentati con ottimi risultati.

In definitiva, come si può pensare vengano risolti i piccoli problemi come sono quelli relativi alla presenza dell’amianto che forma l’oggetto del presente nota assieme tutti gli altri drammatici problemi?

Nel mio piccolo e tramite i molti articoli pubblicati anche su riviste specializzate ho descritto delle soluzioni particolari di vari problemi le quali rappresentano solo una minima parte di quelle che la tecnica richiede ma mi chiedo: come potranno trovare utile impiego se nessuno pone quella attenzione che indubbiamente meritano?

Profiloter
Questi gli insegnamenti ( errati! ) della tecnica acquedottistica ancora in auge. Pressione fissata dai serbatoi ignorando completamente l’immissione in rete a pressione regolata.

Tanto per fare qualche esempio mi chiedo, ma come si potrà razionalizzare gli acquedotti partendo dalla strategia di base che dovrebbe, tra le molte altre cose, considerare in primis le funzioni vere del telecontrollo che sono quelle di orientare la costituzione degli impianti in un un modo totalmente nuovo rispetto a quelli tradizionali (Vedi articolo “Acquedotti figli del telecontrollo”), come si potrà raggiungere tale risultato se si impongono sistemi trogloditici come ad esempio l’alimentazione delle reti a pressione fissa data dalle vasche di carico, come si potrà fare se si appoggiano le distrettualizzazioni che rappresentano, come prima indicato, non una interconnessione intelligente di tutte le reti di uno stesso ATO ma invece il loro spezzettamento in tante piccole parti? Ed ancora come realizzare una regolazione della pressione quando si tollerano i serbatoi pensili che, rendono fissa ed invariabile la pressione di rete?

Avrei molte altre domande ma trovo inutile la ripetizione di concetti già esposti .

La conclusione vera è una sola. Nulla da fare, non si risolve né il problema dell’amianto ma soprattutto non si risolvono i mille problemi gravi dell’acqua italiana, si preferisce invece continuare con il perseguire l’emergenza realizzando opere improvvisate per la risoluzione dei problemi contingenti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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