ACQUEDOTTI DA RIVOLUZIONARE

Toffler

Albin Toffler, un saggista statunitense che definisce sé stesso un futurologo ha coniato la seguente frase:

Chi avrà successo nel ventunesimo secolo non sarà chi sa leggere e scrivere ma chi sa disimparare ciò che già sa per impararlo di nuovo ed ancora”.

Direi che la frase si adatta benissimo anche agli acquedotti. Come ho più volte indicato gli acquedotti italiani hanno bisogno di una rivoluzione vera e propria ( vedi articolo  “La rivoluzione di base degli acquedotti” ) anche se, stando alla letteratura tecnica classica, non è affatto ammessa anzi in quelle pagine viene riconfermata l’intera serie di vecchi concetti base.

Una rappresentazione anonima dei testi dove è accumulata una mole rilevantissima, un vero tesoro di alta tecnica acquedottistica ma che contengono, ovviamente senza alcuna possibilità di individuazione specifica, le aberrazioni di cui tratta la nota.
Una rappresentazione anonima dei testi dove è accumulata una mole rilevantissima, un vero tesoro di alta tecnica acquedottistica ma che contengono, ovviamente senza alcuna possibilità di individuazione specifica, la insostenibile tecnica ormai obsoleta.

Mi guardo bene dal dilungarmi in questa sede nell’elencare quali sono le strutture da cambiare ma vorrei solo far presente che bisognerebbe riuscire a dimenticare i principi classici, a sgombrare totalmente la mente dagli abitudinari sistemi (come dice Albin Toffler) per sostituirli con una tecnologia del tutto nuova.

TECNICHE PREVENTIVE E DI RISANAMENTO RETI – DA UN ARTICOLO DELL’ING. ENRICO TINELLO

Ho dato a questa nota lo stesso titolo dell’articolo originale sperando di poter rintracciare l’autore ed al tempo stesso per indurre più lettori a prendere in esame quell’articolo per i pregi che esso presenta e che vado ad illustrare.

L’articolo dell’ing. Tinello elenca una serie di interventi di carattere pratico veramente interessanti soprattutto per coloro che curano la gestione degli acquedotti. C’è però una parte che suscita in particolare un mio plauso in quanto coincide perfettamente con alcune regole che io vado propugnando da anni, coincide tanto esattamente che mi perito a riportarla testualmente qui prelevandola dall’articolo dell’Ing. Tinello col “copia e incolla”. E’ questa una pratica illecita ma spero di essere perdonato in quanto a sua volta l’ing. Tinello deve averla adottata prelevando molta parte del testo dal capitolo 19.2 del mio ebook “ACQUEDOTTI – REALTA’ E FUTURO”. Alla fin fine posso asserire di aver ri-letto e ricopiato il mio testo tratto dal capitolo 19.2 citato ed anche che la sua ri-lettura come parte integrante di un articolo di grande attualità mi piace ancora di più. Infine il fatto che l’ing. Tinello abbia ripreso un capitolo del mio ebook mi fa sperare che egli sia in possesso dell’intero ebook e possa apprezzare o criticare anche altre parti del mio libro.
Ecco il testo in questione

L'ebook di Marcello Meneghin
L’ebook di Marcello Meneghin

“Un grave inconveniente derivato da prolungati periodi di siccità, è quello delle crisi alle fonti che alimentano gli acquedotti e della conseguente necessità di razionamento delle risorse idriche disponibili a fronte dell’aumento dei consumi del periodo.
I provvedimenti che si adottano in caso di grave e temporanea crisi idrica, sono di fatto riconducibili ad una riduzione forzata della distribuzione ,che vede quasi immancabilmente una riduzione dell’orario di distribuzione : si applica la sospensione della fornitura d’acqua ed in aggiunta ad essa, la sospensione diurna praticata a orari alternati mediante chiusura delle saracinesche stradali, zona per zona e per periodi più o meno lunghi in funzione della residua disponibilità d’acqua.
Oltre a provocare gravi disagi alla popolazione che si vede privata del rifornimento idrico per molte ore del giorno e per tutta la notte, un servizio del genere comporta anche gravi rischi igienici.
E’ infatti ben noto come in ogni realtà acquedottistica siano presenti piccole fessurazioni o rotture delle tubazioni interrate che provocano, durante il normale esercizio perdite d’acqua per quantitativi pari, in acquedotti in ottimo stato di manutenzione e funzionanti a pressione normale, a circa il 20% del volume totale d’acqua prodotta per arrivare, negli acquedotti vetusti o funzionanti a pressione elevata, fino al 50% di esso ed anche oltre.

