PROVA PROFILI

PROVA FIGURE PROFILI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

ACQUEDOTTI TROGLODITICI: DI CHI LA COLPA?

Ricevo da un ingegnere professionista una lunga mail riguardante la tematica “ acquedotti” . Mi preme riportarne qui la parte iniziale che è la seguente;

sto leggendo il Suo EBook con una certa voracità. Diciamo che è coinvolgente e mi fa ritornare alle ore che ahimè persi su tomi sacri che si usano nelle Accademie.

Quello che risalta sono le ore che detto ingegnere ricorda come tempo perduto all’Università. Vi trova conferma netta  un male che  vado sostenendo da anni ed anni : I testi  utilizzati e le lezioni impartite dalle università ai giovani ingegneri son troppo spesso al di fuori della realtà acquedottistica contemporanea.

Questo mi premeva dire rinviando al mio articolo “assurdità degli insegnamenti di acquedottistica” 

 

Una rappresentazione anonima dei testi dove è accumulata una mole rilevantissima, un vero tesoro di alta tecnica acquedottistica ma che contengono, ovviamente senza alcuna possibilità di individuazione specifica, le aberrazioni di cui tratta la nota.

 

Per amore della verità devo aggiungere che fioriscono invece ottimi trattati di acquedottistica avanzata quando sono presentati come atti di interessanti convegni svolti su tematiche particolari e specialistiche. Un esempio classico nella foto seguente. Essi dovrebbe essere maggiormente considerati-

Alcuni Testi facenti parte degli atti di diversi convegni tenuti sull’ acquedottistica

 

Conclusione della breve nota : è necessario conservare  i principi di base dell’acquedottistica senza restarvi  fossilizzati ma invece integrandoli con le importanti innovazioni già di dominio pubblico e di quelle nuove man mano che vengono alla luce

EBOOK ACQUEDOTTI REALTÀ’ E FUTURO – RECENSIONI

Ritengo utile riportare due brevi recensioni apportate da utilizzatori del mio libro perché possono fornire  indicazioni sulle possibilità soprattutto pratiche offerte dal testo. ( cliccare sopra la figura per ingrandire)

 

Sono state riprese direttamente dal sito di Amazon

LA RETE DI DISTRIBUZIONE CHE SI POTRÀ’ OTTENERE DA UNA SOSTITUZIONE INTELLIGENTE DEI CONTATORI D’UTENZA DEGLI ACQUEDOTTI

L’autore di questa nota ha più e più volte fatto presente la necessità di provvedere alla sostituzione dei contatori d’utenza degli utenti d’acquedotto raccomandando di installare in loro vece apparecchi multifunzione in maniera analoga a quanto hanno fatto da anni i responsabili di servizi pubblici analoghi a quello in oggetto e come gas,energia elettrica ecc.

Cella contatori d’utenza di tipo sorpassato

In questa sede vorrei descrivere, sia pur con la modestia delle mie scarse conoscenze della avanzata teoria di calcolo degli acquedotti, alcuni dei vantaggi notevolissimi che potrebbero senza dubbio derivare da tale provvedimento.

Immagino ora che in un servizio idropotabile di una città di media importanza si sia già provveduto alla sostituzione e quindi che tutti gli utenti siano dotati di contatori che non svolgono soltanto la funzione di rilevare e trasmettere automaticamente i consumi del periodo di fatturazione dell’acqua cioè di un trimestre, di un semestre oppure di altre periodicità ma che invece il sistema di telecontrollo possa ricevere, del tutto automaticamente e dietro semplice specifica richiesta, le portate istantanee e la relativa pressione di consegna dell’acqua relativa al momento x ed in maniera perfettamente contemporanea per ciascuno di essi. Poiché lo scopo da raggiungere è la possibilità di conoscere, tramite modello matematico, il funzionamento effettivo della rete completa delle apparecchiature, serbatoi e quanto altro la componga, sarà necessario elaborare programmi di verifica della rete magliata completamente diversi da quelli già in uso e che, sempre stando alle modeste conoscenze del sottoscritto, dovrebbero basarsi sui concetti appresso indicati.

