LE INCONGRUENZE CHE MINANO ALLA BASE I SISTEMI ACQUEDOTTISTICI ITALIANI – I DANNI – LE CAUSE


In tutte le attività umane si verificano dei problemi anche di entità molto rilevante ai quali non si può assegnare delle cause precise. Un esempio eclatante è quello dei terremoti la cui ubicazione, tempo di manifestazione ed entità non sono affatto prevedibili e quindi alcuna colpa può essere posta a carico di alcuno, al massimo si potrebbero attribuirgli il non aver compiuto per tempo quei provvedimenti atti a lenirne le conseguenze mentre sulla loro origine nulla si può dire.

Esempio di rete magliata molto interconnessa

Non è così per gli acquedotti riguardo i quali accade di frequente assistere a disfunzioni gravi per la cui risoluzione si stanno sistematicamente prendendo dei provvedimenti poco efficaci, molto costosi e di grande impegno ma evitando paradossalmente di riconoscerne la vera natura e di evitare nella maniera più assoluta di ricorrere a risoluzioni semplici che hanno caratteristiche tanto evidenti da apparire ovvie essendo al tempo stesso atte a dare risultati eclatanti senza richiedere grandi impegni economici e di studio progettuale se commisurate ai risultati ottenibili.
Molto interessante anche mettere in risalto la serie di personaggi responsabili.

La categoria da mettere in testa alla lista è senza dubbio quella dei gestori degli acquedotti i quali mantengono per ogni utente dei contatori di misura dell’acqua consumata assolutamente obsoleti e fonte di mali gravi come gli elevati costi di esercizio che derivano dalla lettura manuale dei consumi, dalla fatturazione e soprattutto dalla mancata conoscenza del funzionamento effettivo della rete che obbliga alla utilizzazione di complicatissimi programmi di calcoli e ad aberranti modalità di gestione degli impianti. Il fenomeno è reso evidente nella sua completa assurdità quando si pensi che gli stessi gestori sono pronti ad attuare nella loro rete di distribuzione la pratica della distrettualizzazione per il semplice motivo che, non conoscendo affatto il comportamento delle loro reti, sono costretti a sezionarle in tante piccole parti chiamate appunto distretti in modo da poter finalmente tenere la rete stessa sotto controllo. In questo modo viene menomata una di quelle prerogative che può considerarsi come quella più vantaggiosa per l’economia, la bontà di risultati e la sicurezza di esercizio della rete stessa e che è data dalla notevole interconnessione tra condotte e condotte di cui godono la gran parte degli acquedotti.

E’ facilmente comprensibile che la sostituzione dei contatori obsoleti con moderni apparecchi multifunzione, come appare anche a prima vista necessario, offrirebbe vantaggi notevolissimi mentre la distrettualizzazione, ora moto diffusa, sta compiendo una vera mutilazione delle reti rendendone il funzionamento precario e costoso rispetto ad una soluzione razionale che, al contrario, promuove la massima interconnessione tra elemento ed elemento di rete.

I sorpassati contatori d’utenza che occorre sostituire con moderne apparecchiature multifunzione ad imitazione di quanto già fatto per il gas e l’energia elettrica

Immediatamente dopo la categoria dei gestori di cui si è detto, segue quella degli studiosi di acquedottistica che compiono veri e propri salti mortali per riuscire a determinare i dati di funzionamento delle reti mentre la sostituzione dei contatori, di cui si è già spiegato, darebbe la possibilità di conoscere i consumi istantanei utente per utente e da essi i consumi istantanei effettivi ai nodi rendendo molto più semplice le modalità di calibrazione e la esecuzione delle verifiche tramite modello matematico ma soprattutto raggiungere quella precisione di risultati finora impossibile da calcolare con gli sofisticati programmi in corso di utilizzazione.

