UN SOLO SERBATOIO DI GRANDI DIMENSIONI PUÒ RIMEDIARE ALLA MANCATA COMPENSAZIONE GIORNALIERA DI TUTTA UNA SERIE DI PICCOLI SERBATOI DELLA STESSA RETE ACQUEDOTTISTICA

La funzione che le teorie acquedottistiche classiche assegnano al serbatoio giornaliero degli acquedotti è quella di effettuare la compensazione delle portate durante il ciclo di 24 ore della giornata.

Figura n. 1 .= Grafico delle portate e delle altezze e dei volumi di invaso nel giorno di massimo consumo secondo le teorie classiche

Un esempio chiarificatore può essere quello della figura n. 1. Si suppone una produzione fissa di 100 l/sec rappresentata dalla retta orizzontale color magenta e  che, proprio per la sua costanza di produzione nel tempo, rappresenta la soluzione ideale. , L’andamento giornaliero dei consumi è raffigurato dalla spezzata azzurra e quindi con soli 40 l/sec alla notte, dalle ore 1 alle 5 e di 150 l/sec dalle 8 alle 9. Nelle ore pomeridiane si stabilizza n un consumo di circa 120 l/sec che dura fino alle 20 per poi calare velocemente. Il volume del serbatoio necessario per la compensazione delle portate risulta pari a mc 1240 che si suppongono attuati da un serbatoio alto 5 m e con una superficie di 310 mq. La parte inferiore del serbatoio per un’altezza di un metro si suppone inutilizzata a fini compensativi per costituire invece una riserva di emergenza atta a coprire eventuali necessità idriche eccezionali ed imprevedibili

Dalle regole classiche risulterebbe che una rete di distribuzione munita di un serbatoio del genere sarebbe in grado di immagazzinare durante la notte il citato volume di 1240 mc atto a fronteggiare esattamente le punte di consumo del giorno successivo e quindi garantire il mantenimento di una produzione costante per tutto l’arco della giornata come già indicato. Nella pratica di esercizio ed anche nelle simulazioni effettuate al modello matematico si constatata invece che una sequenza del genere è praticamente impossibile da realizzarsi a causa dei molti fenomeni che caratterizzano il funzionamento idraulico effettivo delle reti ed anche a seguito della composizione dei consumi che nella realtà sono molto variabili nel tempo e nelle svariate aree alimentate dalla rete. A tutto ciò deve aggiungersi che una progettazione delle opere di compensazione come quella in uso che si basa soltanto sulla verifica del giorno di massimo consumo è da considerarsi errata dovendo invece esaminare approfonditamente anche le modificazioni idrauliche che intervengono negli altri giorni di minore richiesta idrica. Nel seguito si cercherà di approfondire le questioni con successive elaborazioni dell’esempio citato.

Nel giorno di massimo consumo di cui alla figura n.1, essendo note sia la portata prodotta durante la giornata e pari a 100 l/sec costanti e sia il consumo variabile di minuto in minuto dell’utenza, si è potuto determinare, con semplici elaborazioni del grafico, la curva dei livelli che deve assumere l’acqua in serbatoio e che è rappresentata dalla spezzata in colore rosso . Ovviamente il serbatoio si vuota durante il periodo diurno, approssimativamente dalle ore 6.30 alle 21, durante il quale la portata prodotta di 100 l/sec non sarebbe in grado di fronteggiare da sola i consumi nel mentre il riempimento del serbatoio medesimo avverrà nelle rimanenti ore della giornata e cioè dalle 21 alle 6.30 del giorno dopo.

Figura n. 2 = Grafico del funzionamento assurdo del giorno di basso consumo e con produzione costante

Esaminiamo ora una giornata di consumi più bassi di quelli descritti e raffigurata nella figura n. 2. Se anche in questo caso la produzione si mantenesse sui 100 l/sec l’intervento del serbatoio si ridurrebbe ad un volume irrisorio di soli 195 mc mentre i grandi quantitativi dell’acqua prodotta durante la notte ed evidenziati nella figura n. 2 con tratteggio,dovrebbero essere sfiorati e quindi persi. Se ne conclude che la produzione, per rimanere costante per tutta la giornata, dovrebbe essere congruamente ridotta fin dalle prime ore del mattino durante le quali si dovrebbe di già impostarla sul valore di quella che sarà la portata media della giornata ancora da venire. Si capisce bene che quella appena descritta è un’ipotesi assolutamente irrealizzabile non esistendo la possibilità di leggere il futuro : si tratta evidentemente di una mera fantasia citata solo per assurdo.