Esempio di schema idraulico di calcolo di una rete di distribuzione idropotabile bià sottoposta a scheletrizzazione. Sono visibili i prelievi ai nodi mentre non appaiono affatto le condotte secondarie

Il primo dato da definire è la portata che nel tempo x ciascun nodo della rete preleva, prendendo ovviamente come base i consumi istantanei che, come detto, sono già stati ricevuti dal sistema di telecontrollo. Al riguardo e per ottenere una esatta determinazione del valore in gioco, occorrono alcune precisazioni la prima delle quali riguarda le caratteristiche della rete da sottoporre alla verifica. Dovendo basarsi sui consumi reali misurati utente  per utente ed assegnati ai vari nodi, occorre esaminarne bene la situazione reale ed in particolare il fatto che la maggior parte degli utenti sono allacciati alle condotte periferiche delle maglie e cioè a quelle di minor diametro le quali, allo scopo di semplificare tutta la procedura, negli usuali calcoli sono proprio le condotte che sono state eliminate dallo schema idraulico di calcolo, condotte che, nel caso in esame, non debbono invece assolutamente essere escluse per gli inevitabili errori che ne deriverebbero. Di conseguenza non è è possibile adottare la procedura chiamata scheletrizzazione in base alla quale si compilerebbe uno schema idraulico semplificato avente un funzionamento idraulico teoricamente paragonabile a quello completo di tutte le condotte. Nel nostro caso, per attribuire ogni utente al nodo da cui si prevede venga prelevata la sua portata d’acqua, occorre considerare tutte le condotte escludendo dai calcoli soltanto gli allacciamenti privati. Si obbietterà subito che in tal modo si va incontro a procedure complesse cui si contrappone il fatto che al giorno d’oggi i computer sono molto potenti e sono in grado di eseguire con la massima velocità una miriade di operazioni. D’altro canto non si intravede alcuna possibilità di utilizzare le portate misurate ai contatori degli utenti periferici se la condotta cui essi sono di fatto allacciati venisse omessa sic et sempliciter dallo schema di calcolo.

Il metodo con il quale il calcolatore eseguirà in automatico l’assegnazione di ogni consumo privato al nodo di appartenenza, si basa sull’ubicazione planimetrica dell’allacciamento nei riguardi di quella del nodo adottando la regola di assegnare al nodo stesso tutti gli utenti ubicati nella metà della condotta che termina o inizia da esso. Al nodo posto all’altra estremità della stessa condotta, saranno assegnati gli utenti allacciati alla restante metà di condotta. In conclusione la portata totale prelevata da ogni nodo nell’istante x comprenderà tutti gli utenti allacciati alla prima metà delle condotte che fisicamente confluiscono nel nodo stesso. A questo punto è definita la serie di dati molto importanti come sono le portate ai nodi da inserire nei calcoli e che riguardano il solo consumo dell’utenza; restano però da determinare due elementi altrettanto importanti per la esecuzione dei calcoli di verifica e che sono i coefficienti di scabrezza delle condotte e  le perdite di rete. Questo doppio problema dovrebbe essere risolto da un software di calibrazione sui generis il quale, tramite opportuni algoritmi ed iterazioni, iniziata la serie di calcoli adottando rispettivamente dei coefficienti teorici di scabrezza e dei valori provvisori delle perdite, riesca tramite intere serie di iterazioni, via via a migliorare l’approssimazione  dei dati fino ad ottenere la coincidenza dei risultati del calcolo con quelli noti che nel nostro caso sono molto numerosi. Essi comprendono :

– la portata totale immessa in rete

– le portate dei punti notevoli delle condotte principali di rete nelle quali si erano inseriti misuratori di portata e pressione

– la pressione dei punti notevoli appena citati

– la pressione di tutti i nodi

– le quote di invaso di eventuali serbatoi inseriti in rete

– le portate entranti ed uscenti dai serbatoi

– dati di funzionamento di eventuali impianti di risollevamento. valvole di riduzione oppure altre apparecchiature idrauliche inserite in rete

– eventuali valvole di ritegno inserite in rete.

Esempio di elenco dei coefficienti teorici di scabrezza delle tubazioni da introdurre a inizio calcolo

Come dati iniziali si possono assumere, per la scabrezza delle tubazioni, gli usuali coefficienti teoricamente attribuiti ai vari materiali componenti le condotte come ad esempio materiale plastico, acciaio, ghisa con giunti piombo o di altro tipo ecc. ecc, Per quanto riguarda il valore delle perdite occulte si partirà dalla perdita totale che l’intera la rete accusa al tempo x e che corrisponde esattamente alla differenza tra i due valori noti di portata istantanea totale immessa in rete dalle centrali e la portata totale consumata dagli utenti. In prima approssimazione  detto totale di perdite sarà suddiviso tra tutti i nodi in proporzione della sommatoria delle superfici interne delle condotte afferenti ciascun nodo secondo le regole già spiegate.