La terza ed ultima categoria che si intende in questo articolo analizzare è quella dei legislatori i quali, invece di imporre la distrettualizzazione, dovrebbero costringere il gestore degli acquedotti e gli utenti stessi a sostituire i contatori per motivi determinanti come: la giusta contabilizzazione ai cittadini dell’acqua effettivamente consumata, evitare la deleteria distrettualizzazione che mutila le reti acquedottistiche, semplificare enormemente il lavoro delle università e dei molti studiosi che devono elaborare complicatissime procedure di calcolo di verifica degli acquedotti, evitare lo spreco di ingenti volumi idrici dispersi agli acquedotti con le perdite occulte.

Le spiegazioni di questa nota sono troppo semplicistiche per dare al lettore una idea della importanza dei temi trattati.

Maggiori delucidazioni possono essere lette dagli altri articoli del sito oppure trovando con motore di ricerca le parole: contatori degli acquedotti, la distrettualizzazione acquedotti, leggi sulla gestione degli acquedotti.

Ritengo necessario formulare ora la spiegazione di alcune delle cause cui si devono, a mio giudizio, le anomalie in argomento.

Quando mi chiedo : ma perché nessuno pensa minimamente alla sostituzione dei contatosi d’utenza? La mia risposta si riferisce ad una cattiva condotta di base di molti dei personaggi elencati ed in dettaglio io penso che se un gestore non attua affatto questa iniziativa lo si deve esclusivamente al fatto che la sua preoccupazione è tutta rivolta nella sistemazione del bilancio economico dell’azienda ottenuto non già con i buoni interventi citati ma invece riversando sull’utenza gli oneri che ne derivano e cioè preoccupandosi solo di aumentare le tariffe il cui valore è funzione diretta delle spese di esercizio anche quando dette spese non sono giustificate o riducibili. L’importante è solo la quadratura del cerchio tra spese e tariffe.

La seconda domanda, che riguarda il mancato intervento del legislatore, viene da me comprovata con la motivazione che il politico è è piuttosto preoccupato di perdere i voti delle migliaia di lavoratori che devono operare per far fronte alle stolte modalità di esercizio e che gli evita di intravvedere che anche negli acquedotti, come accade in una qualunque azienda produttiva, il solo modo per star bene tutti, compresi i lavoratori, è quello di rendere funzionale ed economica l’azienda stessa.

L’ultima categoria da esaminare riguarda gli gli studiosi di tecnica acquedottistica i quali giustificano l’ operato dichiarando che il loro compito specifico non è quello di entrare in merito alla costituzione di base degli acquedotti anche se è obsoleta. Essi devono soltanto porre rimedio alle inadeguatezze che vengono loro sottoposte e lo fanno utilizzando una tecnica sofisticatissima che spesso comprende anche la distrettualizzazione e che si dimostra atta a dare gli eclatanti risultati a tutti ben noti. Non resta che confermare la veridicità di questo assunto ma con un obbiezione. I risultati sono eclatanti perché derivano dal paragone tra una rete distrettualizzata e quella preesistente caratterizzata da magagne colossali. Se invece il paragone fosse fatto con una rete considerata come già razionalizzata prima di tutto nella sua costituzione di base, si giungerebbe senz’altro alle conclusioni opposte.

Un testo dal quale risulta chiara la conferma delle incongruenze esistenti in tutti i settori della moderna civiltà, potendo considerare compreso anche il settore acquedottistico

Non posso esimermi dal citare, come conclusione di questa breve nota, un libro che sta avendo molto successo per le grandi verità che và sostenendo.

Nassim Nicholas Taleb nel suo “Il cigno nero” dichiara a ragion veduta che  il risultato del lavoro degli esperti, specie quando si tratta di prevedere -e quindi di progettare-,  è noto ed iugedia delle teste vuote in giacca e cravatta”. In parole molto povere ed al di là del fascino -superficiale- di teorie molto complesse i risultati latitano, per non dire che non ci sono, tanto che esperimenti concreti hanno dimostrato, confrontando il lavoro eseguito secondo i dettami degli esperti con quello fatto sulla base di indicazioni della gente comune -l’autore utilizza i pareri dei tassisti- emerge come questi ultimi si dimostrano alla prova dei fatti più capaci dei primi, che però sono più eleganti, convinti ed altisonanti: come non accorgersene pensando in primis ai nostri politici ed a ruota ai nostri teorici, giornalisti, dirigenti e via dicendo compresi, nello specifico, alcuni gestori degli acquedotti?

