UNO STRALCIO REALIZZATO IN DIFFORMITÀ’ CON IL PROGETTO GENERALE DELL’OPERA INTERA MINA ALLA BASE IL RISULTATO FINALE.

La nuova fognatura separativa che sarà costruita in Viale S. Marco a Mestre senza che esista alcun progetto generale che definisca l’intero assetto separativo della rete fognaria di tutta la città

Uno dei mali che affliggono le opere pubbliche di grandi dimensioni viene alla luce quando, per necessità contingenti o per deleteria abitudine, si eseguono opere parziali preoccupandosi soltanto di risolvere problemi del momento senza verificare se l’intervento in corso sia congruente con l’opera di cui si tratta considerata nel suo assetto totale funzionante contemporaneamente nell’insieme di tutte le parti che la compongono

La necessità di coerenza di tutte le varie strutture considerate nel loro assetto finale e complessivo è tanto più sentita quando entrano in gioco problemi idraulici che sono caratterizzati dalla intima interconnessione tra tutte le varie aree considerate nel loro insieme organico. In realtà il funzionamento di un solo stralcio di opere è strettamente correlato con quelle vicine le quali a loro volta dipendono idraulicamente da tutte le altre. Tipico l’esempio di una rete di distribuzione degli acquedotti di tipo magliato nella quale qualunque intervento locale condiziona ed è a sua volta condizionato più o meno intensamente dagli elementi vicini o lontani ma sicuramente da tutti quanti nessuno escluso. E’ questo un concetto base, un principio fondamentale dell’idraulica che acquista una validità ancora maggiore nei sistemi di fognatura che funzionano a pelo libero essendo il moto dell’acqua funzione diretta delle condizioni al contorno .

Ma una vera e propria esasperazione dei concetti esposti spinta ad un livello che, a giudizio di chi scrive, rasenta l’incredibilità si evidenzia nell’intervento che forma l’oggetto della presente nota. Per darne una buona rappresentazione occorre tracciare in breve la storia della fognatura in questione.

La rete di fognatura di Mestre, essendo derivata da successivi interventi tesi a soddisfare il travolgente crescere decennio per decennio dell’urbanizzazione mestrina senza mai preoccuparsi di creare un insieme fognario coordinato, denuncia rilevanti disservizi soprattutto nello smaltimento delle acque di pioggia, essendo comprovato dai molti allagamenti che hanno interessato gran parte del territorio urbano. La soluzione del problema è da sempre intravista nel mettere in atto una vera rivoluzione consistente nella trasformazione della tipologia costitutiva del sistema che dal tipo misto attualmente esistente dovrebbe diventare separativo, sistema per altro sempre osteggiato dall’Ente Gestore che considerava quella esistente come unica tipologia possibile in considerazione dello stato di fatto ormai a senso unico. Interveniva in questi ultimi tempi una disposizione legislativa regionale la quale, esclusa categoricamente la costruzione di nuove tubazioni fognarie di tipo misto, imponeva di fatto l’attuazione della citata e fortemente auspicabile rivoluzione fognaria basata sulla trasformazione dell’esistente sistema a fogna mista in nuovo sistema separativo con doppia rete di condotte rispettivamente per acque bianche e acque nere.

E’ fuori di dubbio che la decisione sia interamente condivisibile in quanto rappresenta l’unica soluzione che si adatti perfettamente ad un territorio come quello mestrino disseminato di rii, di canali di bonifica e di scoli di diverso tipo che sicuramente sono in grado, abitato per abitato, di ricevere ed evacuare le acque di pioggia scaricandole in tempi brevissimi nei canali locali e quindi evitando di addurle per lunghi tratti come avviene da anni ed anni con grande difficoltà e frequenti esondazioni.

