GRANDI STUDI PER LA COSTRUZIONE DI ACQUEDOTTI NUOVI MA NESSUNA IDEA VALIDA PER LA SISTEMAZIONE DI QUELLI ESISTENTI NEI QUALI REGNA UNA OBSOLESCENZA INVETERATA

 

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Gli acquedotti devono subire una trasformazione di fondo al punto di poter essere considerati ” figli del telecontrollo “

Se si esaminano i moderni manuali di tecnica si nota come nello svolgimento della materia specifica “acquedotti” ci si preoccupi principalmente, oserei dire esclusivamente, della loro costruzione ex novo spiegandone la costituzione classica di base, dettagliando e documentando ampiamente le sue numerose componenti con inizio dalle fonti e proseguendo nel lungo cammino delle opere di adduzione e di accumulo, delle reti di distribuzione grandi e piccole per finire negli allacciamenti di utenza con cui si conclude l’intero ciclo relativo al servizio alimentazione idropotabile comprendendovi anche il controllo igienico e la sterilizzazione delle acque potabili.

La mia posizione è totalmente divergente da questi insegnamenti ritenendoli un deleterio modo per procrastinare indefinitamente la risoluzione vera dei molti problemi che sussistono, e prime tra tutti le difficoltà che i gestori degli acquedotti grandi e piccoli incontrano per una efficace riduzione delle enormi perdite occulte di acqua potabile.

Riporto una valida massima di Leonardo da Vinci : “se t’avvien di trattar delle acque consulta prima l’esperienza e poi la ragione”.

Nella pratica degli acquedotti si deve subito rilevare come la costruzione ex novo delle strutture di cui si tratta, sia del tutto inesistente in quanto esse si sono da tempo talmente estese da coprire ormai tutto il territorio abitato esaurendone in toto il fabbisogno e facendo invece aumentare vertiginosamente la necessità ed urgenza di provvedere al loro razionale aggiornamento e sistemazione strutturale e di base.

Quello che  nella letteratra tecnica  non si considera per nulla, o comunque troppo poco, costituisce la vera e propria rivoluzione alla quale il presente sito dedica molte pagine arrivando a propugnare che gli acquedotti esistenti diventino dei veri “figli del telecontrollo”. Appare inutile ripetere qui i concetti descritti documentati più e più volte nei vari articoli del sito nel quale è facile ottenere le spiegazioni del caso operando per argomenti ed in dettaglio digitando quello che interessa su su “cerca” per far apparire l’intera serie di articoli nei quali esso viene trattato per esteso.

Si ribadisce che gli acquedotti essendo in genere creati da tempo immemore, sono obsoleti nella loro costituzione fisica essendo ampiamente sorpassati i loro concetti base nel mentre, nella quasi totalità degli intervenienti che vengono attuati in questi tempi, ci si preoccupa soltanto di risolvere il problema contingente ottenendo in tal modo di perpetuare il fallace assetto di base e pertanto di rinviare sine die l’auspicata rivoluzione. Un esempio che non si può ignorare è la notevolissima diffusione della “distretttualizzazione” la quale non è altro che un mezzo per sopperire alle grave mancanza di conoscenza del funzionamento effettivo degli acquedotti medesimi Ebbene con la distrettualizzazione si viene finalmente a conoscere l’entità e l’ubicazione delle perdite di rete e si riesce quindi ad eliminarne una loro buona parte però questo buon risultato viene ottenuto a prezzo della menomazione grave della rete che, venendo spezzettata in tante piccole parti ( i distretti ) viene a perdere il suo pregio migliore consistente nella interconnessione diffusa compromettendo in questo modo i due fattori importantissimi della sicurezza di e dell’economia di esercizio di un servizio fondamentale come quello del rifornimento di acqua potabile.

Chi scrive conosce abbastanza bene la rete dell’acquedotto di Padova per poter affermare con cognizione di causa che spezzettarla in una decina di distrettti come da planimetria di progetto allegata, costituisce senza dubbio un errore madornmale

 

Quello citato è solo un esempio tra i mille difetti che minano alla base la gran parte degli acquedotti e cui si potrebbe rimediare adottando prima di tutto e tra tutti gli interventi consigliabili, la inevitabile sostituzione di tutti i contatori di utenza installando in loro vece dei moderni apparecchi multifunzione di misura i quali, permettendo finalmentre di conoscere esattamente il funzionamento della rete, consentirebbero il raggiungimento di risultati eclatanti al cui confronto la tanto decantata distrettualizzazione farebbe ‘l’unica fine che le spetta e cioè la vergogna di aver provocato grandi investimenti di denaro pubblico con risultati fittizi ed in realtà del tutto negativi.

Come già ripetuto in tutti i modi l’altro provvedimento di cui non tratta la moderna tecnica acquedottistica è una autentica rivoluzione nei concetti base e necessaria per utilizzare veramente le grandi possibilità che il telecontrollo – telecomando assieme alle moderne ed ottime apparecchiature oggi disponibili consentono.

In conclusione non si può che ribadire la necessità di completare la letteratura tecnica aggiungendo alle esistenti documentazioni tecniche relative alla costruzione ex novo di acquedotti quella parte di ancor maggiore importanza e di effetti eclatanti, che riguarda un aggiornamento ed una sistemazione razionali degli acquedotti esistenti, basati sulle esperienze di esercizio effettivo degli impianti di rifornimento idro potabile

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