Effettuata la trascrizione di tutti gli elementi analitici che definiscono la costituzione della rete completa di tutte le apparecchiature  e strutture ivi presenti, trascrizione da farsi con le modalità ben note,  il modello matematico potrà iniziare le sue iterazioni sulla base dei due citati dati indicativi procedendo per approssimazione successive ad affinare alternativamente sia i coefficienti di scabrezza e sia le portate di perdita assegnate a ciascun nodo e ciò avrà luogo in funzione delle differenze tra pressioni al nodo misurate dai contatori e quelle corrispondenti risultanti dal calcolo. Le iterazioni avranno termine quando le differenze saranno inferiori alle tolleranze di pressione ammessa. Ovviamente il programma di calcole delle reti  da utilizzare comprenderà tutti gli algoritmi e le procedure di calcolo adatti alle reti magliate  molto complesse tenendo conto, tra l’altro, dell’influenza che la variazione di pressione esercita sia sulla portata prelevata ai nodi e sia sull’ammontare delle perdite.

Il vantaggio di poter utilizzare una valida  procedura di calcolo come quella descritta è dovuta esclusivamente alla presenza  dei contatori multifunzione il chè costituisce una prova della necessità di procedere quanto prima alla sostituzione contatori di cui si tratta in questo articolo.

Una volta eseguita la prima calibrazione può aver luogo la verifica del modello matematico tramite il calcolo di altre condizioni di esercizio visto e considerato che il sistema proposto è in grado di ottenere in automatico le portate e pressioni necessarie per tali nuovi calcoli.

Arrivati alla definizione di un modello matematico della rete così collaudato e quindi atto a fornire una rappresentazione molto precisa del funzionamento effettivo della rete in tutte le condizioni più svariate, si potrà affermare di essere in possesso veramente di uno strumento atto a consentire tutte le elaborazioni necessarie per un esercizio ottimale della rete potendo scartare dannose pratiche come ad esempio la distrettualizzazione che è da considerarsi nè più nè meno che un compromesso cui si deve attualmente ricorrere proprio per mancanza di altri mezzi di conoscenza del funzionamento degli acquedotti. Quello che si potrà evitare è, prioritariamente, la mutilazione, provocata dalla distrettualizzazione, mutilazione di quella che rappresenta la migliore caratteristica delle  arrivare alla caratteristica saliente di essere in grado di trasportare grandi portate d’acqua con basse perdite di carico, alla uniformità di pressione, alla possibilità di mettere fuori servizio per necessità di manutenzione, una qualsiasi condotta di rete senza creare alcun disturbo al resto di tutto l’acquedotto. Ebbene la distrettualizzazione con la sua chiusura di importanti condotte, resa obbligatoria per la costituzione dei distretti, distrugge una gran parte di questi benefici il che fornisce una prova inconfutabile della necessità di di effettuare una vera rivoluzione delle modalità di esercizio ed anche nella costituzione di base degli acquedotti.

Le indicazioni fornite nella presente nota costituiscono solo uno spunto iniziale di ciò che può diventare in un futuro molto prossimo il telecontrollo degli acquedotti spettando agli studiosi che in questi ultimi anni hanno trovato soluzioni matematiche di eccezionale validità per riuscire a vincere, purtroppo con una inevitabile approssimazione, le gravi mancanze di dati di ci si poteva e si può tutt’ora disporre, dicevo che spetta a detti studiosi il compito di elaborare nuove procedure di calcolo e di ideazione di rivoluzionari e razionali sistemi acquedottistici fornendo un grande contribuito alla risoluzione della grande battaglia dell’acqua potabile che rappresenta un vero pericolo che sta avvicinandosi a grandi passi.

 

 

 

LA RAZIONALIZZAZIONE DEGLI ACQUEDOTTI

 

 

UNA QUESTIONE DI PRIM’ORDINE MAI RISOLTA

Nel n. 4/2017 de “L’Acqua”, organo ufficiale dall’Associazione Idrotecnica Italiana, è pubblicato un articolo del sottoscritto avente lo stesso titolo di questa nota. Vi trovano posto i problemi più volte da me  trattati in questo sito ma con una novità di rilievo. Per la prima volta, almeno stando alle mie conoscenze, la mia ferrea critica nei riguardi della distrettualizzazione acquedottistica, viene presentata fin dal  testo introduttivo della rivista  redatto dal Direttore Responsabile Dott. Armando Brath  senza formulare una dissociazione specifica e marcata dallo scottante tema ” distrettualizzazione“, ma invece rimarcandone la  trattazione  con le seguenti testuali parole :

La Sezione è chiusa da una nota di Meneghin sui sistemi acquedottistici, in cui viene esposta una visione critica degli usuali interventi di razionalizzazione delle reti, in particolare la distrettualizzazione; a giudizio dell’autore, invece, un uso intensivo e pervasivo del telecontrollo è l’unica via da percorrere per la razionalizzazione e per un effettivo efficientamento del funzionamento delle reti acquedottistiche. “