La prima considerazione da fare riguarda senza dubbio la necessità che, per dar corso ad una vera e propria rivoluzione come quella di cui si parla, sia assolutamente  necessario un approfondito studio che fissi le nuove basi per la realizzazione, sia pur attraverso gli anni, della nuova fognatura separativa partendo a “tabula rasa” cioè rivedendo da zero tutta la costituzione del nuovo complessi basato sulla riutilizzazione delle condotte di tipo misto esistenti opportunamente integrate e modificate in modo da costituire una futura nuova rete per sole acque bianche con scarico nei rii e canali i quali, come si è detto, sono diffusi in tutto il territorio. Tale rete di bianca deve essere affiancata da un nuovo sistema di condotte per acque nere atto ad addurre in futuro tutte le acque reflue di Mestre all’impianto di depurazione finale. ( si veda allo scopo l’articolo ” la fognatura pseudoseparativa )

Quello che sta accadendo a Mestre smentisce totalmente tale assunto di base visto e considerato che si sta iniziando la grande opera di trasformazione della rete fognaria unitaria esistente in rete a doppia condotta senza aver prima effettuato alcuno studio di strategia generale ma limitando l’intervento ad un solo quartiere che viene considerato alla stessa stregua di un’oasi del deserto cioè una entità a sè stante mentre nella realtà essa costituisce una piccola parte del grande centro urbano della città essendo circondato da aree fittamente abitate le quali senza dubbio in un periodo futuro, che non si sà quanto lontano, dovranno sottostare anch’esse alla regola che impone reti fognarie separative rendendo inevitabili i mille problemi che sorgeranno a causa della mancata strategia costitutiva e funzionale della nuova rete separativa dell’intera città di Mestre.

Si vuol far rilevare come, se l’intervento parziale, che avrà inizio a Mestre tra breve, da un lato otterrà il beneficio di una rete bianca momentaneamente funzionante a dovere e quindi risolvendo i gravi e frequenti problemi di allagamento dell’area in oggetto,in quanto atta a smaltire subito nei recettori finali le acque di pioggia, in compenso però non darà risultati così positivi negli anni futuri quando richiederanno di essere immesse nella stessa rete altre acque esterne rispetto al quartiere ora fognato. Il male maggiore riguarda le acque nere che, anche dopo aver effettuata la costruzione i una nuova rete nera della sola area locale, dovranno essere reimmesse nelle esistenti condotte miste annullando quindi ogni beneficio.di depurazione finale delle acque reflue di Mestre.

Scaricatore di fondo tipico della rete pseudoseparativa ( vedi articolo di altratecnica )

Una buona regola di trasformazione da misto a separativo richiede invece che, prima di realizzare reti separate locali, occorra risalire con una nuova condotta nera che partendo dall’impianto finale di depurazione arrivi al quartiere da fognare in modo da garantire fin da subito la separazione dei due tipi di acque. Al riguardo l’obbiezione che sicuramente viene sollevata si basa sulla scarsità di fondi disponibili che costringono a prediligere la risoluzione dei problemi contingenti rinviando al futuro la costruzione della citata condotta finale delle acque nere. Queste modalità sono quelle che purtroppo costituiscono la normalità italiana confermando il triste ben noto primato italiano in base al quale non si provvede mai alla costruzione di opere di  prevenzione e salvaguardia dai gravissimi dissesti che ci colpiscono, al contrario si aspetta l’arrivo delle inevitabili tragedie come i gravi allagamenti, come i terremoti, come il crollo dei ponti dovendo, in tali drammatici casi, intervenire d’urgenza a posteriori per lenire i danni e rimediare alla meglio ai dissesti con un dispendio economico molto superiore rispetto a quello che si sarebbe impiegato per eseguire in tempo utile le opere di prevenzione.

La conclusione di questa nota vuol far rilevare che anche nel caso della nuova fognatura di tipo separativo che sarà costruita tra breve nel quartiere della zona di Viale San Marco si dà, senza che ce ne fosse bisogno, una prova del modo completamente errato di costruire importanti opere pubbliche. L’aspetto peggiore è l’aver incominciato una importantissima rivoluzione nel modo sbagliato compromettendo la futura costituzione di quella che avrebbe potuto essere finalmente la fognatura vera di Mestre e che invece continuerà, come avvenuto finora, ad essere formata da tante piccole reti fognarie sconclusionate e per nulla collaboranti tra di loro con le conseguenze più gravi che si possa immaginare.

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