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LA VERIDICITÀ DEI PROPRI ASSUNTI

Copertina della rivista L'ACQUA  n. 3 del 1998
Copertina della rivista L’ACQUA n. 3 del 1998

Accade spesso di venire a conoscenza di affermazioni che suscitano dei dubbi i quali, a rigor di logica, andrebbero sciolti riportando delle chiare prove di veridicità.
È soprattutto quando si enunciano per iscritto dei principi importanti che non si dovrebbe limitarsi alla loro spiegazione teorica ma occorrerebbe documentare con delle verifiche sperimentali l’assunto.
Gli esempi sarebbero molti, mi limiterò soltanto alla funzionalità dei serbatoi collegati direttamente con la rete di distribuzione degli acquedotti e per farlo inizierò con un fatto reale proprio perché ritengo che la realtà sia ciò che in questo e molti altri casi deve prevalere.
Negli anni 80 la società presso la quale svolgevo la mia opera, ebbe incarico dalla direzione dell’acquedotto di Padova di risolvere il seguente loro problema. La rete di distribuzione cittadina soffriva di mancata compensazione giornaliera delle portate da parte degli esistenti cinque serbatoi pensili di grande capacità. Ricordo benissimo il grafico giornaliero delle portate immesse in rete dal quale risultava che le centrali di alimentazione non riuscivano a pompare in rete una portata costante giorno e notte proprio per l’inefficacia dei serbatoi. La linea che rappresentava le portate effettivamente immesse in rete dagli impianti di produzione e pompaggio era una specie di sinusoide con valori molto più elevati di giorno rispetto la notte. Ricordo come in quel grafico fosse sovrapposta in vivo colore rosso una linea orizzontale che aveva lo scopo di evidenziare visivamente la portata media cosi definita a chiare lettere : “portata costante ideale che si potrà ottenere quando i serbatoi pensili saranno maggiorati fino al volume totale necessario”. Il tracciato perfettamente orizzontale e rettilineo della riga rossa è la efficace rappresentazione di  una mentalità corrente sicuramente  errata  che perdura anche oggigiorno e che potrei così formulare: In una rete acquedottistica ben interconnessa e ben alimentata a pressione fissa basta che siano  presenti  uno o più serbatoi pensili di grande volume perché abbia luogo una perfetta compensazione giornaliera delle portate da parte dei serbatoi pensili stessi. Infatti, a giudizio dei responsabili di Padova, il difetto era insito soltanto nell’insufficiente volume utile totale dei pensili  ed il nostro incarico avrebbe appunto dovuto determinare quanti nuovi serbatoi pensili prevedere e naturalmente tutte le loro caratteristiche, particolarmente volumi e ubicazione. Poiché la mia società poteva fin da allora disporre del calcolo di verifica di reti di distribuzione anche complesse come quella di Padova, si ebbe modo di constatare come, dal punto di vista teorico, il difetto non era assolutamente da attribuirsi alle motivazioni citate in quanto dai numerosi calcoli eseguiti risultava non sussistere alcuna possibilità di risolvere il problema tramite serbatoi pensili. Questa affermazione, nata nei calcoli di verifica della rete di Padova e negli anni successivi confermata in molte occasioni sia teoriche che di esercizio effettivo delle reti, assicura che, quando in una stessa rete interconnessa ci sono più serbatoi pensili collegati senza interposizione di alcuna apparecchiatura di comando, risulta matematicamente impossibile che essi possano effettuare una razionale compensazione delle portate : assolutamente impossibile qualunque siano ubicazione e volume dei serbatoi pensili.

L’autore di questa nota ha per anni affermato che i serbatoi in quota hanno escursioni di livello casuali in quanto dipendenti da diversificati fattori idraulici sui quali non è possibile intervenire in nessun modo.

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PERCHÉ MILANO NON HA SERBATOI PENSILI?