Da notare come nell’articolo io non dia luogo alla facile contestazione del danno di spezzettamento delle reti acquedottistiche che la distrettualizzazione, provoca  ma invece come vi  sostenga  una questione di principio in base alla quale i problemi degli acquedotti dovrebbero venire risolti operando una rivoluzione generale che riguardi  tutti i suoi componenti a partire dagli impianti di sollevamento, per arrivare all’ottimale accumulo nei serbatoi di compensazione a terra, alla immissione nella rete dell’acqua in diretta a pressione regolata e quindi alla eliminazione delle vasche di carico ed infine  ad una diversa conformazione della rete tramite condotte molto interconnesse. Nel mio articolo appare chiaramente che la distrettualizzazione si assume la colpa di  impedire che nemmeno in un futuro lontano si dia inizio alla citata rivoluzione   vista la  falsa immagine che viene diffusa e che considera  già risolti i problemi degli acquedotti grazie alla  distrettualizzazione  medesima.

Da rilevare come fino al giorno d’oggi nessun  mio articolo che  mettesse in dubbio la validità della nuova modalità compositiva della rete di cui si tratta, trovava ospitalità in pubblicazioni tecniche ufficiali non essendo ammissibile che una tecnica, imposta dalla legge e largamente usata come quella in oggetto, potesse essere messa in discussione. Ne facevano e fanno tuttora  fede i risultati effettivamente ottenuti nei sistemi idropotabili anche di grandi dimensioni dove la sua applicazione pratica  è molto diffusa. E’ facile controbattere che prendere come campione di riferimento un acquedotto caratterizzato dalle disfunzioni peggiori e poi da questo confronto definire ottimale la soluzione scelta, costituisce un falso bello e buono: un risultato può ritenersi  valido solo se è derivato  dal confronto con un acquedotto di normale funzionalità o meglio ancora quando si dimostra più efficiente rispetto di un sistema aggiornato secondo le nuove tecnologie. Nel  caso in questione  la dichiarazione  costituisce solo un grave contributo alla perpetuazione di acquedotti di concezione obsoleta ed all’allontanamento nel tempo della loro rinascita tecnico economica.

In definiva il veder pubblicate le mie idee su una rivista qualificata come L’Acqua rappresenta  per mè   una vera soddisfazione cui và  ad aggiungersi la citazione introduttiva svolta dal Direttore Responsabile e che io considero nettamente positiva. con la viva speranza che il tutto contribuisca all’applicazione pratica delle innovative proposte formulate.

Chi volesse prendere visione dell’articolo completo di figure può farlo cliccando qui: altratecnica articolo su rivista l’acqua 

 

PS. Pubblico le osservazioni sul  mio articolo da parte di un qualificato professore universitario

 

Ho letto con immenso interesse e piacere la sua memoria che condivido totalmente.

La sua memoria riflette le attuali direzioni della ricerca più avanzata, ed è giustamente provocatoria, come è giusto che sia per smuovere l’inerzia al cambiamento e movimentare le risorse economiche che sarebbero necessarie.

La distrettualizzazione, come lei giustamente scrive, è una soluzione di compromesso, ma se siamo nel contesto di una memoria atta a spiegare le modalità di gestione auspicabili, la distrettualizzazione non può essere premiata, non solo perché funge da placebo, ma anche perché viene fatta su reti topologicamente complesse e ne aumenta la complessità… è solo un compromesso tra costi e funzione ancora per ora accettabile.
In ogni caso per modernizzare il sistema acquedottistico, obsoleto, bisogno fare un salto e pensare out of the box con soluzioni razionali combinate ai moderni vantaggi tecnologici (e con le giuste risorse economiche destinate).

La sua memoria andrebbe esaltata, non censita così superficialmente.

 

IL CAOS DELLE RETI ACQUEDOTTISTICHE DEI TERRITORI MONTANI – I DIFETTI – I RIMEDI

Qualunque persona, anche se completamente digiuna di tecnica acquedottistica ma che avesse modo di esaminare uno schema di rete come quello allegato che tuttavia è la rappresentazione veritiera degli acquedotti dell’Isola d’Elba, non potrebbe evitare di giudicarlo un ammasso caotico ed incomprensibile di strutture di vario tipo.

