ISOLA D’ELBA = LA DIMOSTRAZIONE CHE I SERBATOI DI COMPENSAZIONE GIORNALIERA ESISTENTI NON POSSONO FUNZIONARE E CHE BISOGNA ASSOLUTAMENTE COSTRUIRVI UN GRANDE SERBATOIO DI ACCUMULO

Lo schema della rete acquedottistica dell’Elba riportato in allegato rappresenta senza dubbio il massimo delle difficoltà che un servizio di distribuzione d’acqua potabile può incontrare in territori altimetricamente molto accidentati come quelli dell’Isola. Sono da rilevare in particolare le difficoltà di alimentazione dei sessanta serbatoi, definiti di compensazione giornaliera anche se in realtà non possono effettuare alcuna efficace modulazione delle portate in entrata ed in uscita dai riserbato medesimi.

Schema idraulico degli acquedotti elbani

Siamo in presenza di un volume di invaso totale pari a ben 30000 mc che, in riferimento ai circa 60000 mc di richiesta totale giornaliera dell’utenza, dovrebbero teoricamente riuscire ad accumulare la notte i volumi necessari per fronteggiare le punte di consumo orario del giorno seguente. Per raggiungere questo risultato si dovrebbe assistere in tutte le notti al riempimento totale dei serbatoi ed al loro svuotamento totale o parziale all’indomani. E’ sufficiente uno sguardo allo schema allegato per capire immediatamente come la situazione reale della rete renda impossibile questo funzionamento degli invasi poiché il volume totale di 30000 mc è nella realtà costituito da una successione ben 60 piccoli serbatoi idraulicamente posti in serie uno con l’altro e quindi con un funzionamento che, invece di essere coordinato per svolgere invasi e svasi razionali , hanno un funzionamento del tutto casuale atto semplicemente alla ricerca continua del massimo livello tramite i galleggianti di comando delle pompe che sollevano l’acqua in successione continua da un serbatoio all’altro. Si può affermare tranquillamente che un siffatto sistema non realizza alcuna compensazione delle portate ma si preoccupa soltanto di trasferire da un serbatoio a quello seguente tutta l’acqua disponibile anche se non sempre atta al ripristino del massimo livello di ognuno di essi. Il risultato finale è quanto di più irrazionale di possa immaginare poiché, proprio a causa della citata mancata funzione compensativa  dei serbatoi, tocca alla produzione attuare una grande escursione della portata da  immettere  in rete per  soddisfare l’utenza  durante le varie ore della giornata tipo, escursione ottenuta diminuendo la portata durante la notte quando l’utenza ha consumi bassissimi ed invece immettere in rete portate massime durante le ore diurne. Poiché il sistema non è sicuramente in grado di seguire un regime del genere ci si chiede nella realtà quale possa essere di fatto il suo andamento idraulico effettivo. Per darne qui almeno alcuni dettagli di massima occorre precisare alcuni elementi caratteristici degli acquedotti elbani il primo dei quali è la presenza di perdite occulte che raggiungono e superano il 50% dell’acqua prodotta ed immessa in rete. E’ però interessante notare come la determinazione quantitativa  delle perdite viene fatta paragonando il volume totale trimestrale di acqua prodotta con il corrispondente volume fatturato all’utenza nel mentre nulla si sa delle portate istantanee di perdita durante le varie ore della giornata. Si capisce che in realtà di un fattore così importante come le perdite occulte si conosce ben poco ed in particolare non si sa nulla della variazione di portata dell’acqua perduta durante le varie ore della giornata e durante le varie giornate dell’anno. La cosa incontrovertibile che si può qui dichiarare è che la maggior parte delle perdite non hanno affatto luogo durante le ore diurne di maggior consumo ma che invece si verificano durante le notti ed in genere durante i periodi orari nei quali la pressione di esercizio della rete aumenta in maniera vertiginosa viste le sue condizioni effettive di condotte colabrodo per di più alimentate con pressioni elevatissime a causa dei notevoli dislivelli del terreno di tutto il territorio elbano. Le condizioni espresse chiariscono un fenomeno ben noto ma del quale non si discute mai: buona parte della portata prodotta con valore pressoché costante giorno e notte ed immessa negli acquedotti, alla notte non può diminuire in maniera eclatante perché è destinata a coprire il grande aumento notturno di perdita occulta. Quello che ne deriva è una profonda modifica del diagramma reale di consumo giornaliero degli acquedotti elbani che è senza dubbio privo di minimi molto bassi notturni considerato che, se di notte i rubinetti dei privati sono chiusi, si aprono però ed in maniera eclatante quelli delle perdite che producono un appiattimento della linea dei consumi permanendo comunque una residua differenziazione fra richiesta totale fra giorno e notte con valori inferiori per quest’ultima. Di conseguenza la produzione dell’acqua della Val di Cornia e destinata all’Elba deve poter diminuire durante la notte e ciò può essere facilmente ottenuto variando la portata della condotta sottomarina da 400 mm  la cui notevole lunghezza consente di modularne la portata regolando la pressione iniziale di alimentazione . Si è in questo modo spiegato come la compensazione giornaliera delle portate degli acquedotti elbani non sia affatto operata dai serbatoi di compensazione che invece rivestono semplicemente il ruolo di pescaggio delle pompe di sollevamento da serbatoio inferiore e di scarico nel serbatoio successivo dell’acqua pompata : Il volume di invaso di ogni serbatoio serve soltanto a colmare eventuali differenze di portata fra arrivo da quello precedente e di partenza verso quello successivo ma, come già detto, nessuna attività può essere da loro svolta per la compensazione delle portate orarie.

La cosa sorprendente è proprio questa mancata consapevolezza che l’Elba è priva di capacità di acculo di volumi di riserva fatte salve piccole ed insignificanti utilizzazioni delle capacità residua dei citati 60 serbatoi il cui volume è come detto, per la sua totalità impegnato per gli scopi legati al pompaggio e ripompaggio ripetuto della stessa acqua. Risulta evidente la necessità di dotare l’Isola di un capiente serbatoio destinato a svolgere esclusivamente la indispensabile compensazione delle portate giornaliere

Sussiste all’Isola d’Elba una altro fenomeno eclatante in quanto, avendo ormai deciso che la risorsa principale destinata a sostituire l’acqua delle fonti della Val di Cornia sarà quella derivata dal mare  e potabilizzata tramite potenti dissalatori il cui funzionamento privilegiato deve per forza esser quello a produzione costante,  nemmeno in questo caso si è pensato alla necessità di affiancarlo con un capiente serbatoio tenendo presente che, con la dismissione delle fonti della Val di Cornia, verrà a mancare il secondo elemento di modulazione della portata da immettere nella rete elbana. Allora il problema della mancata possibilità di compensare le portate tramite gli invasi dei serbatoi, diventerà un problema sicuramente molto grave che si farà sentire ancora di più di adesso,  , quando  saranno appunto  i desalinizzatori a  fornire la portata sostitutiva di quella della Val di Cornia.

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