Panorama di Milano
Panorama di Milano: nessun serbatoio pensile in vista

Dalla presa visione dell’articolo “VALUTAZIONE E OTTIMIZZAZIONE ENERGETICA DI UNA RETE ACQUEDOTTISTICA COMPLESSA MEDIANTE INTERVENTI SUI SISTEMI DI POMPAGGIO DOTATI DI INVERTER: IL CASO DELLA CITTÀ DI MILANO” DI E.Orsi, S. Mambretti, V.Garattini, traggo interessanti considerazioni.
La prima constatazione riguarda il tipo di rete di distribuzione (siamo a Milano non in un paesino sperduto nella pianura padana) che è totalmente a pompaggio diretto in rete senza serbatoi pensili o vasche di carico ma tramite ben 31 impianti di pompaggio, come detto ad immissione diretta in rete, a mezzo di pompe a giri fissi integrate da alcune a giri variabili munite di inverter. Viene confermato quindi il metodo di alimentazione delle reti con pompaggio diretto in rete che il sottoscritto da decenni propugna in sostituzione delle famigerate vasche di carico, ritenendo che, privo di inconvenienti di rilievo, consenta la migliore alimentazione idropotabile in quanto può godere di molti vantaggi tra i quali: 

Ex serbatoi acquedotto del Castello Sforzesco
Ex serbatoi acquedotto del Castello Sforzesco

– Una grande elasticità di funzionamento rendendo possibili notevoli variazioni della portata distribuita grazie alla variazione di pressione e portata di partenza 
– Un grande sicurezza di funzionamento data dalla presenza di bel 31 punti di immissione distribuiti in rete tutti a pressione regolata e quindi in grado di garantire una ottima fornitura d’acqua all’utenza ed inoltre di supplire all’eventuale fuori servizio di qualcuno di essi, 
– Una pressione livellata dovuta alla presenza di molti impianti di immissione distribuiti in rete. 
– La possibilità di fronteggiare anche situazioni di emergenza come ad esempio il caso di incendi che richiedono portate notevolmente maggiorate. 

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SONO SOLTANTO I SERBATOI PENSILI AD OFFRIRE ADEGUATE GARANZIE DI FUNZIONAMENTO DEGLI ACQUEDOTTI?

Una critica che mi viene spesso rivolta riguarda la sicurezza di funzionamento del servizio idropotabile la quale, contrariamente a quanto da sostenuto nel mio sito, sarebbe garantita soltanto quando nella rete sono presenti serbatoi pensili che si dimostrano pronti ad alimentare la rete in caso di disservizi di qualsiasi tipo.

Per sfatare questa leggenda vorrei narrare un episodio effettivamente accaduto una trentina d’anni or sono

Getto dell'idrante
Getto dell’idrante

La stazione dei pompieri di una cittadina, di cui la mia Società aveva la concessione di gestione dell’acquedotto ed essendo venuta a conoscenza che il nuovo sistema di alimentazione della rete dell’acquedotto cittadino aveva luogo con pompaggio in diretta in sostituzione di quella attraverso il serbatoio pensile, aveva richiesto la prova di garanzia del funzionamento degli idranti, evidentemente perché si fidava maggiormente della presenza di vasche di carico o serbatoi pensili. La prova che ci venne richiesta era l’apertura contemporanea di due idranti da loro scelti in una posizione periferica della città onde verificare se la potenza del getto d’acqua poteva considerarsi atta allo spegnimento degli eventuali incendi.

Al momento dell’apertura del primo idrante la mandata d’acqua si rivelò assai debole. Infatti la pressione di pompaggio in quell’istante di modesta richiesta dell’utenza era bassa. Alla perplessità espressa dai pompieri io risposi pregando di aver pazienza ed aspettare che il dispositivo automatico della centrale avesse il tempo di andare a regime sulla base delle nuove ed improvvise richieste di maggior portata. Infatti dopo una ventina di secondi la pressione di mandata dell’idrante cominciò ad aumentare fino a dare un getto potente. Allora si procedette alla apertura del secondo idrante cui corrispose una nuova diminuzione del getto d’acqua di quello precedentemente aperto. Fu necessaria ancora una ventina di secondi per ottenere il nuovo aumento e la stabilizzazione di portata e pressione adatta alla maggiore richiesta di portata dovuta ai due idranti che, lasciati in funzione per una mezz’ora, continuarono ininterrottamente a dare un getto potente con la formazione di un arcobaleno che, in quella bella giornata di sole, mi divertii a fotografare.

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IL MIO LOGO POSTO A CONFRONTO CON GLI SCHEMI GRAFICI PIU’ DIFFUSI

Il mio logo
Il mio logo

Tutte le note pubblicate a mio nome sono contrassegnate da un logo che rappresenta un serbatoio pensile sbarrato da una croce rossa con evidente allusione alla opportunità di demolire i serbatoi pensili in quanto ritenuti inutili se non addirittura dannosi.