 

Esempio di rete acquedottistica classica di territrio montano. Schema altimetrico

Per i tecnici di acquedottistica preciso che lo schema è un valido esempio di una situazione che si ripete infinite volte in complessi abitativi con popolazione di 30000 abitanti come è l’Isola d’Elba od anche più popolosi purché ubicati, come l’Isola citata, in territori altimetricamente variegati. Intendo affermare che di fronte ad un’area abitata con dislivelli continui del suolo, molto scosceso e con alternanza di quote altimetriche molto disparate, se vi si utilizzano le tecniche appartenenti al passato, non si può far altro che ripetere lo schema classico il quale comprende e ripete, zona per zona idraulicamente omogenea, un serbatoio di accumulo e di carico della rete ed una o più condotte che lo alimentano dal basso. Il problema nasce nell’esercizio di un insieme del genere che non può che essere caratterizzato dalla difficoltà di funzionamento dei serbatoi ed in genere dalla casualità  che lo distingue. Infatti nella maggioranza dei casi i serbatoi sono regolati da galleggianti che fermano l’immissione quando sono giunti al loro massimo livello di invaso per riprenderla non appena ha inizio lo svuotamento con il risultato di avere invasi quasi sempre al loro massimo livello. Questo modo di funzionare, chiamato appunto “al massimo livello”, esclude la vera funzione dei serbatoi che dovrebbe essere quella di riempirsi quando la disponibilità idrica è superiore al fabbisogno per vuotarsi in occasione delle richieste di punta. Nella realtà, nei giorni di scarsità idrica i serbatoi essendo come detto casuale il loro funzionamento, si vuotano prima del momento di massima richiesta e quindi durante periodi nei quali il loro intervento non sarebbe richiesto. Viceversa quando arriva la crisi essi sono già vuoti e quindi non sono più in grado di dare il proprio contributo. In sintesi si può affermare che sono serbatoi con gravi difetti di funzionamento.
All’inconveniente legato ai serbatoi si deve aggiungere la difficoltà dell’insieme in oggetto, sia pur mitigata quando sono presenti collegamenti rapidi di verifica e di regolazione degli impianti e delle reti fatti a distanza, purtuttavia assai difficoltose trattandosi di una moltitudine di apparecchiature in genere molto piccole ma tutte da tenere sotto controllo.
In questa nota si vorrebbe lanciare una soluzione diversa sicuramente non accettata dai gestori di acquedotti e criticata dagli studiosi di acquedottistica ma che viene ugualmente proposta per aprire la discussione di un tema interessante.

Profilo schematico di alimentazione idropotabile di centri abitati

La nuova soluzione si basa sull’eliminazione delle modalità di alimentazione delle reti a mezzo vasche di carico, imponendo in alternativa il pompaggio diretto in rete a pressione regolata in funzione del fabbisogno ed in linea di massima con alta pressione di consegna dell’acqua all’utente limitata ai momenti di alto consumo mentre si abbassa al decrescere dei fabbisogni per diventare molto esigua la notte quando i consumi si avvicinano a zero. Questo risultato, assai facile da raggiungere in territori pianeggianti dove lo si ottiene molto semplicemente tramite la regolazione della pressione di immissione in rete, non lo è affatto nel caso in esame dove tale regolazione costituisce soltanto un primo intervento che deve essere seguito da ulteriori regolazioni di dettaglio in rete.
Nel grafico schematico  allegato e che costituisce un esempio tipico di dimensioni minute ma che può essere ripetuto all’infinito, si esamina la regolazione primaria dell’insieme. Si suppone di costruire un sistema principale di adduzione comprendente, in partenza un impianto di sollevamento dell’acqua composto da pompe a velocità variabile in grado, prelevandola dalle fonti, di immettere nella condotta di adduzione primaria e ad una pressione regolabile, delle portate anch’esse variabili dal valore minimo a quello massimo di previsione. Tale condotta, ad andamento pressoché orizzontale e quindi percorrente all’incirca una unica curva di livello del suolo, ad intervalli razionalmente definiti si interrompe per alimentare dei serbatoi interrati di accumulo e funzionanti a livelli imposti ora per ora . ( Vedi articolo la regolazione dei serbatoi)