Dalle esperienze dirette di esercizio di serbatoi reali si è però riusciti a determinare una buona modalità di regolazione basata fin dal primo mattino sulla impostazione non già della esatta portata media del giorno in corso, bensì di una portata che non solo vi si avvicina notevolmente ma che presenta anche un ulteriore vantaggio nelle modalità di produzione dell’acqua come verrà spiegato nel seguito.

Appare ovvio che il serbatoio di compenso non debba essere attivo soltanto nelle rare giornate di alti consumi ma che si debba invece sfruttare il suo invaso in tutte le 365 giornate dell’anno tipo obbligandolo ad immettere in rete durante le ore diurne tutto il volume di 1240 mc immagazzinato alla notte , ovviamente ad eccezione di quello di riserva che deve rimanere a disposizione degli eventi eccezionali. La regola da adottare per ottenere questo risultato è molto semplice e consiste nel modificare radicalmente le attuali modalità di regolazione del serbatoio sostituendo quella normalmente in uso e definita “al massimo livello” con quella “a livelli imposti nelle 24 ore”. In pratica si tratta di sostituire ai galleggianti di cui sono dotati la gran parte dei serbatoi allo scopo di chiudere l’immissione a serbatoio pieno, un dispositivo automatico che rilevi in tempo reale il livello dell’acqua in serbatoio e provveda a modificare in tempo reale la portata immessa in modo di far coincidere in continuità l’altezza dell’acqua effettiva con quella preimpostata tramite il grafico giornaliero che, nel caso dell’esempio in corso è sempre quello rappresentato dalla spezzata di colore rosso rimasta invariata nei grafici allegati.

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ACQUEDOTTI – REGOLAZIONE INTELLIGENTE DELLE POMPE A VELOCITÀ’ VARIABILE

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Esempio di impianto di sollevamento ad immissione diretta in rete tramite quattro pompe a velocità variabile con inverter e casse d’aria per l’attenuazione dei colpi d’ariete

Un impiego importante delle pompe a velocità variabile negli acquedotti è senza dubbio il pompaggio diretto in rete a pressione regolata che può aver luogo mediante pompe a velocità variabile oppure con insieme di pompe variabili e di altre fisse da utilizzare per le portate minori. Quello che in questa sede non viene preso in esame è il sollevamento nella vasca di carico della rete.

Tutti i sistemi che si esaminano devono forzatamente dipendere, oltre che dalla portata da distribuire, in particolare dalla pressione con la quale la rete di distribuzione deve iniziare il suo lavoro. Senza entrare per il momento nel merito delle varie possibilità di definizione dell’ammontare effettivo di detta pressione di mandata delle pompe, si sottolineano i grandi vantaggi che si possono ottenere da una regolazione intelligente basata su alcuni concetti poco diffusi.

Il principio cui intendo riferirmi è l’opportunità di abbandonare la rigidità che deriva dai metodi considerati ottimali e che impongono la pressione oppure la portata da immettere istantaneamente in rete.

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E’POSSIBILE PREVENIRE I DANNI PROVOCATI DALLE ROTTURE DELLE CONDOTTE D’ACQUEDOTTO?

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Il disastro provocato a Firenze dalla rottura di una tubazione principale dell’acquedotto cittadino

Hanno fatto molto scalpore i danni ed il pericolo corso dalla città di Firenze il giorno 25.05.2016 per la rottura di una tubazione dell’acquedotto nel Lungarno. Non si è accertato se il cedimento iniziale del terreno sia da attribuirsi a cause estranee all’acquedotto ma in ogni caso si può affermare che la fuoriuscita dell’acqua potabile ha effettivamente aggravato la situazione trovando una valida conferma la notevole pericolosità delle rotture delle condotte principali e la necessità di ricorrere a tutte le risorse che riescano a prevenire o ad attenuare o a i danni.

Allo scopo viene citato l’articolo di questo sito “Una metodologia pratica di controllo in tempo reale del funzionamento delle reti acquedottistiche” nel quale viene spiegato come la presenza di numerosi manometri di lettura e trasmissione diffusi nella rete di distribuzione dell’acquedotto sia in grado di definire la presenza e l’ubicazione di rotture di tubazioni importanti e, tramite programma specifico inserito nell’impianto di telecontrollo e telecomando, si possano tracciare sullo schermo anche  le zone che rappresentano in modo molto semplice le fasce di pressione sul suolo del territorio servito. In caso di rottura di una tubazione importante, il programma segnala chiaramente l’ubicazione della perdita definita dalle curve di ugual pressione rispetto al suolo, curve che, in occasione della perdita, assumono la forma di un cono di depressione il cui vertice indica il punto di rottura come è visibile figura allegata.