ACQUEDOTTO FIGLIO DEL TELECONTROLLO – LA DISCUSSIONE CONTINUA

L’immaginazione difficilmente riesce ad ipotizzare i significati che il titolo sottintende. Lo stesso autore non potrà in queste righe condensarne la lunga serie pur avendone già discusso in molte sedi.

Grande acquedotto reticolare del Veneto. (clicca per ingrandire)
fIG. 1 – Un mirabile progetto di unificazione acquedottistica ma anche questo non è “figlio” del telecontrollo

Quello che si vuol far rilevare è la scarsissima attenzione che viene posta all’argomento, in altre parole al fatto che gli acquedotti siano veramente “figli” del telecontrollo-telecomando. È ben vero che la stragrande maggioranza degli acquedotti sono già muniti di impianti centralizzati di telecomando e telecontrollo ma non esistono esempi di servizi che siano stati concepiti e soprattutto costruiti in funzione delle loro caratteristiche precipue. La funzione che normalmente viene assegnata al telecontrollo, come si capisce dal suo nome, è lo svolgere automaticamente e quindi con maggiore velocità, efficacia ed economia, gli stessi compiti che un tempo erano condotti a termine dal personale, ma gli acquedotti restano sempre gli stessi di prima dell’avvento di questo straordinario intelligente mezzo di operatività. Per averne conferma basta esaminare i testi di acquedottistica che abbondano nelle librerie e si vedrà che non viene mai raccomandato o proposto di modificare la struttura fondamentale degli acquedotti, invece si perpetua imperituramente la stessa di mezzo secolo fa.

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QUANDO SI ROMPE UN TUBO PRINCIPALE DELL’ACQUEDOTTO – FIRENZE DOCET

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Danni agli autoveicoli provocati dalla rottura di un tubo dell’acquedotto di Firenze ( dal quotidiano Il Tirreno )

Hanno fatto molto scalpore i danni ed il pericolo corso dalla città di Firenze il giorno 25.05.2016 per la rottura di una tubazione dell’acquedotto nel Lungarno. Non si è ancora accertato se il cedimento iniziale del terreno sia da attribuirsi a cause estranee all’acquedotto ma in ogni caso si può affermare che la fuoriuscita dell’acqua potabile ha sicuramente aggravato la situazione.

L’episodio è molto rappresentativo della situazione reale degli acquedotti normalmente alimentati con il sistema classico della immissione in rete tramite serbatoi di carico ed anche e soprattutto di quelli ad immissione diretta in rete a pressione regolata. Preciserei che questi ultimi, a fronte dei molti vantaggi, presentano anche una maggiore pericolosità in quanto l’automatismo di regolazione della pressione di esercizio quando rileva una maggiore richiesta di prelievo d’acqua da parte della rete provvede immediatamente ad aumentare portata e pressione dell’acqua immessa e se la maggiore richiesta è dovuta appunto ad una rottura di tubo crea danni maggiori rispetto a quelli, di per sé già molto gravi, che sono provocati dalle vasche di carico.

Occorre però mettere a punto il problema nei suoi dettagli costruttivi e di gestione in quanto sussistono rilevanti differenze tra i due sistemi.