A valle di ogni serbatoio si trova un ulteriore impianto di sollevamento, anch’esso a pressione e portata variabile,  atto a far proseguire la portata via via necessaria per l’alimentazione dell’utenza posta verso valle in modo che tutto il comprensorio da alimentare risulti munito di un sistema di adduzione e compensazione delle portate ubicato nella fascia di terreno di quota più bassa.
Con le modalità indicate viene realizzato un sistema di adduzione primaria il quale, grazie alla presenza di pompe a velocità variabile e dei serbatoi regolati a livelli preimpostati, adduce giorno per giorno una portata che si avvicina al valore medio della giornata operandone il riempimento notturno e, sia in giorni di grande consumi sia negli altri, il loro totale svuotamento diurno.
Riguardando un mero esempio schematico la disposizione della figura può essere ripetuta più e più volte fino a copertura di tutto il territorio montano da servire d’acqua potabile.
Come si nota dallo schema, la nuova soluzione contempla un criterio di unificazione di tutte le diramazioni ognuna delle quali si diparte dalla condotta adduttrice principale ed alimenta un solo centro urbano anche se ubicato lontano ed anche se a quote molto elevate. In questo modo si ottiene uno schema semplificato con sollevamenti tutti ubicati a bassa quota. E’ però possibile che in determinate parti del territorio di ubicazione ed altimetria particolare, sia da preferirsi uno schema idrico diverso basato non già sul prelievo dalla adduttrice principale di bassa quota bensì da una diramazione secondaria che già provvede al recapito dell’acqua in posizione più favorevole. In questo caso non resta che ripetere lo schema con la sola variante che riguarda il punto di prelievo il quale, come già precisato, si diparte da una condotta secondaria.
L’alimentazione di ogni singolo centro cittadino, naturalmente posto in quota più elevata come risulta chiaramente dallo schema, è delimitato da un confine teorico che comprende l’insieme di abitati idraulicamente omogenei e quindi  atti ad essere alimentati cumulativamente a pressione e portata regolate in funzione del fabbisogno ed ha luogo mediante una condotta in derivazione dalla descritta adduttrice primaria e munita di propria pompa di sollevamento anch’essa a velocità variabile e quindi in grado di fornire una pressione elevata durante i periodo di alto consumo ma che diminuisce in tutti gli altri casi. Tale risultato è ottenuto imponendo due tipi di regolazione la prima delle quali consiste semplicemente in un sistema di sollevamento-distribuzione con  una pompa a velocità variabile la quale, prelevando direttamente dall’adduttrice primaria prima descritta, alimenta la rete locale mantenendo in prima approssimazione la variabile pressione di esercizio entro limiti ben definiti. Nel caso il dispositivo risulti insufficiente per la razionalità di esercizio dell’area di appartenenza, quest’ultima sarà dotata anche di apparecchiature di secondo grado, attuate mediante valvole automatiche di riduzione della pressione. Al contrario se i confini saranno scelti accuratamente e se il territorio lo renderà attuabile, non sarà necessario alcun ulteriore apparecchiatura di regolazione al di fuori della pompa di alimentazione di cui si è detto .
Tutti i sollevamenti sono del tipo ad immissione diretta in rete, controllati e regolati in tempo reale dal sistema di telecomando e telecontrollo centralizzato e saranno corredati  delle apposite apparecchiature di attenuazione dei colpi d’ariete come casse d’aria, valvole di ritegno a membrana e sopratutto condotte by pass atte ad evitare lo stacco di vena o l’inversione di moto dell’acqua nelle condotte di immissione.
Si noterà la grande differenza che esiste rispetto ai sistemi classici di derivazione dell’acqua da una adduttrice come quella descritta. In tali sistemi viene sempre realizzato lo stacco tra condotta adduttrice e prelievo delle pompe ed infatti viene normalmente costruita una vasca di aspirazione delle pompe alimentata dalla condotta principale di adduzione e pertanto distruggendo tutto il carico della portata immessa. Nel sistema proposto siamo invece i presenza di derivazione in diretta dalla adduttrice con conseguente rinuncia alla sicurezza data dal citato stacco idraulico ma con il favore di una riutilizzazione completa del carico proprio della adduttrice. Si ottiene una notevole economia nella energia di pompaggio cui fa riscontro la necessità di applicare le apparecchiature già indicate ed atte alla attenuazione dei colpi d’ariete trasmessi in rete.
Per particolari relativi alle modalità di pompaggio diretto in rete vedasi gli articoli “Il progresso nella regolazione dell’immissione diretta nella rete di distribuzione tramite pompe a velocità variabile”