Da quanto descritto si può arguire come la moderna tecnica possa dare un contributo ancora maggiore raggiungendo l’ambito traguardo di prevenire o comunque attenuare i danni da rottura condotte. Allo scopo il programma di definizione delle pressioni con le modalità in dettaglio spiegate nel citato articolo “ Una metodologia pratica di controllo in tempo reale del funzionamento delle reti acquedottistiche”  dovrà essere integrato da algoritmi atti a definire quando si è formato un cono di depressione della superficie piezometrica ed in tal caso intervenire con un allarme di presenza del guasto accompagnato da una minor pressione di immissione in rete atta a diminuire quella della zona dove si è avuto il guasto. L’avvio della procedura “guasto in rete” può venir segnalata al computer da elementi analitici e grafici come ad esempio dalla interpretazione automatica della forma a giri concentrici delle curve di ugual pressione sul suolo ed inoltre dalla notevole pendenza della piezometrica lungo la superficie del cono di depressione che si è formato in corrispondenza del guasto.

Rete con segnalazione di un guasto
Esempio di segnalazione schematica sullo schermo del computer centrale di un guasto nelle condotte di rete

 

Si ha ragione di concludere che la segnalazione del primo formarsi di una perdita seguita, quando persiste la perdita e quindi l’anomalia riscontata nella superficie piezometrica di rete, dall’emissione di allarme, e soprattutto da immediato calo della pressione di pompaggio in rete possano dare un contributo notevole nell’evitare molti dei danni alle cose ed alle persone presenti nelle zone adiacenti al guasto sotterraneo delle condotte principiali della rete acquedottistica. Si consiglia pertanto alle aziende di gestione di importanti acquedotti di prendere in esame la proposta qui formulata e di sperimentarne  l’efficacia-

DA UNA ACCETTABILE RAPPRESENTAZIONE DEL FUNZIONAMENTO DI UNA RETE ACQUEDOTTISTICA ALIMENTATA DA VASCHE DI CARICO VENGONO DEDOTTE UTILI CONSIDERAZIONI

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grafico giornaliero del funzionamento della rete acquedottistica tradizionale alimentata da vasca di carico

Rilevato da internet un diagramma giornaliero del funzionamento di una rete reale ho provveduto a rielaborarlo in modo da apportarvi tutte quelle caratteristiche che, sulla base delle mie conoscenze, rappresentano fedelmente, sia pure con valori approssimativi, il funzionamento medio delle reti di acquedotti alimentati da vasche di carico e quindi a pressione di partenza fissa. D’altra parte l’impossibilità reale di determinazione di alcuni dati importanti comporterebbe la totale assenza di alcuni elementi che tuttavia vi devono apparire per la necessaria  completezza. L’esempio classico è rappresentato dalla totale assenza di dati sull’andamento durante la giornata delle perdite di rete e ancor meno sulla suddivisione tra perdite nette (cioè vere perdite da considerarsi sistematiche ) e perdite dovute a rotture delle condotte, assenza che mi ha costretto a riportarvi valori solo figurativi ma comunque atti a favorirne la discussione.

Quella in oggetto è una rete pianeggiante che, per raggiungere nell’ora di maggior consumo lo scopo di alimentare l’utenza finale con la pressione di 35 m sul suolo, ha dovuto piazzare la vasca di carico ad una sessantina di metri di altezza sul suolo stesso.

Balzano agli occhi nel grafico due eclatanti simmetrie tra coppie di curve. Da notare innanzitutto quella tra la curva della portata totale immessa in rete (colore azzurro) e quella della pressione di rete (colore amaranto) simmetria che, evidenziando visivamente il ben noto fenomeno della relazione esistente tra perdite di carico e portata, mette in luce le madornali incongruenze che ne derivano.

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AMIANTO NELLE TUBAZIONI DELL’ACQUEDOTTO : UN PROBLEMA CHE SUSCITA SERI DUBBI E CONCLUSIONI ESORBITANTI.