L’alimentazione più diffusa e cioè quella che vede gli acquedotti muniti di una o più vasche di carico poste ad una quota altimetrica atta ad una buona distribuzione dell’acqua in tutta la rete e quindi anche in quella parte dell’utenza posta in posizione disagiata, presentano la caratteristica di una alimentazione a quota fissa che non possiede alcuna facoltà di aumentare l’immissione in rete proprio quando ci sono rotture ma di contro non ha nemmeno alcuna possibilità di intervento automatico di riduzione della portata e della pressione. I sistemi funzionanti in diretta con alimentazione regolata in funzione del fabbisogno, che come detto presentano una maggiore pericolosità, possono, anzi devono essere muniti di due dispositivi estremamente importanti per un esercizio ottimale. In primo luogo diventa essenziale il sistema ( di cui ho dettagliatamente spiegato nell’articolo “regolazione pratica … ”   ) di prevenzione delle grandi rotture partendo dalla probabilità che ognuna di queste sia preceduta da perdite anomale e di entità dapprima lievi e che piano piano aumentano fino a provocare il disastro. Un attento esame delContinua a leggere “QUANDO SI ROMPE UN TUBO PRINCIPALE DELL’ACQUEDOTTO – FIRENZE DOCET”

MOLTE PRONTE RISPOSTE AI PIÙ’ SVARIATI QUESITI IN TEMA DI ACQUEDOTTI

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Ritengo utile indicare come dal mio sito tuttoacquedotti sia molto facile ottenere direttamente risposta. Allo scopo, una volta aperto il sito www.tuttoacquedotti.it si noti in alto a sinistra la casella bianca “ cerca nel blog” : basterà inserirvi la parola inerente l’argomento che interessa per ottenere un lungo elenco di articoli che lo trattano in dettaglio. E’ importante rilevare come la ricerca in automatico venga attuata, in tempo breve, non solo tramite esame dei titoli di tutti gli articoli del sito ma che sia estesa anche alla verifica dei testi scritti.  Ad esempio chi volesse ricercare degli elementi in relazione alla vocabolo “pressione” agendo come scritto riceverebbe il nominativo e l’indirizzo internet dei seguenti articoli .

1. – acquedotti – perdite – pressione – inquinamento rete

2. – la regolazione semplificata delle reti di distribuzione funzionanti a pressione variabile

3. – l’esercizio della rete di distribuzione degli acquedotti condotto in base alla rappresentazione grafica della pressione

4. – la produzione di energia elettrica sfruttando gli eccessi di pressione degli acquedotti

5. – gli acquedotti a servizio dei territori ad andamento altimetrico molto variegato – le anomalie di pressione ed i rimedi

6. – una regola assurda che, in dispregio di ogni logica dimostrazione, continua ad imperversare: l’alimentazione degli acquedotti a pressione di partenza fissa.

7. – regolazione della pressione delle reti di distribuzione con metodologie moderne : napoli est

8. – teoria e pratica di regolazione della pressione degli acquedotti .

Come si può notare gli otto articoli selezionati ed apribili con un semplice clic, contengono tutti il vocabolo di ricerca, ma anche nel caso non esistessero titoli di questo genere, la ricerca automatica, SIA pur con impiego di un tempo leggermente maggiorato, si svolgerebbe esaminando tutti i testi degli articoli che contengono il vocabolo stesso fino a ritrovare comunque un lungo elenco di titoli che soddisfano le richieste del lettore.

LA RETE ACQUEDOTTISTICA QUASI PERFETTA

Chi scrive queste righe ha, in alcuni articoli, criticato una modalità di rimediare ai difetti degli acquedotti esistenti chiamata “distrettualizzazione” con la quale si propone (e la legge lo impone in determinati casi) di scomporre la rete magliata in tante piccole sottoreti ognuna delle quali alimentata da una sola condotta in modo da poterne controllare il funzionamento e regolare la pressione di esercizio onde diminuire le perdite occulte.

La mia contrarietà per la distrettualizzazione, che a mio avviso provoca più danni che benefici, è così forte da indurmi, con il presente articolo, a descrivere una rete d’acquedotto impostata su concetti diametralmente opposti dimostrando come sia, non la suddivisione delle reti in tante piccole parti, ma la interconnessione massiccia di tutte le condotte a rappresentare la migliore conformazione degli acquedotti atta anche a dare i migliori risultati. Per una più consona dimostrazione scelgo una città di grande dimensioni e di tipo pianeggiante. Si potrà successivamente estendere la ricerca su aree altimetricamente diverse. Ne deriva una soluzione acquedottistica immaginaria che molto probabilmente resterà solo sulla carta ma che si pensa possa contribuire in qualche modo all’inarrestabile progresso di varie branche del sapere umano tra cui bisogna comprendere anche la tecnica acquedottistica.