L’elemento negativo del sistema , dovuto alla perentoria e totale eliminazione delle vasche di  aspirazione delle pompe e di carico della rete a seguito della quale viene a mancare, come detto, lo stacco idraulico tra pompa e rete, è rappresentato dalla possibilità di violenti colpi d’ariete immessi in rete dal pompaggio. Si deve però tenere ben presente che sussistono metodi pratici e di sicura protezione dati da casse d’aria, valvole a membrana elastica poste subito a valle delle pompe e soprattutto da condotte by pass che impediscono lo stacco di vena o l’inversione del moto dell’acqua in condotta.
Numerosi sono invece i vantaggi che derivano dalle impostazioni descritte. Da rilevare in particolare la razionalità dell’alimentazione di base che effettua pompaggi ridotti al minimo come numero, regolati costantemente in funzione del fabbisogno ed inoltre con riutilizzazione del carico idraulico residuo preesistente nella condotta di spirazione  il che riduce notevolmente le perdite occulte di rete. Rilevante l’economia energetica e la razionalità che si ottengono grazie alla diminuzione di altezza manometrica di pompaggio durante le notti ed in genere i periodi di basso consumo. L’economia di spesa energetica risalta in modo evidente dal confronto con la predisposizione idraulica dello schema iniziale caratterizzato da numerosissimi piccoli impianti funzionanti sempre con perdite di carico elevate dovute alla regolazione ad intermittenza che obbliga le pompe a lavorare sempre con la portata massima e quindi con le maggiori perdite di carico della condotta di mandata. E’ inoltre ben noto come di per sé poche pompe di grossa portata abbiano rendimenti migliori di molte piccole pompe aventi nel totale la medesima portata e prevalenza. Si è già detto che viene realizzata una importante economia d’acqua grazie alla minor pressione di rete soprattutto notturna e alla conseguente diminuzione delle perdite occulte.
Infine è da rilevare l’alta qualità dello schema idrico che semplifica enormemente tutte le operazioni sia automatiche che manuali durante l’esercizio, degli impianti.
Il risultato più importante che occorre mettere in luce da ultimo,  è senz’altro la eliminazione  di tutte le operazioni casuali dello schema classico e molto utilizzato negli acquedotti italiani,  operazioni che vengono invece razionalizzate escludendo galleggianti ed apparecchiature analoghe che lavorano in funzione di livelli ma e che vengono qui sostituite da una regolazione estesa a tutte le apparecchiatura, nessuna esclusa, ed effettuata in tempo reale dal sistema di telecontrollo e telecomando sulla base dei fabbisogni reali dell’utenza e mediante definizione automatica della modalità più razionale delle portate e delle pressioni effettive di esercizio. La procedura può essere definita con la dizione “acquedotto figlio del telecontrollo” leggibile cliccando qui.
Esaurite le spegazioni riguardanti l’elemento di base ripetibile più e più volte in modo da servire tutto il territorio viene ora avanzata una proposta di organizzazione generale di tutto un intero sistema acquedottistico montano.
Visto e considerato che l’elemento di base deve seguire grosso modo una unica curva di livello del terreno, risulta naturale considerare la possibilità di seguire, tutte le volte che l’andamento del terreno lo consente, tale curva nel suo intero percorso considerato che, come ben noto, ogni curva di livello costituisce un anello chiuso. In altri termini si propone di prolungare la condotta primaria completa delle apparecchiature secondarie cioè di serbatoi di compensazione giornaliera ed impianti di risollevamento, fino a costituire un anello chiuso come risulta dallo schema allegato.

Schema planimetrico di rete alimentata da due fonti e con adduttrice principale chiusa ad anello

Con questa disposizione di rete si ritiene aver completatoin mniera ottimale la proposta di una rete di adduzione e distribuzione acquedottistica in territorio montano.

CRISI DEGLI ACQUEDOTTI SOPRATTUTTO FACENDO RIFERIMENTO ALLA LORO ARRETRATEZZA

Impazza sui giornali una notizia come quella dell’articolo allegato : L’Enel cambia i contatori con i risparmi dei consumi.
In dettaglio le società di esercizio dell’energia elettrica italiana, le quali già 15 anni or sono avevano sostituito i vecchi con nuovi contatori automatici, ora impiegano i grandi importi di denaro che hanno derivato e contano di derivarne, per sostituire nuovamente tutto il parco contatori italiani mettendo in opera apparecchiature ancora più sofisticate ed atte a migliorare ulteriormente l’esercizio e l’economia dell’intero sistema elettrico.
Alcune delle particolarità della sensazionale operazione che sta per partire sono così spiegate nella stampa:
Posa in opera di contatore di seconda generazione che unisce le esigenze di tutelare il consumatore alla garanzia di servizi nuovi sempre più tecnologici, di facile uso onde partecipare in modo importante ed attivo al nuovo mercato dell’energia.
Quello che traspare è la motivazione che si fonda sul fatto incontrovertibile , che il nuovo grande investimento di denaro troverà piena giustificazione nel miglioramento, anche economico, dell’esercizio.
Non si può che inorridire dal confronto con quello che accade nel settore acquedotti. Lì sono in funzione contatori del tutto meccanici, vecchi sia come tipologia che come funzionamento dovendo essere letti da personale che gira di casa in casa. Sembra di essere tornati all’epoca in cui non esistevano le lavatrici ed il bucato doveva essere fatto con acqua riscaldata al fuoco e con la cenere. Ma l’aspetto di gran lunga peggiore è la constatazione del vuoto che la mancanza di contatori moderni e multifunzionali provoca nella conoscenza del funzionamento reale delle reti di distribuzione dell’acqua , così come sconosciuta è l’entità, l’origine e le caratteristiche delle perdite occulte al cui riguardo si sa soltanto che la percentuale di acqua potabile perduta in Italia assume valori incredibilmente elevati.
L’enel testimonia una realtà di una ovvietà addirittura disarmante e che è la seguente: la prima cosa da fare nella gestione di servizi importanti come quelli di cui si parla è la conoscenza del loro funzionamento. Si deve invece constatare come, per avere un’idea approssimata in campo acqua potabile. si devono eseguire calcoli complicatissimi basati su dati statistici che alla fine lasciano il tempo che trovano. Basterà precisare che si sono dovute scomodale le leggi sull’evoluzione di Darwin per poter stimare le condizioni di esercizio delle reti d’acqua che, proprio per la metodologia usata, non possono dare  che risultati molto approssimativi ed in pratica rendere imperituri  acquedotti che hanno perdite occulte che ammontano al 50% dell’acqua prodotta.