Le incrostazioni delle tubazioni in cemento amianto provocano aumento delle perdite di carico  ma proteggono dalla migrazione nell’acqua delle particelle di amianto

Noto un aumento di consultazione dei miei articoli relativi al fatto che la stragrande maggioranza degli acquedotti italiani ha condotte in cemento amianto . Vi si nota inoltre una crescente preoccupazione sulle conseguenze che ne potrebbero derivare per la salute pubblica.

Dal punto di vista legislativo, a fronte dell’assenza di normative italiane che prescrivano i limiti massimi tollerabili nella presenza dell’amianto nell’acqua potabile, si può prendere come riferimento il limite fissato dagli Stati Uniti constatando che i valori rilevati in Italia ne sono molto al di sotto . Pertanto non esisterebbe alcun pericolo e le preoccupazioni risulterebbero non motivate

Nei miei articoli sull’argomento amianto/acqua potabile affermavo che un vero gravissimo pericolo lo hanno corso gli operai che per lunghi anni hanno lavorato per la posa in opera delle tubazioni in cemento amianto soprattutto durante le operazioni di taglio di tali tubi normalmente eseguito con flessibile e quindi respirando la polvere nel mentre, trattandosi esclusivamente di tubazioni in servizio da decenni, all’epoca attuale non dovrebbe sussistere alcun pericolo per gli utilizzatori dell’acqua distribuita dagli acquedotti con condotte in cemento amianto.

Nonostante tutto, è corretto disinteressarsi completamente dell’amianto in oggetto visti gli enormi danni che tale materiale ha compiuto in vari settori dell’industria italiana e visto che la scoperta di essi è avvenuta sempre con enorme ritardo rispetto alla sua posa in opera? Alcuni lettori del mio blog vorrebbero infatti sapere se esiste comunque la possibilità di porre, per precauzione, rimedio agli eventuali pericoli tenuto presente che  alla scarsa pericolosità corrisponde una enorme diffusione nell’Italia intera ma non solo qui.

Il problema dà il via ad una discussione molto complessa e che porta, come vedremo, ad estreme conclusioni distanti mille miglia da questi spunti iniziali.

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LA RETE ACQUEDOTTISTICA QUASI PERFETTA – SECONDA PARTE

Nel precedente omonimo articolo avevo descritto molto sommariamente una rete d’acquedotto utopistica, allo scopo di contrastare l’adozione della cosiddetta distrettualizzazione e contribuire alla salvaguardia di quegli acquedotti che. accogliendo le malefiche sollecitazioni (anche di legge) ad adottarla, provocano più problemi che vantaggi. Il fatto che tale pratica venga considerata un mezzo essenziale per controllare le reti e regolarne la pressione, a giudizio di chi scrive, è invece la dimostrazione della incapacità di raggiungere lo stesso scopo utilizzando la moderna tecnica basata. tra l’altro, sulla simulazione al modello matematico che permette avanzatissime verifiche e determinazione dei rimedi senza peggiorare la costituzione del magliaggio.

Planimetria della rete ipotetica presa ad esempio. I circoletti neri rappresentano i serbtoi di compenso giornaliero con annessa centrale di pompaggio

Questo articolo si pone l’oggetto di specificare in dettaglio i concetti di base indicati sommariamente nel precedente articolo per giungere poi ad interessanti conclusioni.
Si parte dalle fonti in numero di quattro ognuna avente, per una miglior garanzia contro possibili disservizi, delle particolari caratteristiche di ubicazione e di tipologia della risorsa. Il funzionamento di ciascuna fonte è asservito al diagramma giornaliero dei livelli da mantenere in maniera precisa nei serbatoi di arrivo chiamati serbatoi periferici ( n. 1, 2, 3, 4 ). Pertanto ogni fonte aumenterà o diminuirà la portata immessa nella sua adduttrice a seconda che il livello reale del serbatoio di arrivo si trovi rispettivamente più in basso o più in alto rispetto alla quota riportata nel grafico preimpostato.