Fino a pochi anni or  sono la tendenza imperante era invece  evidenziare in tutti gli elaborati che  trattano gli acquedotti la figura del serbatoio pensile ritenuta l’emblema classico degli acquedotti. In questi ultimi tempi la tendenza tende a rinunciare all’emblema classico. Riporterò quale esempio altamente eloquente la copertina di un testo che costituisce “il Vangelo” dell’acquedottistica nella vecchia versione ed in quella recentissima della ristampa.

un testo che ha costituito "IL VANGELO" dell'acquedottistica
un testo che ha costituito “IL VANGELO” dell’acquedottistica
La ristampa - riedizione aggiornata del testo
La ristampa – riedizione aggiornata del testo

Pur essendo il contenuto rimasto sostanzialmente invariato, fatte  salve alcune modifiche apportate allo scopo di riportare alla attualità le discrepanze più rilevanti tra vecchio e nuovo, è sparita dalla copertina l’immagine del serbatoi pensile. Mi chiedo: che si cominci a dubitare  dell’efficacia di questo ingombrante manufatto?

Riporto di seguito alcune immagini che sono correnti nella letteratura tecnica a simboleggiare la (falsa) necessità dei serbatoi pensili.

Primo schema acquedotti classici
Primo schema acquedotti classici
Secondo schema acquedotti classici
Secondo schema acquedotti classici
La (presunta) città moderna con serbatoio pensile in primo piano
La (presunta) città moderna con serbatoio pensile in primo piano

SERBATOI PENSILI: LA RIVINCITA

Erano gli anni ottanta ed anch’io, come tanti miei coetanei, allora dovevo soffocare molte delle convinzioni per sopravvivere circondato da  scettici tradizionalisti. Allora facevo parte  della direzione Lavori di costruzione di una struttura della quale conoscevo a fondo le caratteristiche (quasi tutte negative): un grande e costoso serbatoio pensile in cemento armato. Un giorno sto bevendo un caffè al bar col direttore tecnico dell’Acquedotto Consorziale di cui faceva parte il pensile in costruzione. Anch’egli buon conoscitore della pratica acquedottistica e delle caratteristiche reali della gestione di un acquedotto, a  bruciapelo mi chiede: qui, in separata sede, confidati con me e dimmi la verità, a cosa servirà il pensile che stai costruendo?.  Io commisi allora uno dei più gravi errori della mia vita e dissi. Come tu ben sai non servirà a nulla perché in una rete complessa come quella consorziale non riuscirai mai a regolarlo e due saranno le sue condizioni di funzionamento: o sempre pieno oppure svuotato prima del momento opportuno. Non l’avessi mai fatto. Mi piombarono  addosso pericoli e rimproveri di tutti i generi cui riuscii a por rimedio con un elaborato da me sottoscritto che  dimostrava la (assolutamente falsa) utilità del serbatoio pensile in questione.

Da allora la mia azione di diffusione della scadente funzione svolta da tali costose ed ingombranti strutture è continuata incessantemente ricevendo solo opinioni contrarie alla mia e commenti tutt’altro che benevoli sul mio operato di tecnico acquedottista. Nel n. 3 dell’anno 1998 della rivista “L’ACQUA” organo ufficiale della Associazione Idrotecnica Italiana è pubblicato un mio articolo dal titolo “I SERBATOI PENSILI DELLE RETI DI DISTRIBUZIONE D’ACQUA POTABILE: MONUMENTI ALL’INUTILITA’ O INDISPENSABILI STRUTTURE?” nel mentre su internet figurano da anni i seguenti articoli che trattano l’argomento

http://www.altratecnica.it/indicemiscellaneanuova/indiceacquedotti/serbpensili.html

http://www.altratecnica.it/indicemiscellaneanuova/indiceacquedotti/demoliz_lug2005.html

Ma finalmente è arrivato il tempo della rivincita. Sono in possesso di due filmati dai quali risulta che una sola ditta ha demolito in questo ultimo decennio oltre  un  centinaio di serbatoi pensili italiani. Se si dovessero aggiungere tutti quelli demoliti da qualcuno altro, se si ricercassero su internet gli articoli che ne parlano si troverebbero numerosissime documentazioni di conferma di quanto sopra. Infine se si potesse stilare una statistica di quanti pensili, per chiari motivi di  razionalizzazione delle reti sono fuori servizio si arriverebbe ad un numero incredibilmente elevato.

Io  credo che queste siano  prove tangibili, prove vere che mi inducono a ripetere: ma com’è possibile che coloro che rappresentano il sapere tecnico-economico-strategico in Italia continuino a considerarli strutture di base del sistema acquedottistico e quindi ad edificarli anche ai nostri giorni?

Serbatoio pensile recentemente costruito a Roma all'Eur
Serbatoio pensile costruito a Roma all’Eur in anni relativamente recenti