PLANIMETRIA
Planimetria schematica della rete di distribuzione. ( i circoletti neri numerati rappresentano i serbatoi di accumulo con annesso impianto di sollevamento)

Allego uno schema planimetrico e dei profili piezometrici di una rete composta idealmente da tante maglie regolari che planimetricamente hanno forma di quadrati di 250 metri di lato. Si tratta di figure atte soltanto a far intendere i concetti di base e nessun altro dato analitico.

. In dettaglio i concetti di base sono i seguenti

  1. Il trasporto dell’acqua, sia per quella distribuita all’utenza e sia per quella da accumulare nei serbatoi di compensazione di rete, viene effettuato tramite la rete di distribuzione magliata ed interconnessa poiché essa rappresenta il modo più economico per farlo grazie alle sue piccole perdite di carico anche nel trasporto di grandi portate come sono quelle di una città di notevoli dimensioni cui ci si riferisce, e grazie alla sicurezza di esercizio data dalle molte condotte che compongono la rete funzionando in profonda simbiosi dovuta al magliaggio spinto.

Da rilevare come una rete come quella in argomento contribuisca in tutta la sua estensione a risolvere eventuali problemi, anche se, al limite, sono ubicati dalla parte opposta della città rispetto alle fonti in quanto il trasporto ed il verso delle portate di rete assume delle caratteristiche congruenti con la risoluzione del problema facendo intervenire tutti i tronchi di condotta anche quelli più disagiati e lontani dal punto critico.

PROFILOPIEZOM-A
Profilo piezometrico passante per i serbatoi n. 4, 9, 2

2. La compensazione giornaliera delle portate ha luogo tramite serbatoi distribuiti in rete. Si distinguono due diverse tipologie di serbatoi di accumulo e compensazione giornaliera delle portate in gioco: quelli periferici di inizio rete (nello schema = n. 1, 2, 3 e 4) e quelli di rete veri e propri (N. 5, 6, 7, 8 e 9)

  1. La regolazione della pressione di rete avviene in funzione del grafico giornaliero (schematicamente rappresentato nella figura allegata) delle pressioni imposte ora per ora in modo da caratterizzarle con valori pressori elevati nelle ore in cui statisticamente si hanno i maggiori prelievi e pressione minore la notte o comunque a consumi bassi. Sarà attuata tramite pompe a velocità variabile funzionanti singolarmente oppure in parallelo ma tutte a parità di giri determinati in funzione della pressione che si deve avere di ora in ora in rete. Si tratta infatti di stazioni di sollevamento in grado di pompare l’acqua con qualsivoglia portata ed anche qualsivoglia pressione che necessiti.

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ACQUEDOTTI PIACEVOLMENTE INTERESSANTI – SETTIMA SERIE

Il sapere non è necessariamente noioso. E quando il sapere è divertente, non vuol dire necessariamente che sia “superficiale”, anzi è motivante e permette di apprendere e insegnare con efficacia

Venezia
Il tracciato della doppia condotta-serbatoio per Venezia

Racconto un episodio curioso che riguarda un appalto/concorso del 1990, i cui dettagli possono essere letti su “un serbatoio particolare per Venezia”  e che ritengo divertente per gli avvenimenti legati alla accettazione di una mia proposta di soluzione dei problemi inerenti le particolarità dell’opera acquedottistica in argomento.