Un’altra metodologia molto usata a causa della citata non conoscenza del funzionamento effettivo degli acquedotti, è la distrettualizzazione che consiste nel suddividere la rete in tante piccole porzioni chiamate appunto distretti, riuscendo finalmente ad entrare nel vivo della realtà a prezzo di una grave mutilazione della rete medesima. I risultati che si ottengono in quel caso sono molto apprezzati perché ottenuti dal paragone con le reti preesistenti e piene di difetti colossali.  Ben diversa sarebbe la situazione di un acquedotto dotato di quelle apparecchiature che ne costituiscono l’ossatura essenziale e tra di esse la presenza di un parco contatori dotato delle più elementari possibilità come sono quelle di fornire in tempo reale i dati essenziali  e cioè portate, pressioni e qualità dell’acqua consegnata utente per utente e di converso area per area servita.

 

Gli antidiluviani contatori dell’acqua potabile ancora in uso

E’ lapalissiano che la prima cosa da ottenere con metodologie razionali ed automatiche i dati di  riguarda il fabbisogno dell’utenza ed in particolare e minuto per minuto e zona per zona, i valori reali di consumo, di pressione di rete nonché quelli  di perdita cioè i dati che solo la posa di misuratori multifunzione possono dare.
Non mi dilungo in questa sede nel descrivere modalità, funzioni e risultati della auspicata rivoluzione del metodo di misurazione delle caratteristiche dell’acqua distribuita agli utenti in quanto non farei che ripetere elementi triti e ritriti che del resto sono facilmente recuperabili ricercandoli in questa stessa pagina immettendo in alto a sinistra la parola contatori. Mi basta qui far rilevare l’assurdità di una situazione assolutamente insostenibile e per giunta mascherata da risultati fasulli.

SICCITA’ ECCEZIONALE – ACQUEDOTTI E AGRICOLTURA IN CRISI, MA NESSUNO ESAMINA LE POSSIBILI SOLUZIONI

 

I titoli della stampa e di tutti i media impazzano per trovare le parole che rendano al meglio la gravità della attuale situazione idrica però nessuno dà retta alle soluzioni che potrebbero contribuire efficacemente a lenire i disagi.

Da anni il sottoscritto propone innovazioni che, come minimo, dovrebbero essere esaminate, soppesate, criticate in vece nessuna nota nessun commento.

Invito i lettori a prendere visione dei seguenti articoli:

Profilo schematico di unpo sbarramento mobile di foce

LA BARRIERA MOBILE DI FOCE COME IMPORTANTE CONTRIBUTO ALLA RISOLUZIONE DELLA GRAVE CARENZA IDRICA CHE INCOMBE SEMPRE DI PIÙ ( https://goo.gl/iqMckT )

Veduta prospettica di un serbatoio/galleria per l’Isola d’Elba

ISOLA D’ELBA – UN GRANDE SERBATOIO DI ACCUMULO D’ACQUA POTABILE – RAZIONALITA’ E MANCANZE GRAVI (i/) ( https://goo.gl/zRPdHi   )

UNA MODALITA’ PARTICOLARE PER ACCUMULARE ACQUA NEL SOTTOSUOLO ( ( https://goo.gl/SfMvbS )

Condotta di adduzione di diametro maggiorato onde ricavarne un capace serbatoio di accumulo