LA SITUAZIONE TRAGICA DEGLI ACQUEDOTTI ITALIANI CONTRIBUISCE NON POCO A FARCI MULTARE SONORAMENTE DALLA Ue – ALLA FINE CHI PAGA SIAMO NOI

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Riporto dal giornale Repubblica del 01 febbraio 2017

“Da Bruxelles infrazione da 60 milioni e multa da 350mila euro al giorno: i soldi potrebbero essere spalmati sulle tariffe per il servizo idrico a tutti i cittadini. In attivo una nuova procedura da parte della Ue

La vicenda si trascina da decenni. All’interno dei paesi dell’Eurozona, nella classifica per le infrastrutture dedicate al “ciclo idrico integrato” l’Italia non è messa bene. Come ha ricordato lo studio appena presentato da Utilitalia (l’associazione che raccoglie le aziende pubbliche locali), realizzato dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con la Cdp, nel nostro paese “gli acquedotti sono ‘vecchi’, tanto che il 60 per cento delle infrastrutture è stato realizzato oltre 30 anni fa (di cui il 70 per cento nei grandi centri urbani); il 25 per cento di queste supera i 50 anni (di cui il 40 per cento nei grandi centri urbani). 

C’è poi l’annosa questione delle perdite, le cosiddette “dispersioni” con numeri geograficamente differenziati: al Nord, in media, va sprecato il 26 per cento dell’acqua immessa nella rete, al Centro il 46 per cento e al Sud il 45 per cento.

Quello che fa impressione non è solo il fatto che gli utenti dell’acquedotto debbano sobbarcarsi un aumento delle tariffe dell’acqua allo scopo di pagare le multe delle quali non hanno alcuna colpa ma è la falsa opinione che dilaga nei riguardi del falso giudizio “gli acquedotti sono ‘vecchi”.

La vecchiaia del sistema idropotabile italiano non consiste affatto nel pessimo stato degli impianti tanto fatiscenti da essere chiamati “colabrobdo”. Invece i sistemi idropotabili italiani sono vecchi come concezione, come strategia generale di raccolta accumulo e distribuzione di acqua che viene ancora oggi attuata sulla base di quei principi sorpassatissimi che vengono insegnati alle università e che trionfano ancora quando si realizzano opere acquedottistiche : questo è il vero problema!

Basterà esaminare la tecnica della distrettualizzazione che trionfa al giorno d’oggi e che pontifica successi inesistenti quando, invece di porre rimedio ai disastri, li rendono longevi istituzionalizzando un deleterio stato di fatto.

Se un acquedotto denuncia perdite del 50% della sua acqua non si pensa affatto che occorra rivedere le basi su cui si fonda ma invece vi si rimedia con la distrettualizzazione che consiste nel suddividere la rete in tante minuscole sottoretii . In altri termini, siccome non si conoscono né le buone regole di costituzione di un acquedotto e nè si è a conoscenza del suo funzionamento reale, allora lo si divide in tante piccole partii di ognuna delle quali, essendo alimentata da una sola condotta, si può finalmente conoscere portate e perdite reali. Fatto questo ci si accorgerà troppo tardi che nella pratica per una questione di mancata conoscenza, si è distrutto quello che rappresenta la migliore prerogativa di una rete e cioè la sua grande interconnessione e si provvede in tutta urgenza a reciderla sminuzzando la rete stessa..

Questo è solo uno dei molti aspetti della questione ma ve ne sono molti altri. Penso alla mancata percezione della necessità di cambiare i contatori di utenza sostituendoli con apparecchi multifunzione, penso alla costituzione, non di reti minuscole ottenute con il citato spezzettamento ma, al contrario, nel costituire grandi reti funzionanti a pressione regolata intelligentemente il che presuppone per prima cosa di eliminare le vasche di carico per sostituirle con la immissione diretta in rete a pressione variabile.

E’ inutile portare esempi : è la mentalità retrograda da vincere!!

Nel frattempo aspettiamo le nuove bollette dell’acqua maggiorate per pagare la consistente multa già comminata dalla Ue.

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