All’epoca lavoravo per una società associata ad un gruppo di imprese che elaborò e propose un progetto di costruzione di due condotte sublagunari di alimentazione idropotabile di Venezia insulare, di un serbatoio sottomarino e di una centrale di sollevamento dell’acqua. La soluzione da mè proposta consisteva nel riunire in una unica opera le due funzioni di trasporto e al tempo stesso di accumulo dell’acqua potabile. Il  tutto poteva attuarsi semplicemente maggiorando il diametro delle due condotte di adduzione che ancora oggi misurano soli 80 cm di diametro. A questo punto occorre precisare che il nuovo direttore della mia società era sì un giovane e bravo ingegnere con il quale io andavo d’accordo ma che subiva, suo malgrado, una sorta di gelosia per le soluzioni tecniche che anziché uscire tutte dalla sua inventiva erano troppo spesso frutto della mia. In particolare la soluzione accennata lo ha tanto benevolmente colpito da farlo decidere di considerarla come offerta definitiva della associazione delle imprese che concorrevano all’appalto.

Sezione tipo della condotta-serbatoio di un vecchio progetto. Cliccare per ingrandire
Sezione tipo della condotta-serbatoio del vecchio progetto che potrebbe essere ripreso in esame ache ai nostri giorni

Durante la prima riunione delle imprese associate  con presentazione del lavoro, io capisco fin dalle sue prime parole che la descrizione del nostro progetto viene condotta dal direttore con molti punti interrogativi, con molte allusioni in cui viene messa in dubbio la validità, quasi quasi spingendo gli altri partecipanti ad avanzare soluzioni alternative ad essa. Io provo un netto dispiacere che però mi guardo bene dal dissimulare. Ma succede l’imprevisto. Il direttore viene colto da un forte mal di pancia e deve improvvisamente assentarsi; la spiegazione devo continuarla io e lo faccio con molto entusiasmo vista la sicurezza che albergava in mè sul buon esito della stessa. Infatti il nostro progetto non solo viene pienamente accettato da tutti i presenti ma addirittura migliorato notevolmente in quanto le imprese associate aggiungono dei dettagli importantissimi sulle modalità costruttive di un’opera così particolare, dettagli che sono specificatamente riportati nell’articolo prima citato. Dopo una assenza piuttosto lunga il mio direttore rientra in sala e riprende ad avanzare dei dubbi su quanto si era ormai già deciso. E qui devo descrivere una scena per la quale sarebbe necessaria la penna di uno scrittore vero al posto di quella del sottoscritto che non sà dare all’avvenimento l’immagine efficace che sarebbe necessaria. Dettaglierò prima di tutto l’ambiente in cui ci trovavamo. La grande sala, di per sé meravigliosa per la vista del Canale della Giudecca che si ammira dalle finestre, ha al centro un lungo tavolo in legno massiccio di forma ovale allungata attorno alla quale si trovano una decina di tecnici, impresari, ed amministrativi. Nel mezzo del tavolo è deposta una lunga stecca da disegno di quelle che un tempo si usavano per i grafici di una certa grandezza e che vi giace come mero oggetto decorativo ma anche per essere usata nel caso si debba indicare sul piano del tavolo i particolari dei disegni che però in quel momento non vi sono affatto esposti. L’ingegnere anziano, responsabile della più grossa impresa presente di cui non faccio il nome per i motivi che spiegherò più avanti, lascia che il mio direttore parli e parli senza mai approvare incondizionatamente il progetto di cui lui stesso è responsabile ma a un certo punto tale personaggio di spicco. visibilmente spazientito per la piega che stava assumendo la discussione, prende in mano quella lunga stecca di legno e la fa calare di colpo e di piatto dall’alto fino a farla sbattere  rumorosamente sul tavolo anch’esso di legno ed esce con queste parole: Ingegnere basta chiacchiere noi abbiamo già deciso la soluzione che è quella del serbatoio/adduttore e basta!.

Così termina la discussione, il progetto viene completato e presentato. Nei due successivi anni risulta essere il migliore dei progetti presentati sia come funzionalità sia come costi di costruzione e di gestione delle opere, però accade un episodio grave: scoppia tangentopoli e l’ingegnere anziano che spiccava nell’episodio stecca da disegno è seriamente implicato in alcuni grandi appalti con conseguenze gravi e che fanno il ben noto scalpore di quegli anni.. Io non so se sia stato questo avvenimento o quale sia stato il motivo vero. La conclusione è stata la mancata assegnazione dell’appalto concorso e delle relative opere che a distanza di 25 anni non sono più state eseguite ed ancora oggi Venezia risulta alimentata d’acqua potabile tramite le due  condotte in ghisa da 800 mm di diametro costruite dalla mia ex Società nei primi anni del 1900. Concludo affermando che tutt’oggi la mia idea di sostituire le malandate condotte di ghisa approfittando per maggiorarle in modo da costituire un preziosissimo serbatoio di accumulo, potrebbe benissimo essere ripresa con risultati senza dubbio lusinghieri.

