Interconnessione tra Acquedotti

L’alimentazione idropotabile della popolazione riveste un’importanza essenziale e richiede misure eccezionali, essendo da perseguire costantemente la maggior sicurezza possibile in tutti i settori (dall’assoluta continuità di servizio per finire all’indispensabile salubrità dell’acqua fornita).

Si devono anche assicurare ottime qualità riguardanti la temperatura dell’acqua fornita, la sua buona gradevolezza al palato e il quantitativo fornito in quanto devono anch’esse soddisfare le esigenze dell’utente ivi compresa la pressione di consegna dell’acqua che deve essere sempre adeguata all’uso.

Esempio di rete acquedottistica nazionale
L’interconnessione spinta fino ad un livello ideale ma irraggiungibile di collegamento funzionale di tutti gli acquedotti italiani (cliccare per ingrandire)

In questo senso acquisisce un’importanza fondamentale l’interconnessione tra acquedotti vicini perché costituisce un fattore di grande sicurezza nello svolgimento del servizio idropotabile.

Allo scopo dovrebbero essere sempre realizzati dei collegamenti di emergenza per consentire che ognuno dei vari acquedotti componenti l’insieme non si limiti al solo soddisfacimento delle necessità della propria utenza ma sia anche in grado di soccorrere o di essere soccorso dagli altri acquedotti nella disgraziata ipotesi si verificassero inconvenienti gravi che compromettono il servizio dell’una o dell’altra rete.

Anche nell’esplicazione di questo compito si deve rilevare la grande importanza di uno dei principi sanciti nel sito e cioè del funzionamento a pressione variabile di tutte le reti in quanto, oltre a presentare tutti i vantaggi già descritti nelle varie pagine,  grazie alle variazioni di esercizio che ne sono la caratteristica saliente, è possibile soddisfare le necessità effettive di soccorso più disparate.

Viene riportato schematicamente nella figura allegata un esempio delle reti “A” e “B” in servizio normale e, per contrapposizione, anche durante il verificarsi di un problema grave della rete “A” la quale, essendo oggetto di un inconveniente ai propri impianti, inizia a funzionare a pressione più bassa del solito divenendo immediatamente atta a ricevere più facilmente portate dalla rete “B” nel mentre quest’ultima, aumentando la propria pressione di funzionamento, è in grado di trasportare fuori confine del proprio territorio maggiori portate di quelle normali e quindi contribuire a risolvere i problemi del vicino.

reti-interconnesse
Esempio di interconnessione tra reti vicine. Nella fig. 1 figura l’esercizio normale e nella n. 2 il funzionamento di emergenza

Ovviamente è importante che in fase di progettazione delle opere si tenga conto di questo funzionamento di emergenza provvedendo non solo alle necessarie condotte di collegamento tra le reti ma anche ad un dimensionamento adeguato alle previste maggiori portate e alle apparecchiature di emergenza come impianti di sollevamento e di regolazione della pressione, serbatoi di accumulo, apparecchiature di controllo e di telecontrollo e telecomando ecc. che normalmente restano fuori servizio ma che sono sempre pronte ad intervenire per risolvere il problema particolare non appena esso si presenta.

Quello descritto è un intervento minimo che dovrebbe essere ampiamente adottato.  L’ideale sarebbe andare oltre a questo limite molto riduttivo e che venisse studiata e realizzata una vera integrazione tra un numero sempre più grande di acquedotti in modo da attuare una  loro trasformazione in vere e  proprie reti di acquedotti. Notevole l’esempio che si sta realizzando in Veneto e che è denominato MO.S.A.V ( Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto ). Per renderne note le caratteristiche principali si riportano qui di seguito testualmente alcune indicazioni rilevate dalle relazioni ufficiali.

“Il Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto (MO.S.A.V) individua gli schemi di massima delle principali strutture acquedottistiche necessarie ad assicurare il corretto approvvigionamento idropotabile nell’intero territorio regionale, nonché i criteri e i metodi per la salvaguardia delle risorse idriche, la protezione e la ricarica delle falde. Con questa operazione il sistema acquedottistico veneto diventerà di tipo reticolare, migliorando sensibilmente l’affidabilità del servizio. E’ proprio questa la logica che sta utilizzando la pianificazione acquedottistica avanzata: operare su vaste scale territoriali con l’obiettivo di passare dalla tecnica classica dell’acquedotto “ad albero” a quella dell’acquedotto “a rete”. Il MOSAV recepisce a pieno questo principio con la creazione di un macrosistema che connette le fonti con i centri di consumo ed incorpora i dispositivi di accumulazione idrica necessari, sia per la regolazione dei flussi, sia come riserva per l’emergenza.”

Si fa rilevare come anche nel caso del MOSAV l’applicazione delle regole propugnate in questo sito e specialmente il funzionamento delle reti di distribuzione a pressione variabile e la regolazione dei serbatoi di compenso giornaliero a livelli imposti fornirebbero importanti contributi per l’ottenimento di risultati finali ancora migliori di quanto previsto dai responsabili del MOSAV.

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