I quattro serbatoi periferici dove arriva l’acqua delle fonti svolgono anche l’azione molto importante di garantire la pressione di rete in coincidenza continuativa con le indicazioni dei grafici delle pressioni preimpostate per ciascuna area da servire. Da rilevare che l’alimentazione delle varie zone viene svolta per buona parte della portata giornaliera dai serbatoi di rete che vi immettono in ogni giorno ed indipendentemente dal fabbisogno reale dell’utenza, tutto il volume di invaso accumulato nella notte precedente essendo proprio quello di utilizzare sempre il volume d’acqua ivasato uno dei concetti base della soluzione in oggetto Pertanto l’integrazione di portata svolta dai serbatoi periferici sarà minima nei giorni di basso consumo per diventare preponderante solo nei pochi giorni di grande richiesta idrica da parte dell’utenza. Questo fatto comporta una notevole facilitazione alle opere di produzione che sono chiamate, per la maggior parte dell’anno, a produrre di più durante la notte quando le condizioni sono più favorevoli. Il sistema descritto, proprio perché basato sulla opportunità di sfruttare ogni giorno la capacità di compensazione giornaliera dei serbatoi, indurrà la portata prodotta giornalmente ad assumere un valore pressoché costante per tutte le 24 ore e molto vicino al valore della portata media del giorno stesso: le differenze consisteranno soltanto in una maggior produzione notturna rispetto a quella diurna.

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LA RETE ACQUEDOTTISTICA QUASI PERFETTA

Chi scrive queste righe ha, in alcuni articoli, criticato una modalità di rimediare ai difetti degli acquedotti esistenti chiamata “distrettualizzazione” con la quale si propone (e la legge lo impone in determinati casi) di scomporre la rete magliata in tante piccole sottoreti ognuna delle quali alimentata da una sola condotta in modo da poterne controllare il funzionamento e regolare la pressione di esercizio onde diminuire le perdite occulte.

La mia contrarietà per la distrettualizzazione, che a mio avviso provoca più danni che benefici, è così forte da indurmi, con il presente articolo, a descrivere una rete d’acquedotto impostata su concetti diametralmente opposti dimostrando come sia, non la suddivisione delle reti in tante piccole parti, ma la interconnessione massiccia di tutte le condotte a rappresentare la migliore conformazione degli acquedotti atta anche a dare i migliori risultati. Per una più consona dimostrazione scelgo una città di grande dimensioni e di tipo pianeggiante. Si potrà successivamente estendere la ricerca su aree altimetricamente diverse. Ne deriva una soluzione acquedottistica immaginaria che molto probabilmente resterà solo sulla carta ma che si pensa possa contribuire in qualche modo all’inarrestabile progresso di varie branche del sapere umano tra cui bisogna comprendere anche la tecnica acquedottistica.

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Planimetria schematica della rete di distribuzione. ( i circoletti neri numerati rappresentano i serbatoi di accumulo con annesso impianto di sollevamento)

Allego uno schema planimetrico e dei profili piezometrici di una rete composta idealmente da tante maglie regolari che planimetricamente hanno forma di quadrati di 250 metri di lato. Si tratta di figure atte soltanto a far intendere i concetti di base e nessun altro dato analitico.

. In dettaglio i concetti di base sono i seguenti

  1. Il trasporto dell’acqua, sia per quella distribuita all’utenza e sia per quella da accumulare nei serbatoi di compensazione di rete, viene effettuato tramite la rete di distribuzione magliata ed interconnessa poiché essa rappresenta il modo più economico per farlo grazie alle sue piccole perdite di carico anche nel trasporto di grandi portate come sono quelle di una città di notevoli dimensioni cui ci si riferisce, e grazie alla sicurezza di esercizio data dalle molte condotte che compongono la rete funzionando in profonda simbiosi dovuta al magliaggio spinto.

Da rilevare come una rete come quella in argomento contribuisca in tutta la sua estensione a risolvere eventuali problemi, anche se, al limite, sono ubicati dalla parte opposta della città rispetto alle fonti in quanto il trasporto ed il verso delle portate di rete assume delle caratteristiche congruenti con la risoluzione del problema facendo intervenire tutti i tronchi di condotta anche quelli più disagiati e lontani dal punto critico.

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Profilo piezometrico passante per i serbatoi n. 4, 9, 2

2. La compensazione giornaliera delle portate ha luogo tramite serbatoi distribuiti in rete. Si distinguono due diverse tipologie di serbatoi di accumulo e compensazione giornaliera delle portate in gioco: quelli periferici di inizio rete (nello schema = n. 1, 2, 3 e 4) e quelli di rete veri e propri (N. 5, 6, 7, 8 e 9)

  1. La regolazione della pressione di rete avviene in funzione del grafico giornaliero (schematicamente rappresentato nella figura allegata) delle pressioni imposte ora per ora in modo da caratterizzarle con valori pressori elevati nelle ore in cui statisticamente si hanno i maggiori prelievi e pressione minore la notte o comunque a consumi bassi. Sarà attuata tramite pompe a velocità variabile funzionanti singolarmente oppure in parallelo ma tutte a parità di giri determinati in funzione della pressione che si deve avere di ora in ora in rete. Si tratta infatti di stazioni di sollevamento in grado di pompare l’acqua con qualsivoglia portata ed anche qualsivoglia pressione che necessiti.