ACQUEDOTTI PIACEVOLMENTE INTERESSANTI – QUINTA SERIE


Il sapere non è necessariamente noioso. E quando il sapere è divertente, non vuol dire necessariamente che sia “superficiale”, anzi è motivante e permette di apprendere e insegnare con efficacia

SerbatoioPensile
Un serbatoio molto bello, peccato che non contenga, da anni, nemmeno una goccia d’acqua

Il serbatoio pensile è, per antonomasia, il simbolo rappresentativo degli acquedotti e, oltre a questo occupa una parte importante dei panorami di pianura dove svetta al di sopra degli edifici.
Non c’è testo di acquedottistica che non riporti un serbatoio pensile in copertina.

Per molti decenni tale struttura ha rappresentato un elemento indispensabile per il buon funzionamento degli acquedotti vantando molti pregi che vanno dalla interruzione della continuità idraulica fra opere di adduzione e quelle di distribuzione per arrivare a quella di costituzione di una riserva preziosa di acqua potabile la quale, trovandosi in alto, ha la proprietà e la sicurezza di intervenire nell’alimentazione della rete in caso di fuori servizio per le cause più svariate e tutt’altro che rare. Infine, grazie ad essa, ha luogo la indispensabile compensazione delle portate distribuendo di giorno il volume idrico accumulato la notte precedente.

Voler sostenere, come fa da anni il sottoscritto, che si tratta invece di una struttura che procura più danni che benefici, è il modo di attirare su di sé le riprovazioni di una schiera infinita di tecnici e di gestori acquedottistici.

E’ sicuramente molto facile dimostrare come l’ultima affermazione sia falsa in quanto l’azione di compensazione operata dai pensili è limitatissima nel tempo ed avviene sono in casi particolari poiché per la stragrande maggioranza delle giornate annue che sono caratterizzate da bassi comnsumi dell’utenza, il serbatoio pensile medesimo si mantiene pieno o quasi pieno e quindi non effettua alcuna compensazione.

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UNA SICCITÀ’ ECCEZIONALMENTE GRAVE ED I RIMEDI DA INTRAPRENDERE

SiccitàUno degli argomenti che dilagano in ogni dove è l’eccezionale siccità che si sta verificando in questi giorni.Ecco alcune righe lette su internet :

“Le preoccupazioni per gli effetti dell’inquinamento in città sulla salute si sommano a quelle per la siccità che sono evidenti dallo stato del più grande fiume italiano. Sul Po sembra essere in estate con livelli idrometrici che sono inferiori di circa 2 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e 4 rispetto alla media. La situazione è grave anche nei laghi: il lago Maggiore è al 17% della sua capacità ed il lago di Como che è addirittura sceso al 12 % mentre quello di Garda al 33%. A preoccupare – precisa la Coldiretti – è la mancanza di neve sulle montagne che rappresenta una scorta importante per garantire gli afflussi idrici determinanti per i raccolti agricoli nei prossimi mesi.”

La preoccupazione maggiore riguarda l’agricoltura ma anche la situazione del rifornimento idropotabile non va messa in secondo piano.

Quello che spaventa è la consuetudine dilagante di rincorrere l’emergenza senza mai prevenire le situazioni critiche con interventi adeguati e soprattutto attuati in tempo utile. In questo modo, oltre a provocare disagi all’utenza, si finisce per impiegare somme considerevoli volte a mitigare i disagi  ma che non risolvono che il problema momentaneo ma non quello in prospettiva futura.

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