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ACQUEDOTTI PIACEVOLMENTE INTERESSANTI – TERZA SERIE

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La sorgente Tegorzo sita in frazione Schievenin di Quero (BL)

Il sapere non è necessariamente noioso. E quando il sapere è divertente, non vuol dire necessariamente che sia “superficiale”, anzi è motivante e permette di apprendere e insegnare con efficacia

Questo divertissement non riguarda opere alla cui realizzazione abbia contribuito anche il sottoscritto e viene segnalato perché, assolutamente in linea con gli scopi di questa serie di note, esso merita di essere ricordato per le modalità veramente intelligenti adottate nella costruzione originaria. Da rilevare che le opere in argomento sono state in parte messe fuori servizio molti anni or sono essendo superate dalla moderna tecnica: un motivo in più per dar corso alla pubblicazione

Il Consorzio Acquedotto Schievenin, sorto molti anni fa, svolge l’attività di rifornimento dell’acqua potabile a numerosi comuni della provincia di Treviso, in origine usufruendo di una abbondante sorgente di ottima acqua ubicata nella frazione di Schievenin in Comune di Quero (BL) a quota 407 metri sul livello del mare. Il particolare più interessante era dato dalla possibilità che l’alimentazione dell’utenza, sparsa su un territorio grosso modo pianeggiante e molto vasto, potesse aver luogo completamente a gravità e cioè sfruttando il notevole dislivello topografico esistente tra sorgente ed area da servire. Uno dei problemi da risolvere a tale scopo consisteva nella suddivisione comune per comune ed in maniera equa della portata captata in montagna. Per seguire una strada di sicuro risultato venne deciso che la ripartizione avesse luogo esclusivamente tramite invasi a pelo libero ognuno dei quali, essendo munito di stramazzi tarati, poteva contare su molteplici piccole vasche dii di carico della rete a loro volta alimentate dagli stramazzi e quindi con una portata in transito esattamente corrispondente a quella prefissata. 

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Un campanile di Montebelluna. Chi l’avrebbe mai detto che al suo interno l’acqua potabile risalisse fino alla vasca posta in altro per esservi divisa in più parti?

La realizzazione delle opere non presentava alcun problema nel tratto iniziale della rete in quanto, trattandosi di territori montani e quindi altimetricamente variegati, si poteva facilmente far risalire la condotta adduttrice esattamente fino alla quota di progetto ed ivi costruire la vasca di ripartizione e quelle di carico. La cosa presentava invece una certa difficoltà una volta arrivati con la rete nella pianura trevisana dove non esistevano aree sopraelevate atte allo scopo. Ebbene la soluzione prescelta consistette nel far risalire la condotta adduttrice sui vari campanili dei paesi da servire ed ivi ubicare la vasca in oggetto: secondo mè un’idea geniale, di poco costo, che non ha rovinato l’ambiente seguendo i molti esempi dei brutti serbatoi pensili normalmente costruiti in quegli anni. Si tratta quindi di un’opera che val la pena di ricordare !) ( per particolari clicca qui )

Ritengo opportuno riportare pari pari le frasi tratte da “L’acqua per la vita . Storia del Consorzio Schievenin” di Lucio De Bortoli

Il problema dell’esatta ripartizione venne quindi risolto con l’adozione di pozzetti di misura collocati nei punti di diramazione. Il primo venne costruito sulle pendici orientali del Monfenera (Fener) per garantire l’erogazione a Valdobbiadene; il secondo presso la Cappella di San Sebastiano (sempre in Monfenera) ripartiva la portata fra l’arteria principale e il flusso destinato all’asolano e Cavaso; il terzo era situato a Madonna di Rocca per le esigenze della sinistra Piave e la diramazione Crocetta e Volpago; il quarto sulle pendici occidentali del Montello per alimentare la conduttura di Volpago, Povegliano e Spresiano, quella di Vedelago, Paese e Istrana e quella particolare di Montebelluna; l’ultimo venne posizionato sopra Asolo per le diramazioni di Asolo e Altivole. Nelle zone pianeggianti, il fattore pressione venne risolto piazzando le vasche sui campanili ed evitando quindi la costruzione di costose opere in cemento armato (torri piezometriche)

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